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Alla scoperta degli agnati: le missine

Gli agnati sono un gruppo di vertebrati privi di mandibole, comunemente noti come lamprede e missine. In questo articolo parleremo delle missine, ma per prima cosa è necessario fare un po’ di ordine allo scopo di inquadrare correttamente la loro posizione tassonomica.

Le missine compongono la classe dei Myxini e, assieme alle classi dei Chephalaspidomorphi (le lamprede) e alla classe fossile (estinta) degli Pteraspidorphi, sono raccolte nell’infraphylum Agnatha, gli animali privi di mandibole. Complessivamente ad oggi sono conosciute 112 specie viventi di agnati (ITIS, 2020), mentre la sola classe delle missine ne racchiude il 59% con 66 specie (ITIS, 2020).

L’assenza di mandibole è il principale carattere di differenziazione tra questo taxon (Agnatha) e quello degli gnatostomi (che include tutti i vertebrati che ne sono dotati).

Le missine, esclusivamente marine, hanno un corpo allungato, anguilliforme, orlato all’apice posteriore da una piccola pinna caudale (fig. 1). Come precedentemente accennato, sono prive di mandibole e inoltre non possiedono vertebre. Sono localizzate in gran parte del globo terrestre, ma principalmente a livello delle piattaforme continentali, dove generalmente si mantengono presso i fondali; le profondità raggiunte sono influenzate positivamente dalla temperatura delle acque, quindi nei mari più freddi si potranno incontrare a profondità relativamente ridotte (di alcune decine di metri).

La maggior parte delle specie predilige fondali sabbiosi o fangosi, dove è possibile infossarsi, vi sono tuttavia alcune specie che vivono in prossimità di fondali caratterizzati da substrati duri, in cui non è possibile infossarsi scavando. I cunicoli utilizzati per l’infossamento possono essere facilmente individuati, infatti le loro aperture sono sovrastate da piccoli monticelli che ricordano la forma di un vulcano.

Questi particolari animali si nutrono di piccoli invertebrati, quali policheti e crostacei, ma molto spesso anche di pesci moribondi o morti e ciò le rende molto importanti per il ruolo ecologico che svolgono, ossia quello di spazzini ambientali. Studi abbastanza recenti (Zintzen et al., 2011) tuttavia hanno mostrato come alcune specie di missine possano però predare attivamente alcuni pesci fossori. Questo comportamento potrebbe essere proprio anche di altre specie di Myxini.

Le missine adulte hanno generalmente una lunghezza inferiore al metro, la lunghezza massima è stata registrata in Eptatretus goliath, 127.5 cm (Mincarone et al., 2006), hanno il corpo privo di scaglie e possiedono una singola apertura nasale, circondata da due paia di corti tentacoli con funzione sensoriale.

Gli occhi sono atrofici e sono ricoperti da una spessa cute. L’evoluzione di questo spesso strato cutaneo è legata alle loro abitudini fossorie.  Altre due coppie di tentacoli sono presenti intorno alla bocca, la quale è anche dotata al suo interno di un paio di placche cornee cuspidate.

Quando la missina individua una fonte alimentare, protende verso l’esterno le placche cornee, divaricandole, così da poter agganciare i tessuti della preda. Una volta entrate in contatto con la preda, le placche vengono retratte e durante l’arretramento si richiudono, producendo una forte presa che evita la perdita del bottino alimentare. Una volta agganciata la preda, la missina può formare un nodo intorno al proprio corpo, per poi farlo scorrere lungo lo stesso, allo scopo di creare una tensione utile a strappare il pezzo di carne dal resto della preda (fig. 2).

Fig. 2. Missina intenta a staccare un pezzo di carne mediante lo scorrimento del classico “nodo”.

Il numero delle aperture branchiali presenti sul corpo delle missine può essere molto variabile, si va da 1 a 16 aperture (Helfman et al., 2009), tuttavia il numero di queste ultime non corrisponde al numero delle effettive branchie interne.

Le missine sono dotate anche di alcune ghiandole atte a secernere una notevole quantità di muco, questa sostanza è utilizzata come mezzo di difesa nei confronti dei predatori, il muco infatti rende difficile la presa del corpo della missina da parte del predatore. Una volta che la missina è riuscita a sfuggire al pericolo, può successivamente eliminare il muco mediante lo scorrimento del classico nodo lungo il proprio corpo.

Differentemente dagli altri vertebrati, le missine posseggono più cuori, uno in prossimità delle branchie e altri, accessori, nella regione caudale. I cuori sono aneurali, ovvero caratterizzati da un ritmo di pompaggio intrinseco ai cuori stessi invece che coordinato da un sistema nervoso centrale (Pough et al., 2001).

Un’analisi del sistema riproduttivo ha messo in evidenza come alcune specie siano ermafrodite, ma le conoscenze sui meccanismi di accoppiamento necessitano ancora di ulteriori approfondimenti; le uova, fecondate durante la deposizione, sono allungate e hanno dimensioni pari a circa di un centimetro: sono fornite di un robusto rivestimento e di uncini per agganciarsi al substrato. Dalla loro schiusa nascono delle piccole missine a sviluppo diretto.

Bibliografia e iconografia

  • Fernholm, B., 1998. Hagfish systematics. p. 33-44. In J.M. Jørgensen, J.P. Lomholt, R.E. Weber and H. Malte (eds.) The biology of hagfishes. Chapman & Hall, London. 578 p.
  • Helfman G., Collette B. B., Facey D. E., & Bowen B. W., 2009. The diversity of fishes: biology, evolution, and ecology. John Wiley & Sons.
  • Integrated Taxonomic Information System on-line, data retrieved [04, 28, 2020], from the database I.T.I.S. http://www.itis.gov.
  • Mincarone M.M., A.L. Stewart, 2006. A new species of giant seven-gilled hagfish (Myxinidae: Eptatretus) from New Zealand. Copeia 2006(2):225-229.
  • Pough, F. Harvey; Janis, Christine M.; Heiser, John B. Zoologia dei vertebrati 2° Ed. Casa Editrice Ambrosiana. 2001
  • Zintzen V., Roberts C. D., Anderson M. J., Stewart A. L., Struthers C. D., & Harvey E. S. (2011). Hagfish predatory behaviour and slime defence mechanism. Scientific Reports, 1, 131.
  • Immagine di copertina: By LmozeroTaken via ROV in Astoria Canyon off the Oregon Coast in 2001., Public Domain, Link.
  • Figura 1: disegno di Sarah Ferri – Geomagazine.it ©.
  • Figura 2: disegno di Sarah Ferri – Geomagazine.it ©.
Manuél Marra: Laureato in Scienze Naturali con indirizzo in conservazione delle natura e delle sue risorse presso l'Università degli Studi di Bari Aldo Moro, attualmente lavora per LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) come operatore didattico Oasi LIPU Gravina di Laterza. Ha ottenuto sempre presso l'Ateneo barese il titolo di dottore di ricerca in Scienze Ambientali ed è Guida Ambientale Escursionistica associata AIGAE. Contatti: manuel.marra@geomagazine.it
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