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La più antica tecnologia di arco e frecce

Credit: Langley et al., 2020

Le origini dell’innovazione umana sono state tradizionalmente ricercate nelle praterie e nelle coste dell’Africa o negli ambienti temperati d’Europa. Ambienti più estremi, come le foreste pluviali tropicali dell’Asia, sono stati in gran parte trascurati, nonostante la loro profonda storia di occupazione umana. Ora, un nuovo studio, grazie ai ritrovamenti nella grotta di Fa-Hien Lena, nel cuore della zona umida dello Sri Lanka, fornisce le prime prove dell’uso dell’arco e della freccia e forse della fabbricazione di abiti, al di fuori dell’Africa ~ 48-45.000 anni fa.

L’isola dello Sri Lanka nell’Oceano Indiano, appena a sud del subcontinente indiano, ospita quindi i primi fossili della nostra specie, l’Homo sapiens, nell’Asia meridionale. Conserva anche prove chiare dell’occupazione umana e dell’uso degli ambienti della foresta pluviale tropicale al di fuori dell’Africa da circa 48.000 a 3.000 anni fa, confutando l’idea che questi ambienti presumibilmente poveri di risorse rappresentavano barriere per la migrazione degli esseri umani pleistocenici. La domanda su come esattamente gli esseri umani abbiano ottenuto le risorse della foresta pluviale – comprese le fonti alimentari in rapido movimento come scimmie e scoiattoli – rimane irrisolta.

In questo nuovo studio, pubblicato su Science Advances, un team internazionale di ricercatori dell’Istituto Max Planck per la scienza della storia umana (MPI-SHH) in Germania, della Griffith University in Australia e del Dipartimento di Archeologia del governo dello Sri Lanka, presentano le prove che l’uomo utilizzò questi strumenti ancor prima di quanto si pensasse. Realizzati su ossa e denti, erano utilizzati per cacciare prede come scimmie e scoiattoli nella foresta pluviale, ma non solo; secondo i ricercatori, servivano a realizzare reti o vestiti in ambienti tropicali, lavorando pelli o piante, alterando in modo drammatico i presupposti tradizionali su come determinate innovazioni umane fossero collegate a requisiti ambientali specifici.

Attraverso analisi al microscopio, il team ha identificato strumenti associabili alla pesca in acqua dolce nei limitrofi torrenti tropicali, nonché alla lavorazione della fibra per realizzare reti o indumenti utilizzati contro il freddo e le zanzare tropicali.
Il team ha inoltre trovato prove evidenti della produzione di perle colorate di ocra minerale e della raffinata fabbricazione di perle di conchiglie commercializzate dalla costa, in un’età simile ad altri materiali di “segnalazione sociale” trovati in Eurasia e nel sud-est asiatico, circa 45.000 anni fa.

Il nuovo studio evidenzia che gli archeologi non possono più collegare specifici sviluppi tecnologici, simbolici o culturali nell’uomo pleistocenico a una singola regione o ambiente. Fornisce consapevolezza che molte regioni del mondo hanno visto emergere nuove, straordinarie e complesse tecnologie alla fine del Paleolitico. Abilità che hanno permesso all’uomo di colonizzare quasi tutti i continenti del pianeta, aprendo la strada a ciò che siamo oggi.

Categorie: Archeologia Home
Renato Sansone: Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it
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