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Come le tartarughe marine si orientano in mare aperto

Credit: Nicole Esteban, Swansea University

Il naturalista Charles Darwin, nel 1873, rimase meravigliato quando notò le grandi capacità delle tartarughe marine di orientarsi sino a raggiungere isolette sperdute per la nidificazione. Quell’epoca, caratterizzata dall’assenza dei mezzi tecnologici, non aiutò a risolvere il quesito, il quale è rimasto senza una risposta plausibile per oltre un secolo.

Ora, un team composto da scienziati delle Università di Deakin, di Pisa e di Swansea, ha trovato la soluzione. Equipaggiando 33 tartarughe marine verdi (Chelonia mydas) di etichette satellitari, sono riusciti a seguirne il percorso durante le lunghe migrazioni nell’Oceano Indiano.

Lo studio fornisce alcune delle migliori prove fin qui acquisite che la migrazione delle tartarughe marine ha la capacità di riorganizzarsi in pieno oceano. Ci riescono grazie a un vero e proprio sistema di navigazione in mare aperto, probabilmente utilizzando il campo geomagnetico della Terra. Inoltre, le tartarughe sembravano determinate a raggiungere il luogo, dal momento che esse hanno spesso sforato la destinazione finale di diverse centinaia di Km, riorganizzandosi per raggiungere l’obiettivo.

Sette esemplari hanno viaggiato per poche decine di chilometri verso le isole Chagos, sei hanno percorso oltre 4.000 km verso l’Africa continentale, un esemplare si è diretto in Madagascar, mentre altre due tartarughe si sono avventurate a nord, verso le Maldive.

Lo studio è stato fornito dalla Swansea University.

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Renato Sansone: Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it
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