Published On: ven, Ago 7th, 2020

Nuovo studio fa luce sulla distribuzione di antichi rettili a collo lungo

Nel 1852, venne descritto per la prima volta un fossile del genere Tanystropheus. Gli studiosi pensarono che si trattasse di uno pterosauro volante e che le sue lunghe ossa cave fossero falangi che sostenevano l’ala. Più tardi compresero che in realtà erano ossa del collo lunghe tre metri, tre volte il suo busto.
Non era ancora chiaro se vivesse sulla terra o in acqua, e se gli esemplari più piccoli, ritrovati nell’attuale Svizzera, fossero dei giovani o appartenenti ad una specie diversa.

Ora, grazie alla scansione dei crani frantumati e a particolari tecniche digitali, si è scoperto che gli animali vivevano in acqua e che quegli esemplari più piccoli appartenevano a specie separate che cacciavano prede diverse. Le diverse dimensioni degli animali, insieme ai denti a forma di cono nelle specie grandi e a forma di corona nelle specie piccole, significavano che probabilmente non erano in competizione per la stessa preda.

Vissero 242 milioni di anni fa, durante il Triassico medio. I dinosauri stavano cominciando ad emergere e il mare era governato da rettili giganti. Il tanistrofeo sembrava un coccodrillo tozzo con un collo molto lungo piuttosto inflessibile, rinforzato con ossa extra chiamate costole cervicali. Arrivava a misurare 6 metri di lunghezza ed era composto da sole 13 vertebre. Un’analogia con le moderne giraffe, che presentano soltanto sette ossa nel lungo collo. La sua tecnica di caccia consisteva nell’attesa; pesci e calamari venivano afferrati attraverso i suoi lunghi denti curvi.

Queste due specie strettamente correlate si erano evolute per utilizzare diverse fonti di cibo nello stesso ambiente“, afferma Stephan Spiekman, autore principale del documento e ricercatore presso l’Università di Zurigo. “Le specie piccole probabilmente si nutrivano di piccoli animali come gamberi, in contrasto con i pesci e i calamari che mangiavano le specie di grandi dimensioni. Questo è davvero notevole, perché ci aspettavamo che il bizzarro collo fosse specializzato per un singolo compito, come il collo di una giraffa. Ma in realtà – prosegue – ha permesso diversi stili di vita. Questo cambia completamente il modo in cui guardiamo questo animale“, conclude il ricercatore.

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- Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it