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RMS Titanic, 108 anni fa il naufragio del grande transatlantico

La fondazione della International Mercantile Marine Company nel 1902, con un investimento di 120 milioni di dollari da parte del banchiere P Morgan, rappresentò l’evento marittimo più importante della storia del Nord Atlantico. Tra le numerose linee controllate dalla società, il fiore all’occhiello era rappresentato certamente dal transatlantico più grande del mondo, il leggendario RMS Titanic della White Star Line. Con un peso di 46.328 tonnellate, lungo 269,9 metri, largo 28 metri e alto 53,3 metri, la nave poteva ospitare 2567 passeggeri e raggiungere una velocità di 21 nodi.
La nave “inaffondabile”, com’era stata definita all’epoca, rappresentava un capolavoro dell’architettura navale, costato 7,5 milioni di dollari, che avrebbe dovuto competere con il RMS Lusitania e il RMS Mauretania, transatlantici della compagnia rivale Cunard Line che erano all’epoca le navi più lussuose, veloci e imponenti impegnate sulle rotte transatlantiche. Il progetto, nato da un accordo tra l’imprenditore britannico e amministratore delegato della White Star Joseph Bruce Ismay e Pirrie, impiegò 14.000 uomini per la sua costruzione con turni di 9 ore giornaliere per 6 giorni a settimana. Il Titanic, gemello del RMS Olympic e del HMHS Britannic, aveva tuttavia una grave mancanza: non disponeva di un numero di scialuppe consono a salvare la vita a tutti i passeggeri in caso di ammaraggio. Le norme di sicurezza non erano mai state modificate sin dal 1894 e pur di non ingombrare il passaggio del ponte superiore tra i passeggeri di prima classe, il Titanic navigò con sole 16 scialuppe in grado di ospitare soltanto 1178 passeggeri (a fronte di oltre 2200 presenti a bordo).

IL VIAGGIO – Alle 12:00 del 10 Aprile 1912 il lussuoso transatlantico si preparava a salpare dal molo 44 del porto di Southampton, in Inghilterra, diretto al molo 59 di New York, negli Stati Uniti d’America, sotto la guida dell’esperto capitano Smith, al suo ultimo viaggio prima della pensione. Ismay, orgoglioso del suo progetto, decise di partecipare al viaggio di 8 giorni, aggregandosi a quella prima classe colma di gente ricca e facoltosa. Che potesse trattarsi di un viaggio sfortunato lo si intuì alla partenza, quando la piccola nave New York ormeggiata nei pressi dello scafo, ruppe gli ormeggi a causa del risucchio del transatlantico. L’incidente fu evitato per pura casualità, ma la partenza slittò di circa 60 minuti. Prima della vera traversata oceanica il Titanic attraversò il Canale della Manica, sostò in Francia e fece scalo lungo le coste irlandesi. Ad attenderlo, i 3000 km dell’Oceano Atlantico. Le verdi colline irlandesi scomparvero quando i motori del Titanic raggiunsero la massima velocità, tra melodie, pranzi raffinati e balli nella terza classe. Non c’era molto da fare nelle cabine, anche se i passeggeri benestanti le utilizzavano più volte al giorno per cambiarsi d’abito ed avere un aspetto impeccabile.
Le giornate di quel mese di Aprile erano tra le più belle che i viaggiatori più esperti avessero mai visto sul Nord Atlantico. L’Oceano si presentava piatto, con una leggera brezza e un bel Sole come contorno. Tutto era perfetto.

