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Il devastante terremoto dell’Alaska del 1964

Il 27 Marzo 1964, l’Alaska venne flagellata da un violento sisma di magnitudo 9.2, ancora oggi ricordato come il secondo più violento della sismologia moderna (dopo quello cileno del 1960).

L’evento durò circa tre minuti, causando notevoli danni alla capitale Anchorage, dove crollarono diverse strutture, si aprirono fessure nelle strade e si produsse il fenomeno della liquefazione delle sabbie. L’evento causò 143 morti, molti dei quali causati dallo tsunami conseguente all’evento sottomarino.

A differenza del grande terremoto di Los Angeles, noto per aver ucciso più di 3000 persone, ma che fece segnare una magnitudo 7.8 Richter, quello dell’Alaska, mostrò un’energia nettamente superiore.

Quell’evento causò la morte di 131 persone, danni anche in stati lontani come la Louisiana e il Texas, e perfino uno tsunami con onde di almeno 9 metri che devastò varie città sul golfo, nella British Columbia, sulla costa occidentale degli States e alle Hawaii.

All’evento principale seguirono 11 repliche con magnitudo superiore a 6.0 ed eventi sismici per più di un anno, come sostiene l’Alaska Earthquake information Center. L’epicentro del sisma venne localizzato 75 chilometri ad est della capitale in un’area scarsamente popolata. La maggior parte delle vittime, infatti, sono state attribuite allo tsunami.

Ancora oggi chi ha vissuto quell’evento è segnato da quelle drammatiche immagini e dal ricordo di chi non ha potuto raccontarlo.

Renato Sansone: Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it
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