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Il Sole come non si era mai visto

Credit: Solar Orbiter / PHI Team / ESA & NASA

Solo pochi mesi dopo il suo lancio, il Solar Orbiter dell’ESA ha catturato immagini del Sole da una distanza mai raggiunta prima (77 milioni di chilometri).
Sebbene questa fase iniziale della missione sia principalmente finalizzata alla messa in servizio degli strumenti, i dati forniscono prove della visione unica e completa dei campi magnetici in superficie e delle particelle che fluiscono nello spazio.

Nella luce ultravioletta le immagini mostrano piccoli punti luminosi con un diametro di appena 700 chilometri: i nanobrillamenti, ossia versioni ridotte delle enormi esplosioni di radiazioni che si verificano sulla nostra stella.

Sei strumenti, per un un totale di dieci telescopi, guardano in diversi strati del Sole, dalla superficie visibile, la fotosfera, alla regione di transizione tra l’atmosfera solare e l’eliosfera interna. Quattro ulteriori strumenti, i cosiddetti strumenti in situ, misurano invece il vento solare. Più di ogni altra missione, il Solar Orbiter è in grado di correlare tutte queste regioni e fenomeni tra loro, fornendo così una visione unica e completa del Sole nel suo insieme.

Nonostante questi risultati e i successi iniziali, le immagini attuali non fanno ancora parte della campagna di misurazione scientifica di Solar Orbiter, che comincerà nel 2022.

Inoltre, tutti gli strumenti stanno attualmente assistendo a un sole calmo. Solo nei prossimi anni, quando la nostra stella avrà superato l’attuale minimo di attività, si prevede che tornerà a essere più dinamica. Gli strumenti di telerilevamento del Solar Orbiter inizieranno quindi la loro campagna scientifica e avranno una visione unica dei “fuochi d’artificio” solari.

Renato Sansone: Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it
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