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Non solo polmoni, ecco come il nuovo Coronavirus interessa gli altri organi

Il nuovo Coronavirus ha causato il decesso di oltre 160 mila persone e si avvia ad interessare 2,5 milioni di abitanti. Numeri impressionanti e in costante aggiornamento.
Ora, medici e patologi stanno provando a ricostruire come il virus attacchi le cellule del corpo. Il medico Joshua Denson dell’Università di Tulane, ha valutato tanti pazienti positivi al Covid-19 affetti da diverse patologie. Nonostante i polmoni ne risentano maggiormente, la portata del virus può estendersi a molti altri organi, tra cui cuore e vasi sanguigni, reni, intestino e cervello. “La malattia può attaccare quasi tutto il corpo con conseguenze devastanti“, afferma il cardiologo Harlan Krumholz dell’Università di Yale, il quale sta conducendo numerosi sforzi per raccogliere dati clinici sulla malattia respiratoria.

Come Sars-Cov-2 si trasmetta è ormai chiaro anche al grande pubblico. Quando una persona infetta espelle goccioline cariche del virus, questo entra nel rivestimento del naso e nella gola del malcapitato che si trova lungo il percorso. Una volta dentro, il virus crea una miriade di copie di se stesso e invade nuove cellule. Man mano che il virus si moltiplica, una persona infetta può versarne abbondanti quantità, specialmente durante la prima settimana. I sintomi in questa fase possono essere assenti, oppure presentarsi con febbre, tosse secca, mal di gola, perdita dell’olfatto e del gusto o dolori alla testa e al corpo. Se il sistema immunitario non respinge SARS-CoV-2 durante questa fase iniziale, il virus marcia quindi verso la trachea e attacca i polmoni, dove può diventare mortale.

Alcuni pazienti con COVID-19 guariscono, a volte senza il supporto dell’ossigeno inspirato attraverso le punte nasali. Ma altri peggiorano, spesso abbastanza improvvisamente, sviluppando una condizione chiamata sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS). I livelli di ossigeno nel sangue precipitano rendendo la respirazione difficile. Nelle radiografie e nelle scansioni tomografiche computerizzate, i polmoni risultano colmi di opacità bianche dove dovrebbe trovarsi l’aria. Comunemente, questi pazienti finiscono con i ventilatori polmonari. Molti muoiono. Le autopsie mostrano che i loro alveoli si sono riempiti di liquido, globuli bianchi, muco e detriti di cellule polmonari distrutte.

In casi gravi, SARS-CoV-2 penetra nei polmoni, ma il virus, o la conseguente risposta immunitaria, può danneggiare molti altri organi. Alcuni clinici sospettano che una reazione eccessiva del sistema immunitario noto come “tempesta di citochine“, possa scatenare ulteriori reazioni virali. In presenza di un alto numero di citochine le cellule immunitarie iniziano ad attaccare i tessuti sani. Possono derivarne perdite dei vasi sanguigni, calo della pressione sanguigna, formazione di coaguli e insufficienza grave degli organi. Secondo Jamie Garfield, pneumologo presso il Temple University Hospital, queste infiammazioni rappresentano un’alta causa di decessi.
Di parere opposto Joseph Levitt, medico di medicina intensiva polmonare alla Stanford University School of Medicine, secondo cui non ci sono evidenze scientifiche in merito.

