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La medusa di Nomura, un esemplare gigante

Con l’arrivo della calda stagione e la riapertura delle spiagge dopo la pandemia di Covid-19, molta gente si riverserà verso il mare per mitigare la calura; come ogni anno bisognerà fare attenzione alle meduse, anche se non tutti i mari ospitano specie uguali.

Nelle acque oceaniche di Cina, Corea e Giappone, è possibile incontrare la medusa gigante Nemopilema nomurai Kishinouye, 1922, nota come medusa di Nomura, capace di raggiungere dimensioni di 2 metri e pesare sino a 220 Kg, con tentacoli lunghi sino a 20 metri. Questo enorme esemplare punge centinaia di persone ogni anno, causando forti dolori, arrossamenti, gonfiori e, in alcuni casi, persino shock o morte. Il suo veleno è una miscela complessa di numerose tossine, alcune delle quali somiglianti ai veleni trovati in altri organismi.

Ma cosa rende la puntura di questa medusa così pericolosa?

Per rispondere al quesito, Rongfeng Li, Pengcheng Li e colleghi dell’American Chemical Society, hanno determinato quale delle numerose tossine presenti nel veleno causasse la morte. Essi hanno catturato alcuni esemplari al largo della costa cinese di Dalian ed hanno estratto le proteine ​​del veleno; le hanno poi separate in diverse frazioni usando la cromatografia. Iniettando ogni frazione proteica nei topi, il team ne ha identificata una in particolare che ha ucciso gli animali. Successivamente, grazie alla spettrometria di massa, hanno identificato 13 proteine simili a quella letale, alcune delle quali simili agli enzimi nocivi e alle proteine presenti nei serpenti velenosi, nei ragni e nelle api.

Da ciò è emerso che la morte a seguito della puntura sopraggiunga a causa di un lavoro di squadra di più veleni. La risposta potrebbe aiutare gli scienziati a sviluppare farmaci per contrastarne gli effetti.

Categorie: Primo piano
Renato Sansone: Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it
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