Published On: mar, Mag 26th, 2020

COVID-19, ecco come gli “archivi naturali” della Terra ricorderanno la pandemia

Le pandemie più terribili avvenute nella storia dell’umanità vengono solitamente ricordate grazie a testimonianze rinvenute nei libri di storia, nei registri medici o grazie alla stampa dell’epoca. Nel 2017, tuttavia, alcuni ricercatori sono stati in grado di rilevare all’interno delle carote di ghiaccio alpine, tracce della Peste nera del 1300. Ciò fu possibile grazie all’improvviso calo dei livelli annuali di piombo, avvenuto soltanto una volta negli ultimi 2000 anni, tra il 1349 e il 1353. A quei tempi morì a causa della Peste Bubbonica quasi la metà della popolazione europea, determinando un crollo economico notevole e un forte calo dell’estrazione del piombo. Ed è proprio ciò che i ricercatori hanno individuato.

L’attuale pandemia da Covid-19 sta determinando, secondo molti studi, un calo degli inquinanti. Non potrebbe essere altrimenti, visto il distanziamento sociale, la quarantena, la chiusura di alcune fabbriche e il calo dei trasporti imposti dai governi a causa del virus. In Cina durante il lockdown il livello di biossido di azoto emesso dai veicoli è calato dal 40 al 60% rispetto allo stesso periodo del 2019, così come le concentrazioni di monossido di carbonio sopra New York City sono scese alla metà dei loro livelli rispetto all’anno precedente. Le emissioni di anidride carbonica sono scese del 17% e il 2020 vedrà il calo più consistente degli ultimi tempi.
Ora, i ricercatori si chiedono se tali interruzioni possano essere ricordate in qualche modo dal nostro pianeta.

Tra 100 anni, trapanando il ghiaccio, un eventuale ricercatore potrebbe trovare l’evidenza più importante negli aerosol“, afferma Paul Mayewski, direttore dell’Istituto per il cambiamento climatico dell’Università del Maine. Gli aerosol sono particelle ultrafini che possono galleggiare nell’atmosfera per giorni o settimane prima di cadere al suolo. Le particelle inquinanti, come quelle di piombo, cadmio e zolfo, derivano da ciminiere di fabbriche e centrali elettriche, tubi di scappamento dei veicoli, operazioni di estrazione e fusione e altre fonti. E con un rallentamento economico globale ancora in corso, sembra probabile un calo dei depositi di ghiaccio-zolfo e cadmio. L’estrazione di carote di ghiaccio ci consente di ricostruire il clima passato per centinaia di migliaia di anni, se non addirittura per milioni di anni. Catturano al meglio tutto ciò che si trova nell’atmosfera e lo custodiscono gelosamente. Tuttavia, molto dipenderà dalla durata dell’attuale pandemia. Se dovesse durare solo pochi mesi, come tutti ci auguriamo, potrebbe anche passare quasi inosservata nei record della Terra.

Inquinamento – Ralf Vetterle Pixabay

Un altro importante aerosol che potrebbe comparire nei nuclei di ghiaccio è la fuliggine, in particolare il particolato di 2,5 micron di diametro o inferiore, noto come PM2.5. Queste particelle provengono principalmente da centrali elettriche a carbone e gas naturale, nonché tubi di scappamento dei veicoli e fornelli. E aggravano la salute umana in tutto il mondo. I livelli di PM2.5 su Wuhan, in Cina, si ritiene che siano scesi del 44% durante il blocco della città. Nel frattempo Delhi ha avuto una riduzione del 60% e Los Angeles ha avuto un calo del 31%.

Ma a ricordare la pandemia del 2020 non ci sarebbero solo le carote di ghiaccio. Il Coronavirus potrebbe essere ricordato anche negli anelli di accrescimento degli alberi. Nella crescita le piante assorbono zolfo, ossidi di azoto e metalli come il cadmio, depositato dall’atmosfera nel suolo e nell’acqua. In questo gli anelli degli alberi potrebbero offrire anche una visione più dettagliata in quanto vicini alle aree antropizzate.

Il nostro ipotetico ricercatore potrebbe inoltre ritrovare i dispositivi di protezione individuale negli strati di sedimenti dei corsi d’acqua. Considerando il tempo necessario affinché la plastica si degradi, sarebbe teoricamente possibile ritrovare DPI persino nel 3020.

In definitiva, la Terra potrebbe ricordare ai nostri predecessori l’attuale pandemia proprio come oggi ci ricorda le pandemie passate. Segnali importanti che resteranno per sempre scolpiti nella lunga storia del nostro pianeta.

Bibliografia: will-the-earth-remember-the-coronavirus-pandemic, SA

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- Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it