CUORE – Nel frattempo, altri scienziati si stanno concentrando su altri organi che potrebbero essere interessati dal virus. A Brescia, una donna di 53 anni è entrata nel pronto soccorso dell’ospedale locale con tutti i classici sintomi di un attacco cardiaco, inclusi segni rivelatori nell’ECG. Ulteriori test hanno mostrato gonfiore e cicatrici cardiache e il ventricolo sinistro così debole che poteva pompare solo un terzo della sua normale quantità di sangue. Ma quando i medici hanno iniettato colorante radio-opaco nelle arterie miocardiche, il quale permette di evidenziare – tramite una radiografia dinamica – eventuali restringimenti, non ne hanno trovato traccia. Il tampone ha svelato il mistero: la donna era positiva al virus. Il modo in cui Sars-CoV-2 attacchi il cuore e i vasi sanguigni è un mistero, ma decine di documenti attestano che tale danno è comune. A tal proposito un documento del 25 marzo pubblicato su JAMA Cardiology ha documentato danni cardiaci in quasi il 20% dei pazienti su 416 ricoverati a Wuhan, in Cina. In un altro studio di Wuhan, il 44% di 138 pazienti ospedalizzati presentava aritmie. Inoltre, tra 184 pazienti positivi al COVID-19 in una terapia intensiva olandese, il 38% aveva sangue coagulato in modo anomalo.

CERVELLO – Un coagulo di sangue che si forma in un’arteria o in un embolo arterioso è un grumo molto pericoloso che può ostruire il flusso di sangue agli organi importanti e causare, tra le varie complicazioni, anche ictus. Secondo Behnood Bikdeli, medico di medicina cardiovascolare presso il Columbia University Medical Center, questa condizione potrebbe rappresentare un fattore di mortalità importante. Stanno emergendo da tutto il mondo rapporti di ischemia nelle dita delle mani e dei piedi, una riduzione del flusso sanguigno con conseguente morte dei tessuti. Se COVID-19 prendesse realmente di mira i vasi sanguigni, ciò potrebbe anche aiutare a spiegare perché i pazienti con patologie preesistenti come diabete e ipertensione, affrontino un rischio maggiore di aggravarsi. Recenti dati del Centers for Disease Control and Prevention (CDC) su pazienti ospedalizzati in 14 stati degli Stati Uniti, dicono che circa un terzo di essi aveva una malattia polmonare cronica, ma quasi tutti erano affetti da diabete e la metà misurava pressione alta preesistente. Non è un caso che la peggior parte dei ricoverati in terapia intensiva abbia problemi vascolari più che asmatici o di altre malattie respiratorie. Gli scienziati stanno lottando per capire esattamente cosa causi il danno cardiovascolare.

Un’altra serie di sintomi nei pazienti con COVID-19 si concentra sul cervello e sul sistema nervoso centrale. E secondo i neurologi esiste (probabilmente) una grave sottovalutazione in merito, soprattutto perché molti sono sedati e soggetti ai ventilatori polmonari. Tant’è che alcuni pazienti perdono conoscenza, altri mostrano encefalite infiammatoria, altri convulsioni. Molti riferiscono di aver perso l’olfatto. “I recettori ACE2 sono presenti nella corteccia neurale e nel tronco encefalico“, afferma Robert Stevens, un medico di terapia intensiva presso la Johns Hopkins Medicine. Ma non è noto in quali circostanze il virus penetri nel cervello e interagisca con questi recettori. Detto questo, il coronavirus potrebbe infiltrarsi nei neuroni e talvolta causare encefalite. Il 3 aprile scorso, un caso di studio sull’International Journal of Infectious Diseases, proveniente da un team giapponese, ha riportato tracce del nuovo coronavirus nel liquido cerebrospinale di un paziente COVID-19 che ha sviluppato meningite ed encefalite, suggerendo che può penetrare nel sistema nervoso centrale. Il mese scorso, Sherry Chou, neurologo presso il Medical Center dell’Università di Pittsburgh, ha iniziato a organizzare un consorzio di 50 centri in tutto il mondo, per trarre dati neurologici dai pazienti che già ricevono assistenza. I primi obiettivi sono semplici: identificare la prevalenza delle complicanze neurologiche nei pazienti ospedalizzati e documentarne i risultati.

