X

Il camoscio delle Alpi

Dalle foreste di montagna ai pascoli alpini d’alta quota si estende il regno di un silenzioso frequentatore dalla testa chiara, attraversata da 2 larghe bande nere laterali e dalle corna nere e sottili che lo rendono facilmente riconoscibile anche a distanza: è il camoscio delle Alpi (Rupicapra rupicapra rupicapra, Linneo 1758).

Simbolo della fauna alpina, dopo un periodo di difficoltà avvenuto tra il XIX secolo e qualche decennio addietro, è tornato a diffondersi grazie ad una gestione faunistica eccellente a tutela della specie e del suo habitat.

Il camoscio delle Alpi vive in branchi separati, conducendo talvolta una vita solitaria; ha l’abitudine di frequentare i boschi in inverno, spingendosi sino ai 3000 metri di quota durante la stagione estiva. Ha un’altezza al garrese sino a 90 cm, arriva ad una lunghezza di 140 cm, coda compresa e ha un peso variabile compreso tra i 40 Kg delle femmine a 50 Kg degli esemplari maschi.
Durante il periodo degli amori che va da Ottobre a Dicembre i maschi combattono per stabilire i territori all’interno degli spazi occupati dagli esemplari femmine, costituendo degli harem numerosi. L’allattamento può durare sino 6 mesi, ma il giovane camoscio inizia a brucare l’erba già all’età di 20-30 giorni. Le caratteristiche del sangue indicano che questi animali si sono ben adattati alla vita di alta montagna, dove l’ossigeno è scarso. Contiene infatti 12-13 milioni di globuli rossi per millilitro, rispetto ai 4-5 milioni del sangue umano. Le più alte densità di popolazione si trovano nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, nel Parco Nazionale dello Stelvio, nel Parco Naturale delle Alpi Marittime oltre ad altre aree protette.

Quando il camoscio riposa tiene una delle zampe anteriori piegata lungo il fianco e ad ogni rumore sospetto smette di brucare e solleva il capo per individuare il pericolo. Inoltre, quando ha la necessità di scaricare tensione o energia in eccesso, tende a saltare, inarcando il dorso verso l’alto. Comune è poi lo scivolare lungo la neve, attività che gli consente di scaldare la muscolatura e spostarsi più velocemente. Se equipaggiati di un binocolo o di un teleobiettivo, è possibile assistere ad una serie di atteggiamenti che ripagano le ascese d’alta quota.

Fonti bibliografiche e fotografiche: Minambiente, Pixabay

Categorie: Animali
Renato Sansone: Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it
Post correlati

This website uses cookies.