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Covid-19, Brasile nel caos: quanto hanno influito gli atteggiamenti anti-scienza?

Immagine esemplificativa del Brasile - Paolo Duarte Pixabay

La situazione Covid-19 in Brasile è a dir poco drammatica. Soltanto nelle ultime 24 ore si sono registrati oltre 1000 decessi. Atualmente il paese ha il secondo numero più alto al mondo come contagi e ha superato 25.000 vittime. A questo punto la domanda nasce spontanea: quanto ha influito in tutto questo la posizione anti-scientifica del governo e i tagli al bilancio nel paese?

Il presidente Jair Bolsonaro ha respinto le misure di allontanamento sociale, promuovendo cure a base di clorochina nonostante la mancanza di evidenze scientifiche in merito all’efficacia verso il virus. Egli è stato inoltre fotografato mentre stringeva le mani dei sostenitori, venendo meno alle disposizioni base divulgate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’ex ministro della sanità Luiz Mandetta è stato licenziato a metà aprile dopo un disaccordo sulla risposta di Bolsonaro alla pandemia. Il suo successore, Nelson Teich, si è dimesso il 15 maggio, dopo appena un mese di lavoro.

Nonostante il tumulto, i ricercatori brasiliani stanno lavorando duramente per superare le sfide che la pandemia ha portato“, afferma il fisico Luiz Davidovich, presidente dell’Accademia delle Scienze brasiliana a Rio de Janeiro.

In queste ore gli ingegneri stanno lavorando intensamente per progettare ventilatori affidabili e meno costosi, e i matematici stanno usando l’intelligenza artificiale per identificare molecole che potrebbero aiutare ad alleviare il dolore dei pazienti.

Sono state inoltre condotte ricerche su possibili vaccini e studi clinici nella città di Manaus, nella regione amazzonica, sugli effetti della clorochina e dell’idrossicolorochina sulle persone con COVID-19. Ma i ricercatori coinvolti in questi studi hanno avuto seri problemi a causa dei risultati negativi. Poiché i risultati del processo hanno indicato che i farmaci non funzionano, gli scienziati hanno ricevuto minacce telefoniche verso sé stessi e i propri familiari. Ciò comporta un’astensione logica riguardo al problema.

Le università sono chiuse e non è chiaro quando riapriranno. Ciò sta ritardando la ricerca, in particolare la ricerca sperimentale. Eppure non tutto il Brasile denuncia questa situazione; il nord-est del paese, una delle aree più povere, ha istituito un comitato scientifico per aiutare i governatori degli stati. Qui la scienza è ovunque e le emittenti televisive invitano gli scienziati a parlare di scienza e a divulgare le soluzioni migliori.

Credit: Andressa Anholete/Getty Images

La popolazione brasiliana sta cominciando a comprendere quanto sia importante la scienza per risolvere il problema, ma i dati circa la cultura della gente (il Brasile è al terzo posto come paese “meno informato”) deve far riflettere quanto sia difficile agire verso quella strada. Il quotidiano nazionale ha ora una sezione intitolata “l’ora della scienza“, dove diversi ricercatori scrivono di scienza legata alla pandemia.

Le apparecchiature sono obsolete e i laboratori non sono forniti come dovrebbero.

A causa dei tagli al budget scientifico dovuti alla politica negazionista di Bolsonaro, i giovani scienziati hanno lasciato il Brasile. L’industria farmaceutica brasiliana è focalizzata sui farmaci generici, producendo prodotti originariamente sviluppati da aziende di altri paesi. Il Brasile ha circa il 20% della biodiversità mondiale, ma non ne trae alcun vantaggio a causa di una politica industriale che punta sui generici e non stimola le start-up alla biomedicina.

Bibliografia:  – how anti science attitudes have impacted the coronavirus pandemic in brazil, SA

Renato Sansone: Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it
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