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La prima immagine di due giganti esopianeti intorno ad una stella simile al Sole

Credit: ESO

Come mai avvenuto in precedenza, il Very Large Telescope dell’ESO ha catturato la prima immagine di una giovane stella simile al Sole accompagnata da due giganteschi esopianeti.
Una sorta di istantanea del nostro sistema solare da 300 anni luce, in una fase precedente alla sua evoluzione.
Anche se gli astronomi hanno rilevato indirettamente migliaia di pianeti nella nostra galassia, solo una piccola parte di questi è stata fotografata direttamente“, afferma il co-autore Matthew Kenworthy, professore associato presso la Leiden University.
Le immagini di sistemi con più esopianeti sono estremamente rare e, fino ad ora, gli astronomi non avevano mai osservato direttamente più di un pianeta attorno ad una stella simile al Sole.

Le grandi distanze che ci separano da questi corpi celesti non ci consentono di osservare dettagli superficiali, per cui l’immagine ripresa dal grande telescopio ritrae due punti luminosi distanti dalla loro stella madre.
Le immagini sono state poi osservate a distanza di qualche ora per distinguere i pianeti dalle stelle fisse nel cielo.

I due giganti gassosi orbitano attorno alla loro stella ospite a distanze di 160 e 320 volte la distanza Terra-sole. Questo pone questi pianeti molto più lontani dalla loro stella rispetto a quanto non lo siano Giove o Saturno dal sole; inoltre, i ricercatori hanno scoperto che i pianeti hanno una massa di 14 e 6 volte quella del nostro gigante Giove, risultando molto più pesanti.

La stella intorno a cui ruotano, TYC 8998-760-1, ha appena 17 milioni di anni e si trova nella costellazione meridionale della Mosca. E’ una giovane versione del nostro sole.

Le immagini sono state possibili grazie alle elevate prestazioni dello strumento SPHERE posto sul VLT, nel deserto cileno di Atacama. SPHERE blocca la luce intensa della stella usando un dispositivo chiamato coronografo, permettendo di intravedere la luce dei pianeti più deboli.

Mentre i pianeti più vecchi, come quelli del nostro sistema solare, sono troppo belli per essere trovati con questa tecnica, i pianeti giovani sono più caldi e quindi si illuminano di luce infrarossa. Acquistando diverse immagini nell’ultimo anno e utilizzando dati più vecchi risalenti al 2017, il team di ricerca ha confermato che i due pianeti fanno parte del sistema della stella. Ulteriori osservazioni di questo sistema consentiranno agli astronomi di testare se questi pianeti si siano formati nella loro posizione attuale o migrati da altre aree del cosmo.

Il prosimo ELT, che avrà uno specchio primario di 39 metri, aiuterà anche a sondare l’interazione tra i due giovani pianeti nello stesso sistema.

La possibilità che strumenti futuri, come quelli disponibili sull’ELT, saranno in grado di rilevare anche pianeti di massa inferiore attorno a questa stella segna un’importante pietra miliare nella comprensione dei sistemi multi-pianeta, con potenziali implicazioni per la storia del nostro sistema solare“, conclude Alexander Bohn, studente presso l’Università di Leida nei Paesi Bassi, che ha guidato la nuova ricerca pubblicata oggi sull’Astrophysical Journal Letters.

Le osservazioni possono aiutare gli astronomi a capire come i pianeti si siano formati e si siano evoluti attorno al nostro sole.

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Renato Sansone: Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it
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