Nel frattempo, il personale di bordo cominciò a ricevere messaggi da altre navi inerenti la presenza di estesi iceberg lungo il percorso, trasportati dalla corrente artica. Il Titanic, come detto, era considerato inaffondabile, e molta fiducia venne data alla vista delle vedette Frederick Fleet e Reginald Lee, i quali avrebbero dovuto scandagliare l’orizzonte privi di binocoli, erroneamente lasciati a Southampton. Nonostante i massaggi della Baltic, del piroscafo Amerika e del Mesaba, la velocità del Titanic non fu diminuita, probabilmente per destare stupore e arrivare a New York con un giorno d’anticipo. Al calar della sera la temperatura scese ad un solo grado sopra lo zero, con vento calmo, assenza di Luna e mare piatto. Condizioni che rendevano ancor più difficile l’avvistamento di eventuali banchi di ghiaccio per l’assenza dell’infrangersi di onde nel buio della notte. L’ultimo marconigramma arrivò dal Californian, bloccato più a nord-ovest dalla presenza di ghiaccio, il quale informava il personale di un campo di iceberg proprio sulla rotta del transatlantico. Purtroppo, proprio come i messaggi precedenti, il messaggio non fu recapitato in plancia.

L’IMPATTO – Verso le 23:30, Fleet e Lee avvistarono un iceberg da un milione di tonnellate a soli 450 metri circa lungo lo stesso percorso. I due giovani informarono immediatamente il primo ufficiale William Murdoch che era al comando sul ponte: “Iceberg dritto a prua!”. Il primo ufficiale, preso dall’istintò, ordinò di fermare tutti i motori e svoltare a poppa. Fu una decisione sbagliata. Il timone del Titanic era troppo piccolo per riuscire a virare in una porzione di spazio così breve e i danni causati a causa della virata furono amplificati rispetto a quelli che avrebbe causato l’iceberg se la nave gli fosse piombata dritto contro. Virando, Murdoch permise al ghiaccio di lacerare la nave per un terzo della lunghezza totale e compromettere l’integrità di 5 dei suoi 16 scomparti a tenuta stagna. Troppi per non affondare. Al Titanic restavano circa 2 ore prima di sparire negli abissi dell’Atlantico. L’Sos partito immediatamente venne intercettato dal transatlantico Carpathia, ma la sua distanza non gli avrebbe consentito un soccorso prima di quattro ore.

Le prime scialuppe di salvataggio vennero calate in mare con un numero ben inferiore alla reale capacità. Tale circostanza avvenne perché molte donne si rifiutarono di credere all’affondamento della “nave inaffondabile” e non vollero lasciare il comfort delle loro cabine a cospetto del gelido e buio oceano. Tra loro anche 3 donne che si rifiutarono di lasciare i rispettivi mariti. L’ordine perentorio del comandante fu quello di far imbarcare prima le donne e i bambini, di conseguenza la maggior parte dei deceduti furono di sesso maschile.

Le ultime ore di vita del Titanic furono drammatiche. Gran parte dei passeggeri cercavano un posto che li avrebbe messi in salvo. In piena notte la poppa si sollevò rispetto alla superficie del mare, generando una pressione insostenibile che di li a poco avrebbe portato lo scafo a spezzarsi in due tronconi. Stando alle testimonianze l’orchestra coninuò a suonare sino a poco prima dell’affondamento e decine di passeggeri si riunirono in preghiera accanto a due sacerdoti. Poco dopo le 2 il Titanic si alzò perpendicolarmente alla superficie marina, inabissandosi nelle gelide acque pochi minuti dopo, lasciando i passeggeri in balia delle gelide acque dell’Oceano Alantico.

In totale morirono 1517 passeggeri e membri dell’equipaggio, tra cui 4 donne della prima classe, 93 della seconda e 76 della terza. Morirono 53 bambini, di cui 52 di terza classe, e tra gli uomini 1/3 della prima classe, il 92% della seconda e l’84% della terza. Gran parte di essi morì per ipotermia dopo qualche minuto, a causa di una temperatura marina di poco superiore agli 0°C. La Carpathia riuscì ad arrivare 110 minuti dopo l’affondamento, salvando 711 anime, molte delle quali dopo essersi arrampicate sugli scafi rovesciati di alcune lance di salvataggio pieghevoli.
Sono trascorsi 108 anni. Oggi il Titanic giace sul fondo dell’Oceano Atlantico, a 3787 metri di profondità e a 486 miglia al largo dell’Isola di Terranova.

Fonti bibliografiche e fotografiche: Nature.com, Pixabay.com

 
Renato Sansone: Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it
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