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Gli alberi, l’uomo e il primo orto botanico

Prima della conquista e della colonizzazione romana, il nostro territorio godeva una varietà di alberi e arbusti meno importante di quella odierna. Gran parte delle specie oggi presenti sono infatti state introdotte da ogni parte del mondo e talvolta, trasportate a loro volta da terre più lontane.

I romani introdussero molte specie utili all’agricoltura (ad esempio il pesco), mentre gli agrumi vennero diffusi in Sicilia durante la colonizzazione araba. Il cipresso fu importato con molta probabilità dagli Etruschi, mentre Alessandro Magno, dopo la conquista della Persia, facilitò l’introduzione di piante dall’Asia minore sino alla Grecia. A partire dal XVI secolo i monaci e i medici, nei lunghi secoli del Medioevo, trasportarono piante di grande utilità, specie quelle officinali, tra cui l’Ippocastano.

L’importazione e l’esportazione di nuove piante da varie aree del mondo, permise a Johan Bertram di dare vita al primo orto botanico, realizzato nel 1700 a Filadelfia. Cominciarono di conseguenza molti scambi con l’Europa, nella quale vennero importate azalee, magnolie e aceri americani.
Da quel momento, studiosi e botanici vennero spinti ad arricchire il patrimonio non soltanto a scopo estetico e di mera curiosità, ma anche per necessità di provvedersi di legname da costruzione. Cominciò il tempo delle Conifere del Nord America.

Riferimenti bibliografici e fotografici: Field guide to trees and shrubs, pixabay.com

Renato Sansone: Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it
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