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Freddo e pioggia influenzarono la mortalità della prima guerra mondiale e dell’influenza spagnola

Piogge torrenziali e temperature insolitamente fredde influenzarono gli esiti di molte grandi battaglie sul fronte occidentale durante la prima guerra mondiale. In particolare, le cattive condizioni meteo ebbero un ruolo nelle battaglie di Verdun e della Somme, durante le quali più più di un milione di soldati furono uccisi o feriti.

Il maltempo potrebbe anche aver esacerbato la pandemia di influenza spagnola che causò il decesso di 50-100 milioni di persone tra il 1917 e il 1919. Gli scienziati hanno studiato a lungo la diffusione del ceppo influenzale H1N1 che causò la pandemia, ma poche ricerche si sono concentrate sull’eventualità che le condizioni ambientali svolsero un ruolo fondamentale.

In un nuovo studio pubblicato sulla rivista GeoHealth di AGU, gli scienziati hanno analizzato un nucleo di ghiaccio prelevato da un ghiacciaio nelle Alpi per ricostruire le condizioni climatiche durante gli anni della guerra. Hanno trovato un afflusso di aria estremamente insolito dall’Oceano Atlantico settentrionale che imperversò dal 1914 al 1919. La pioggia e il freddo incessanti causati da questo afflusso di aria oceanica incomberono sui principali campi di battaglia del fronte occidentale, ma influirono anche sui modelli migratori di anatre domestiche (Anas platyrhynchos domesticus), il principale ospite animale per i ceppi di virus influenzali H1N1.

Secondo il nuovo studio, le anatre domestiche probabilmente rimasero nell’Europa occidentale nell’autunno del 1917 e del 1918 a causa del maltempo, piuttosto che migrare verso nord-est in Russia come fanno normalmente. Ciò le costrinse a restare vicino alle popolazioni militari e civili e potrebbe aver permesso agli uccelli di trasferire un ceppo particolarmente virulento di influenza H1N1 agli esseri umani attraverso i corsi d’acqua.

I risultati aiutano gli scienziati a comprendere meglio i fattori che contribuirono a rendere la guerra e la pandemia così mortali, secondo Alexander More, scienziato del clima e storico presso la Harvard University / Climate Change Institute, professore associato di salute ambientale alla Long Island University e autore principale del nuovo studio.

Non sto dicendo che questa sia stata la causa della pandemia, ma è stato certamente un potenziatore, un ulteriore fattore di esacerbazione di una situazione già esplosiva“, ha detto More.

È interessante pensare che piogge molto intense potrebbero aver accelerato la diffusione del virus“, ha detto Philip Landrigan, direttore del Global Public Health Program presso il Boston College. “Una delle cose che abbiamo imparato dalla pandemia COVID è che alcuni virus sembrano rimanere vitali per periodi di tempo più lunghi nell’aria umida che nell’aria secca. Quindi ha senso pensare che se l’aria in Europa fosse insolitamente umida durante gli anni della prima guerra mondiale, la trasmissione del virus avrebbe potuto essere accelerata“.

Del resto i paesaggi piovosi, freddi e fangosi del fronte occidentale sono ben documentati dagli storici. Mary Borden la descrisse come “la tomba liquida dei nostri eserciti” nella sua poesia “Il canto del fango” sulla battaglia della Somme del 1916.

I resoconti storici delle prime battaglie in Francia descrivono come la pioggia intensa colpì le truppe britanniche, francesi e tedesche e descrivono le trincee e le gallerie scavate e riempite di acqua piovana; i campi fangosi, inoltre, rallentavano il movimento delle truppe durante il giorno; e le fredde temperature notturne costrinsero migliaia di persone a sopportare il gelo. Tuttavia, sono state fatte poche ricerche sulle condizioni ambientali che potrebbero aver causato piogge torrenziali e freddo insolito.

Nel nuovo studio, More e i suoi colleghi hanno confrontato le condizioni ambientali con i documenti storici durante gli anni della guerra. Hanno scoperto che la mortalità in Europa raggiunse tre picchi durante la guerra, e questi picchi si verificarono durante o subito dopo periodi di basse temperature e forti piogge negli inverni del 1915, 1916 e 1918.

La circolazione atmosferica è cambiata per sei anni e c’è stata molta più pioggia e tempo molto più freddo in tutta Europa“, ha detto More. “In questo caso particolare, è stata un’anomalia di 100 anni“.

Il nuovo record della carota di ghiaccio alpina corrobora i resoconti storici delle piogge torrenziali sui campi di battaglia del fronte occidentale, che causarono la morte di molti soldati per annegamento, esposizione, polmonite e altre infezioni.

È interessante notare che i risultati suggeriscono che il maltempo potrebbe aver tenuto anatre domestiche e altri uccelli migratori in Europa durante gli anni della guerra, dove potevano facilmente trasmettere l’influenza agli esseri umani con l’acqua contaminata dai loro escrementi fecali. Le anatre domestiche sono il principale serbatoio animale dei virus influenzali H1N1 e fino al 60% delle anatre domestiche può essere infettato da H1N1 ogni anno. Ricerche precedenti hanno dimostrato che i modelli migratori di germani reali e altri uccelli vengono interrotti durante periodi di tempo insolito.

I germani reali hanno dimostrato di essere molto sensibili alle anomalie climatiche nei loro modelli di migrazione“, ha detto More. “Quindi è probabile che siano rimasti fermi per gran parte di quel periodo“.

La prima ondata di infezione da influenza H1N1 in Europa si verificò nella primavera del 1918, molto probabilmente originata dalle truppe alleate arrivate in Francia dall’Asia nell’autunno e nell’inverno del 1917, secondo ricerche precedenti. Il nuovo studio ha rilevato che l’ondata più mortale della pandemia in Europa iniziò nell’autunno del 1918, subito dopo un periodo di forti precipitazioni e temperature rigide.

Queste riorganizzazioni atmosferiche avvengono e influenzano le persone“, ha detto More. “Influenzano il modo in cui ci muoviamo e la disponibilità di acqua. Gli animali portano con sé le proprie malattie nei loro movimenti, e le loro migrazioni sono dovute all’ambiente e come cambia, o come lo cambiamo“.

Penso che sia uno studio molto credibile e provocatorio che ci fa pensare in modi nuovi all’interazione tra malattie infettive e ambiente“, ha detto Landrigan.

Categorie: Home Storia
Renato Sansone: Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it
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