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Caldo prolungato e incendi: la Siberia continua a bruciare

Gli incendi in Siberia

Tra Gennaio e Giugno la media termica in Siberia è risultata ampiamente sopra la media del periodo, sino a 5°C più calda del normale. Valori che nel mese di Giugno hanno raggiunto addirittura 10°C sopra media e picchi di 38°C nella città di Verkhoyansk, stabilendo il nuovo record di sempre. E dopo un breve periodo di tregua, dal 19 Luglio i valori sono tornati a superare i 30°C.
L’artico si sta riscaldando con una velocità senza precedenti e ad oltre il doppio della media globale, incidendo sulla popolazione e sugli ecosistemi locali; ma con ripercussioni globali.

Quello che succede nell’Artico non rimane nell’Artico. A causa delle telecomunicazioni, i poli influenzano le condizioni meteorologiche e climatiche alle basse latitudini in cui vivono centinaia di milioni di persone“, ha affermato il segretario generale dell’OMM, Petteri Taalas.

Per il secondo anno consecutivo, tra l’altro, gli incendi stanno infuriando a latitudini elevate, addirittura sopra i 71.6 N, come evidenziato dalle ultime immagini satellitari. Le emissioni totali di carbonio da Gennaio ad oggi, secondo il monitoraggio Copernicus, sono le più alte degli ultimi 18 anni.

Gli incendi sono stati particolarmente intensi nella Republica di Sacha e nell’estremo nord-est della Siberia, dove si sperimentano condizioni molto più calde del solito negli ultimi mesi. Le autorità russe hanno anche dichiarato che esiste un estremo rischio di incendi in tutta la Siberia occidentale.

Il fumo degli incendi è costituito da una vasta gamma di inquinanti, tra cui monossido di carbonio, ossidi di azoto, composti organici volatili e particelle solide di aerosol, e hanno emesso l’equivalente di 56 mega-tonnellate di anidride carbonica a giugno rispetto a 53 mega-tonnellate dello scorso anno.

GHIACCIO MARINO ARTICO – L’ondata di caldo siberiano della scorsa primavera ha accelerato la ritirata del ghiaccio lungo la costa artica russa, in particolare dalla fine di giugno, portando a un’estensione molto bassa del ghiaccio marino nei mari di Laptev e Barents, secondo i prodotti operativi disponibili della National Snow statunitense, Ice Data Center e US National Ice Center (NIC).
In genere, la maggior parte dello scioglimento si verifica tra luglio e settembre, quando si verifica l’estensione annuale minima del ghiaccio marino.

Lo scioglimento del ghiaccio e lo scongelamento del permafrost, stanno avendo un forte impatto sulle infrastrutture e sugli ecosistemi in tutta la regione. Un nuovo studio pubblicato su Nature Climate Change afferma che gli orsi polari – un simbolo del cambiamento climatico – a causa di tale problema, potrebbero essere quasi estinti alla fine del secolo.

Bibliografia: public.wmo.int

Renato Sansone: Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it
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