Published On: lun, Giu 8th, 2020

30 anni da quella “estate italiana”. Cosa fu Italia ’90 oltre il calcio

Quando l’Italia si candidò ad ospitare i mondiali di calcio eravamo in piena guerra fredda. Era i primi anni ’80 e l’Italia aveva appena conquistato la coppa del mondo a Spagna 1982. Questa spinta emotiva portò l’Italia a giocarsi le sue carte per ospitare la più nota competizione al mondo dopo le Olimpiadi. L’ultimo grande evento internazionale si era svolto proprio con le Olimpiadi di Roma 1960 e il nostro Paese era a secco, da quasi 40 anni, da grandi competizioni sportive.

FIFA Congresso 1984

Il clima politico a livello mondiale era molto teso, blocco sovietico, contro blocco occidentale e nei giochi olimpici del 1980, a Mosca, diversi paesi boicottarono l’evento seguendo la scelta degli USA di ritirare tutte le squadre. Ben 65 paesi non parteciparono a quella edizione dei giochi e fu sicuramente una edizione che passò alla storia.

Nel 1984 arrivò così per la FIFA tempo di decidere a quale nazione assegnare il campionato del mondo. Fra le nazioni candidate finaliste si trovarono la nostra piccola Italia e la grande Unione Sovietica. Davide contro Golia. Quel 19 maggio ci fu tensione nelle votazioni fra i delegati, perché qualunque fosse stato il risultato si sarebbe gridato ad aver favorito o uno o l’altro blocco.

La spuntò l’Italia per 11 voti, contro i 5 dell’Unione Sovietica. Il progetto Italia piacque e i russi, come lecito che fosse, pensarono che fu una sorta di nuovo boicottaggio, seppur la cosa fu ampiamente smentito dalla FIFA.

Il progetto Italia 90 fu una occasione unica per l’Italia e prevedeva il coinvolgimento di 12 città italiane nell’evento con interventi però in tutto il Paese. I progetti nascevano nell’Italia della Milano da bere, degli Yuppies e di una sorta di secondo nuovo boom economico. Era forse una Italia un pò ingenua che credeva in questo grande evento, ma forse non era strutturata per affrontarlo con una mentalità da nuovo millennio.

Di certo le opere principali erano gli impianti sportivi. Gran parte degli stadi italiani erano ormai fatiscenti e non a norma, così come mancavano diverse infrastrutture viarie e strutture ricettive che andavano rimodernate o fatte ex-novo.

Gli stadi ricostruiti da zero furono il “Delle Alpi” di Torino e il “San Nicola” di Bari, mentre furono adeguati l'”Olimpico” di Roma, il “San Paolo” di Napoli e “San Siro” a Milano e gli altri stadi delle città che ospitarono le partite. Alcuni di questi impianti sportivi sono ancora oggi rimasti di fatto identici ai lavori di fine anni ’80, mentre altri come il “Delle Alpi” non esistono neppure più.

Nel piano Italia 90 si realizzarono diverse opere accessorie, fra cui miglioramenti su strade, nuove stazioni, allungamento linee metropolitane, nuovi parcheggi e altre diverse opere pubbliche. Ci furono diverse opere incompiute, ma anche molte che risolsero diversi problemi viari. Fu una vera e propria pioggia di denaro pubblico e purtroppo il budget previsto fu quasi raddoppiato. Si stima che furono spesi circa 4 miliardi di euro, che attualizzati ad oggi, sarebbero circa 8, facendo protrarre debiti e i mutui fino a giorni nostri. Solo i mondiali di Russia 2018, con 11 miliardi,  superarono il budget di Italia 90.

Furono anni di cantieri in tutta Italia e purtroppo le norme sulla sicurezza sul lavoro, non erano di certo quelle di oggi. Il bilancio fu molto pesante, con ben 24 incidenti mortali sui cantieri fra quelli di ammodernamento degli stadi e quelli delle opere accessorie. Il più grave fu a Palermo, durante i lavori di ammodernamento dello stadio “La Favorita”, dove crollò una parte di tribuna in costruzione e ci furono 5 vittime.

La mascotte ufficiale “Ciao” e il pallone ufficiale “Etrusco” (Credit Contre-Ataque)

Restano di positivo, di certo, le emozioni che regalò quel grande evento. Emozioni che chi le ha vissute le ricorda ancora molto nitidamente, con un pizzico di brividi e unirono coralmente il Paese. Uno dei test importanti, fu anche quello della sicurezza nei nuovi stadi. Gli anni ’80, furono tempestati da funesti incidenti in Europa, come la strage del Heysel in Belgio o quelle di Bradford o Hillsborough in UK con decine di vittime. Da quel punto, fu di certo una prova superata a pieni voti dagli Stadi di Italia 90, che erano stati adeguati alle nuove norme. Fu anche una grandissima vetrina per l’Italia e lo dimostrarono i numeri dei biglietti venduti e il successo nelle TV di tutto il mondo del mondiale del Belpaese.

Archiviati i mondiali e le emozioni, molti nodi vennero a galla e si scoprirono diverse gara di appalto poco trasparenti e diversi costi lievitati per extra-costi legati al malaffare. Dopo qualche anno si scoprì che l’intero Paese era figlio del malaffare e si entrò nell’era di “Mani pulite” e “Tangentopoli” che cambiarono radicalmente il nostro Paese.

Quelli del pre e post Italia ’90 furono anni tumultuosi alternati, da ombre e da entusiasmo. Quel mondiale fu però di certo l’evento che segnò la fine di una epoca e quindi l’epilogo della prima Repubblica.  Eventi e scelte di quegli anni che ancora oggi segnano il nostro, e che meriterebbero forse un libro per essere raccontati.

Fonti Bibliografiche : Archivio Storico La Stampa, il Post, Repubblica, Starting Finance

About the Author

- Ingegnere Ambientale, laureato presso il Politecnico di Torino, si è specializzato in difesa del suolo. Oggi si occupa di progettazione di impianti ad energia rinnovabile e di sviluppo sostenibile della montagna, con focus sulla mobilità elettrica. Volontario di Protezione Civile, ama la natura, ma anche i social media e la fotografia. Per compensare la formazione scientifica coltiva lo studio della storia e delle scienze politiche. Contatti: giuseppe.cutano@geomagazine.it