Published On: mer, Apr 8th, 2020

Il linguaggio bioluminescente dei calamari di Humboldt

Le profondità marine rappresentano il luogo ideale per comunicare attraverso la retroilluminazione. E’ noto come i cefalopodi, tra cui calamari, polpi e seppie utilizzino segnali luminosi; queste creature marine possiedono cellule di pigmento chiamate cromofori circondate da muscoli che si espandono e si contraggono, consentendo un’ampia varietà di motivi colorati.
In realtà molte creature di acque profonde usano la bioluminescenza per difendersi, mimetizzarsi e confondere i predatori. Un esempio famoso è la rana pescatrice. Alcune creature presentano ad esempio schermi bioluminescenti specifici per sesso e specie, che consentono loro di identificare gli altri all’interno della loro specie.

Ma il calamaro gigante di Humboldt (Dosidicus gigas), sa fare anche di meglio. Una nuova ricerca condotta da Ben Burford della Stanford University e da Bruce Robison del Monterey Bay Aquarium Research Institute (MBARI), suggerisce che questi esemplari utilizzano organi di luce bioluminescenti dai vari colori, più unici che rari. La particolarità sta nel proiettare la luce verso l’esterno, irradiando luce dall’interno del tessuto corporeo e retro-illuminando ogni parte del corpo.
Inoltre, i ricercatori hanno notato un comportamento particolare durante l’inseguimento delle prede. I calamari di Humboldt sono predatori aggressivi e poiché vivono in gruppi l’inseguimento può diventare frenetico. Tuttavia, i ricercatori hanno notato che i grandi calamari sembravano essere in qualche modo coordinati durante l’inseguimento, senza mai urtarsi l’un l’altro e raramente competere per la stessa preda.

Ciò suggerisce che il comportamento tremolante, chiamato “sfarfallio”, unito ad altri segnali visivi, consentano la caccia cooperativa. Il fatto che tale comportamento sia visto nelle dinamiche di gruppo suggerisce agli scienziati che questi calamari potrebbero usare queste strategie per scopi specifici. Il mare profondo è l’habitat più grande della Terra e queste scoperte dimostrano quanto ci sia ancora da apprendere.

Bibliografia: Bioluminescent backlighting illuminates the complex visual signals of a social squid in the deep sea”, pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) da Benjamin Burford dell’Hopkins Marine Station della Stanford University e da Bruce Robison del Monterey Bay Aquarium Research Institute (MBARI)

About the Author

- Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it