RENI – Ma le sorprese non finiscono qui. Nonostante i polmoni restino gli organi più a rischio, una porzione del virus attacca probabilmente i reni. E’ quanto sostiene Hongbo Jia, neuroscienziato dell’Istituto di ingegneria e tecnologia biomedica dell’Accademia cinese delle scienze. Secondo un ulteriore studio realizzato a Wuhan, il 27% di 85 pazienti ricoverati mostrava insufficienza renale. Un ennesimo lavoro ha poi riferito che il 59% di 200 pazienti positivi al COVID-19 mostravano proteine e sangue nelle urine, suggerendo un danno ai reni. Non è chiaro, tuttavia, se possa trattarsi di un attacco virale diretto o collaterale. Secondo lo scienziato, danni renali potrebbero verificarsi anche a seguito dei ventilatori, così come con farmaci antivirali e per una tempesta di chitochine. Ma anche il diabete ha questa possibilità. Per cui, secondo Suzanne Watnick, responsabile medico presso il Northwest Kidney Centers, è sicuramente probabile che in presenza di tali patologie preesistenti le situazioni tendano a degenerare.

INTESTINO – All’inizio di marzo, una donna di 71 anni del Michigan è tornata da una crociera sul Nilo con diarrea sanguinolenta, vomito e dolore addominale. Inizialmente i medici sospettavano che avesse una infezione da Salmonella. Ma dopo aver sviluppato tosse, i medici hanno preso un tampone nasale e l’hanno trovata positiva al nuovo Coronavirus. Un campione di feci positivo per l’RNA virale, nonché i segni di lesione del colon osservati in un’endoscopia, indicavano un’infezione gastrointestinale (GI) con il coronavirus, secondo un articolo pubblicato sul The American Journal of Gastroenterology (AJG). Il suo caso si aggiunge a un crescente numero di prove che suggeriscono che il nuovo coronavirus, come il cugino SARS, può infettare il rivestimento del tratto digestivo inferiore, dove i recettori ACE2 sono abbondanti. L’RNA virale è stato trovato in circa il 53% dei campioni di feci dei pazienti campionati. E un team cinese ha riferito di aver scoperto il guscio proteico del virus nelle cellule gastriche, duodenali e rettali nelle biopsie di un paziente COVID-19. “Penso che probabilmente si insinui anche nel tratto gastrointestinale“, ha affermato Mary Estes, una virologa al Baylor College of Medicine. I sintomi gastrointestinali non figurano nell’elenco dei sintomi COVID-19 del CDC, e ciò potrebbe causare il mancato rilevamento di alcuni casi. La presenza di virus nel tratto gastrointestinale aumenta la possibilità che possa essere trasmessa attraverso le feci. Ma non è ancora chiaro. Ad oggi, “non abbiamo prove dell’importanza della trasmissione”, afferma Stanley Perlman, esperto dell’Università dell’Iowa. Il rischio di trasmissione fecale, quindi, è con molta probabilità estremamente basso.

Non mancano casi di congiuntivite, lesioni al fegato o ai dotti biliari, anche se diversi esperti sostengono che si tratti di effetti secondari dovuti a farmaci somministrati a corpi in grave stress. Insomma, questa mappa generale di quanto male possa fare Sars-CoV-2 agli organi del nostro corpo è ancora agli inizi. Ci vorranno anni di scrupolose ricerche per affinare l’immagine di tutti gli effetti cardiovascolari e immunitari che potrebbe innescare. La ricerca continua.

Riferimenti bibliografici e fotografici:  The American Journal of Gastroenterology (AJG), University Iowa, Northwest Kidney Centers, Istituto di ingegneria e tecnologia biomedica dell’Accademia cinese delle scienze, University of Pittsburgh, International Journal of Infectious Diseases, Johns Hopkins Medicine, Centers for Disease Control and Prevention (CDC), Columbia University Medical Center, JAMA Cardiology, Temple University Hospital, Stanford University School of Medicine, University of yale, University of Tulane, Pixabay.com

Renato Sansone: Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it
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