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Oggi l’equinozio d’autunno: arrivederci all’estate boreale

Credit: rts.ch

L’addio alla stagione estiva astronomica è stato sancito dall’equinozio d’autunno, evento accaduto alle 15.31 ora italiana! Pochi attimi in cui il Sole si è presentata all’intersezione tra eclittica ed equatore terrestre. Nell’emisfero settentrionale i giorni divengono più brevi, le notti più lunghe e le temperature cominciano a scendere, in un ciclo che si ripete dalla notte dei tempi.

Il nostro pianeta si muove in due modi differenti: ruota sul suo asse polare una volta ogni 24 ore, causando l’alternarsi del giorno e della notte, e lungo la sua orbita intorno al Sole una volta ogni 365,25 giorni, determinando il ciclo annuale delle stagioni.
Quando questi due movimenti si intersecano danno luogo all’equinozio.

Il Sole “si sposterà” dall’emisfero nord a quello sud lungo l’equatore, sorgendo direttamente ad est e tramontando ad Ovest, determinando, secondo l’origine del termine, una durata identica tra giorno e notte (anche se vedremo che non è propriamente vero a causa della rifrazione).
Tutto ciò avviene per un motivo molto semplice: com’è noto la terra gira su se stessa ed intorno al sole seguendo un’orbita particolare che si sviluppa sul cosiddetto piano dell’eclittica.
L’asse di rotazione della terra è inclinato rispetto all’orbita di circa 67°; fosse perpendicolare al piano dell’eclittica, il giorno e la notte durerebbero sempre lo stesso intervallo di tempo in ogni zona del pianeta, (salvo ai poli in cui ci sarebbe sempre luce).

Dopodiché, la nostra stella splenderà maggiormente sulla parte meridionale del nostro pianeta e meno nell’emisfero boreale. L’inverno lascerà l’emisfero australe, mentre l’autunno tornerà a far visita il nord del mondo. Un giorno particolare, dunque, quello dell’equinozio d’autunno, che segna uno dei punti fermi del moto di rivoluzione che per secoli hanno accompagnato la vita degli uomini.

MITI E LEGGENDE – Sono tante le celebrazioni legate all’equinozio d’autunno.

  • Questo segna il primo giorno del Mehr nel calendario iraniano, una delle festività chiamate Jashne Mihragan, ossia della ”condivisione dell’amore”.
  • L’equinozio di settembre, anche se per una casualità, rappresentava però anche il primo giorno dell’anno nel calendario repubblicano francese, che venne usato dal 1793 al 1805. La prima repubblica francese venne proclamata infatti il 21 settembre 1972 trasformando il giorno successivo (giorno dell’equinozio) nella data di nascita dell’era repubblicana francese.
  • Nel Regno Unito il giorno dell’equinozio viene utilizzato per calcolare la ricorrenza di un particolare festival, quello del raccolto, che viene celebrato la domenica della luna piena più vicina all’equinozio di settembre.

Ma è il mondo del paganesimo e dell’esoterico a trovare, ancor oggi, nel giorno dell’equinozio un punto di riferimento. Dal punto di vista astrologico, poi, l’entrata del sole in bilancia, segno dell’equilibrio, riporta al significato latino del nome equinozio, che ricorda come questi siano gli ultimi giorni in cui le forze si bilanciano, mentre a seguire l’oscurità vincerà per i successivi sei mesi sulla luce.

Nella tradizione iniziatica, ad esempio, questo momento rappresenta un passaggio, un tempo per la meditazione, per rivolgersi all’interno, durante il quale la separazione tra ciò che è visibile e ciò che invisibile si assottiglia sin quasi a scomparire.

Diversi anche i miti, soprattutto celtici, che si legano a questa giornata.
Nella memoria di queste antiche popolazioni, infatti, l’equinozio autunnale veniva festeggiato con il nome di Mabon, il giovane dio della vegetazione e dei raccolti. Indicato col nome di Maponus nelle iscrizioni romano-britanne, è figlio di Modron lsa, dea madre. Rapito tre notti dopo la sua nascita, venne imprigionato per lunghi anni fino al giorno in cui venne liberato da Culhwch, cugino di Re Artù. A causa del soggiorno ad Annwn, Mabon rimase giovane per sempre. Il suo rapimento è poi l’equivalente celtico del rapimento greco di Persefone.

Nell’antica Grecia si celebravano i grandi misteri elusini, riti misterici che rievocavano appunto il rapimento di Persefone, figlia della dea Demetra, che regolava i cicli vitali della terra, condotta agli inferi dal dio Ade che ne fece la sua sposa. La leggenda racconta che Demetra, come segno di lutto e fin quando non riebbe sua figlia, rese impossibile il germogliare delle sementi e delle pianti e rese sterile la terra. In sostanza in entrambe i miti quello che viene ciclicamente rivissuto ogni autunno è il sacrificio del dio/dea che, dopo le gioie e glorie amorose della primavera e dell’estate, dopo aver dato con la massima potenza fecondante i frutti a tutti gli esseri viventi, è costretto/a a morire a sè stesso, a declinare nel buio della terra, intesa come ventre, utero, tomba, inferno. Il mito si interseca quindi con la realtà e con i ritmi vitali dell’uomo, che nonostante la tecnologia, continuano ad essere intimamente legati con l’ancora, per certi versi, misterioso movimento degli astri.

UN’ESPLOSIONE DI COLORI – L’autunno nelle prossime settimane darà il via alla sua eccezionale esplosione di colori. Il verde si tingerà con il giallo, il rosso, l’arancione, e tantissime altre tonalità naturali che renderanno davvero suggestivo – come ogni anno – lo scenario della natura, in quella che è la stagione intermedia tra la calda estate e il freddo inverno. Ed è anche la stagione dei prodotti forse più buoni offerti dalla terra: vino e olio si producono grazie a uva e olive, e poi le castagne, i funghi, le noci e tantissime altre tipicità.

Per qualcuno l’autunno ci riporterà ad una stagione malinconica, dove pian piano la luce del giorno lascerà il posto all’oscurità, e i bei tepori estivi passeranno il testimone al fresco e alle piogge del suggestivo autunno. Per altri, sarà l’addio alle alte temperature miti e all’afa che tanto ci fanno “soffrire” nel trimestre estivo. Per tutti sarà l’equinozio d’autunno, l’evento che saluterà definitivamente l’estate 2020, risultata la più calda a livello globale.

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Renato Sansone: Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it
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