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Nel Grand Canyon le tracce dei vertebrati più antichi

Il Grand Canyon

Nel 2016 il professore Allan Krill, del dipartimento di geologia norvegese, scoprì una serie di tracce mentre guidava i suoi studenti in una gita nel Grand Canyon del Colorado.
Notò i fossili incisi in una roccia lungo il sentiero percorso. Scattò qualche foto e le inviò prontamente a Steve Rowland, un geologo che spesso accompagnava il gruppo nei loro viaggi annuali. Dalle analisi condotte sulla loro natura (in primis colore e dimensione dei grani), si stabilì che la roccia fosse caduta da una vicina scogliera. Ciò permise di datarne le tracce.

E’ emerso che circa 313 milioni di anni fa, una grande creatura simile a una lucertola delle dimensioni comprese tra 40 e 80 centimetri, si arrampicò su una duna di sabbia costiera in quello che ora è il Grand Canyon. Qualche tempo dopo, una leggera rugiada bagnò le tracce cementandole e successivamente la sabbia portata dal vento
le seppellì, preservando le impronte artigliate dell’animale.

I paleontologi che hanno studiato il tracciato affermano che sono le tracce dei vertebrati più antichi mai osservati nel Parco Nazionale del Grand Canyon.

Esse appartengono ai tetrapodi, la superclasse di vertebrati che presentano quattro arti e che rappresentano gli antenati dei moderni rettili. Vivevano nella sabbia circa 250 milioni di anni prima del Tyrannosaurus rex, e avrebbero camminato con un’andatura molto evoluta.

Quando il team di Rowland ha esaminato le tracce, ha trovato due caratteristiche sorprendenti: “la prima è che sono i più antichi amnioti conosciuti che vivono nelle dune di sabbia“, ha detto il coautore dello studio Steve Rowland. Gli amnioti sono animali come uccelli e rettili le cui uova possono sopravvivere fuori dall’acqua.”Trovare queste tracce in quella che era una duna costiera significa che questi antenati dei rettili moderni si sono adattati alla terra quasi appena evoluti“, ha detto Rowland.

La seconda cosa sorprendente è la disposizione delle impronte – queste tracce hanno rivelato un’andatura in sequenza laterale“, ha detto Rowland.
Se osservi il tuo cane o gatto, specialmente quando si muove lentamente, potresti vederlo usare un’andatura in sequenza laterale in cui muovono la gamba posteriore destra seguita dalla gamba anteriore destra, e poi quella posteriore sinistra seguita da quella frontale sinistra. Gli esseri umani usano questo tipo di movimento diagonale, facendo oscillare il braccio sinistro in avanti in modo sincrono con la gamba destra e viceversa. I pesci, invece, la usano quando muovono le pinne.
Gli animali con quattro zampe possono utilizzare entrambi i tipi di andatura.

Fino a quando non abbiamo studiato queste tracce nessuno sapeva quanto presto nella storia degli animali l’andatura della sequenza laterale fosse entrata in uso. Ora, sappiamo che è stata usata molto presto nella storia degli amnioti, 313 milioni di anni fa.

Spencer Lucas, un paleontologo del Museo di Storia Naturale del New Mexico che non è stato coinvolto in questo studio, ha applaudito il lavoro. La ricerca attuale, ha detto, “documenta un’importante scoperta: la più antica registrazione delle impronte di vertebrati tetrapodi in uno strato roccioso eolico (formato dal vento). Stabilisce che i vertebrati vivevano nei deserti milioni di anni prima di quanto precedentemente noto.”

I risultati sono stati pubblicati il ​​19 agosto sulla rivista PLOS One.

Renato Sansone: Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it
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