Published On: dom, Ago 9th, 2020

Le straordinarie capacità del cammello: dai miti del ‘900 alle verità della scienza

Il cammello è un animale sorprendente, capace di resistere a condizioni ambientali proibitive. E’ capace di non bere per giorni ed è in grado di affrontare tempeste di sabbia o scarsità di cibo. Noto per le sue gobbe, che contengono sino ad oltre 70 Kg di riserve di grasso, sono mediamente alti un paio di metri e pesano fino a mezza tonnellata.
La scienza del ‘900 ha creato due miti su questi splendidi animali: quello fisiologico, mantenuto per svariati decenni, e quello archeologico.

MITO FISIOLOGICO – Il primo mito prevede che il segreto della sopravvivenza di questi animali nel deserto, risieda nella sua capacità di immagazzinare grandi quantità d’acqua nelle sue gobbe, nel suo stomaco o in un serbatoio sconosciuto. A prescindere che il cammello non immagazzina acqua nelle sue gobbe, in realtà il segreto di questi esemplari deriva dalla conservazione dell’acqua.
Ogni cellula del corpo è programmata per conservarla. Sebbene non sia noto per il suo aspetto aggraziato, il corpo ingombrante del cammello ha strati extra di grasso che aiutano a mantenere il calore. Pertanto, quando si trova a corto di acqua, esso può tollerare un aumento sostanziale della temperatura corporea, riducendo la necessità di sudorazione e, a sua volta, la perdita d’acqua.
La temperatura di un cammello può variare dai 35°C al mattino presto, ai 41°C nel caldo di mezzogiorno.
I suoi reni sono orientati a trattenere l’acqua, e i suoi tessuti corporei sono adattati agli estremi della disidratazione e allo shock di un’improvvisa assunzione di acqua dopo giorni trascorsi senza bere. In una sola seduta, un cammello può bere una quantità pari al 25 percento del suo peso corporeo, o l’equivalente in volume al serbatoio di benzina di un’auto di grandi dimensioni (114 litri)! Tuttavia, questa acqua non può essere immagazzinata nello stomaco; deve essere rapidamente assorbita dai tessuti del corpo o essere espulsa.

MITO ARCHEOLOGICO – L’altro mito del cammello, quello archeologico, è stato chiarito dalle scoperte del ventesimo secolo. È stato a lungo affermato che l’addomesticamento del cammello non ebbe luogo prima del XII secolo a.C. Le prime opere d’arte egiziane di rilievi e murales sono note per la loro assenza di immagini di questi animali, e in Mesopotamia i cammelli non sono comunemente raffigurati come addomesticati fino al IX secolo e successivi. Anzi, sono spesso raffigurati nelle scene di battaglia e nel commercio, come nel caso degli arabi, mentre venivano inseguiti dalle forze assire dell’Ashurbanipal.
Immagini che ricordano in qualche modo i Madianiti che cavalcano un cammello mentre attaccano Israele durante il periodo dei giudici. L’obelisco nero di Shalmaneser III, re di Assiria, raffigura il re israelita Jehu che porta tributo in compagnia di cammelli a due gobbe da altre nazioni.
Ora l’archeologia ha scoperto prove che indicano che il cammello fu addomesticato già alla fine del terzo millennio a.C., sebbene il suo uso come portatore di peso non divenne comune fino a mille anni dopo.

IL SUO NASO – Recentemente gli scienziati hanno scoperto che il vero segreto della capacità di sopravvivere nel deserto, si trova nel suo naso. Esso funge sia da umidificatore che da deumidificatore, per ridurre al minimo la perdita di acqua corporea attraverso la respirazione. Di solito, quando un animale respira, espira l’aria che viene caricata dal vapore acqueo assorbito dai rivestimenti umidi dei polmoni. Questa perdita è accentuata nelle regioni desertiche perché l’aria è estremamente secca, e dopo essere inalata, viene scambiata con l’aria carica di umidità che viene espirata, con conseguente significativa perdita netta di acqua. Tuttavia, il cammello sfrutta il principio della fisica per ridurre al minimo questo tipo di perdita: più fredda è l’aria, minore è l’umidità che può trattenere.

Alcuni anni fa il fisiologo Knut Schmidt-Nielsen, della Duke University, ha scoperto che il cammello ha la capacità unica di espirare l’aria significativamente più fredda della sua temperatura corporea. In questo modo si ottiene una riduzione complessiva del 45 percento della perdita d’acqua che si verifica normalmente attraverso la respirazione.
Ma come ha fatto il cammello a padroneggiare la capacità di espirare l’aria fresca, quando gli animali normalmente espirano aria a temperatura corporea? Questo segreto non fu svelato fino al 1979, quando Schmidt-Nielsen si unì allo zoologo Amiram Shkolnik, dell’Università di Tel Aviv.

Per sedici giorni sottoposero due cammelli ad una prova di resistenza: li riposero in un recinto senza ombra o riparo a Luglio vicino al Mar Morto, dove le temperature diurne superano spesso i 40°C. Furono alimentati con datteri verdi e fieno essiccato, senza acqua.
Gli scienziati osservarono che quando i cammelli iniziarono a disidratarsi e perdere peso corporeo, l’aria che espiravano divenne più secca e più fresca. L’aria era inoltre satura solo dal 70 al 75 percento, ed era molti gradi al di sotto della temperatura corporea.

Il cammello si avvale di un altro principio della fisica: maggiore è la superficie, più veloce è la velocità di evaporazione o condensa. E l’evaporazione provoca il raffreddamento. Il suo naso nasconde un intricato labirinto di passaggi d’aria che aumenta la sua superficie rispetto a quella di un passaggio diritto. Ad esempio, un naso umano ha solo 5 cm quadrati di superficie interna, mentre il cammello ha un incredibile valore di 394 cm quadrati di mucosa.

CONCLUSIONI – Sopporta quasi agevolmente temperature che variano da -29°C a 38°C e affronta le tempeste di sabbia sigillando ermeticamente il naso e le labbra e proteggendo, con una fitta peluria, gli occhi e le orecchie. E’ un animale erbivoro che può vivere sino a 50 anni, e che mangia qualsiasi tipo di pianta; in caso di necessità può nutrirsi di ossa, pelle e carne e, in condizioni estreme, anche di corde, sandali in pelle e tende. Per placare la sete può assumere acqua salmastra o salata e nella stagione secca si accontenta dei liquidi contenuti nelle piante. Si sposta da solo o in piccoli gruppi di massimo 30 individui. I cuccioli, accuditi dalla madre, sono molto precoci e subito dopo la nascita sono in grado di stare in piedi e perfino correre. Sono svezzati a circa un anno e mezzo e diventano sessualmente maturi a 5 anni di età.

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- Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it