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Covid-19: dagli starnuti alla resistenza in ambienti e superfici

Gli starnuti sono causati da meccanismi complessi, quali ad esempio l’irritazione delle mucose del naso appena esse vengono in contatto con particelle provenienti dall’esterno (polvere, pollini, profumi intensi ecc. ecc.).

Lo starnuto serve quindi ad espellere tali particelle e a ripulire le cavità nasali.

Ma a che velocità possono viaggiare le particelle espulse durante uno starnuto e che distanze riescono a raggiungere?

Secondo alcuni studi condotti al Mit e pubblicati sul Journal of the American Medical queste goccioline possono essere espulse ad una velocità che può raggiungere i 160 km/h ed alcune sostanze, come batteri e virus, intrappolate in queste goccioline e collocate all’interno di una nube di gas turbolento, possono raggiungere  e coprire una distanza anche di 7-8 metri e restare in sospensione per circa 45/60 minuti, ma a volte anche di più.

Infatti un recente studio pubblicato dal New England Journal of Medicine, stabilisce come il virus SARS-CoV-2, in ambienti chiusi e non ventilati e con temperatura ed umidità favorevole, può resistere nell’aria dalle 2 alle 3 ore.

La modalità di contagio preminente relativa alla trasmissione del virus avviene attraverso le goccioline emesse da persone infette con gli starnuti, la tosse, o parlando.

Detto ciò, la distanza minima di sicurezza va ben oltre i due metri che ci vengono raccomandati, e l’utilizzo delle mascherine è obbligatorio, soprattutto all’interno di stanze e locali chiusi che non dispongono di un buon sistema di ventilazione. La mascherina di tipo chirurgico, se usate correttamente, serve infatti ad evitare che una persona infetta diffonda il virus per via aerea, in quanto queste goccioline cariche di virus e batteri restano intrappolate nel tessuto della mascherina; ma esse non servono assolutamente ad evitare, che il virus già presente nell’aria di un locale chiuso, venga respirato e trasmesso da persona a persona.

Ricordiamo pure che la trasmissione può avvenire anche per contatto con superfici contaminate dal virus, poiché tali goccioline, come già detto, non restano in sospensione per sempre, ma ricadono e restano a lungo su diverse tipologie di superfici.

Sono state analizzate quattro tipologie di materiali ovvero quelle più comuni: rame, cartone, acciaio inossidabile e plastica, e si è osservato come la capacità infettante del virus cambiasse col passare delle ore. L’esperimento è stato condotto a temperatura ambiente (21-23°C con umidità relativa del 40%), condizioni che potremmo tranquillamente paragonare a quelle di uffici, negozi o delle nostre case. Vediamo quanto il virus della SARS-CoV-2 resiste su queste superfici:

Vitalità di SARS-CoV-1 e SARS-CoV-2 negli aerosol e su varie superfici.

  • Rame, 4 ore
  • Cartone, 24 ore
  • Acciaio, 48 ore
  • Plastica, 72 ore

Quindi al momento oltre all’utilizzo corretto delle mascherine l’unico modo efficace per contrastare il virus della SARS-CoV-2 rimane il distanziamento sociale e l’igienizzazione oltre che personale, anche di ogni ambiente.

Come indicato dal Ministero della salute, che spiega quando indossarla e come usarla in sicurezza, di seguito alcune raccomandazioni su come utilizzare la mascherina :

  • prima di indossare la mascherina, lavati le mani con acqua e sapone o con una soluzione alcolica
  • copri bocca e naso con la mascherina assicurandoti che aderisca bene al volto
  • evita di toccare la mascherina mentre la indossi, se la tocchi, lavati le mani
  • quando diventa umida, sostituiscila con una nuova e non riutilizzarla: sono maschere mono-uso
  • indossa e togli la mascherina prendendola dall’elastico, senza toccare la parte anteriore della mascherina gettala immediatamente in un sacchetto chiuso e lavati le mani.

Fonti bibliografiche e fotografiche: www.ISS.it/covid-19 – www.focus.it/scienza/salute/coronavirus-quanto-resiste-sulle-superfici – www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMc2004973 – www.pixabay.com

Fabio Chipino: E' laureato in Scienze e Tecnologie Agroforestali ed Ambientali con una tesi sui "cambiamenti climatici in Calabria partendo dall'indice di aggressività delle piogge". E' divulgatore di climatologia e meteorologia, ma non tralascia altre tematiche scientifiche. Contatti: fabio.chipino@geomagazine.it
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