Published On: dom, Ott 25th, 2020

Come le acque di falda segnalano i telesismi

Secondo un nuovo studio condotto tra l’Ingv, il dipartimento di Scienze della Terra della Sapienza e il Cnr,  pubblicato sulla rivista Scientific Reports, alcune variazioni del livello delle acque di falda in Italia centrale, sarebbero riconducibili a terremoti lontani, avvenuti persino in altri continenti.

Un precursore sismico già documentato in numerosi studi, anche se quando si parla di eventi così distanti, crescono le incertezze. Monitorando per 5 anni il livello di una falda acquifera a Popoli, in Abruzzo, i ricercatori hanno osservato, oltre ai segni lasciati da eventi sismici avvenuti nelle immediate vicinanze, un comportamento anomalo delle acque, il cui motore scatenante era dall’altra parte della Terra: sono state identificate 18 forti oscillazioni come risposta “impulsiva” delle acque sotterranee ai terremoti di magnitudo superiore a 6.5 avvenuti in tutto il mondo, anche a oltre 18.000 chilometri di distanza dal sito di osservazione.

Dall’indagine idrogeologica e sismica è emerso che le onde sismiche responsabili delle perturbazioni sono le onde di Rayleigh che viaggiano sulla superficie terrestre, raggiungendo enormi distanze – spiega Carlo Doglioni della Sapienza e presidente Ingv. Ora che abbiamo individuato le perturbazioni causate dai terremoti lontani abbiamo uno strumento in più per distinguerle dai segnali precursori indotti dai sismi vicini”, si legge nel comunicato.

Nello studio, inoltre, si attesta una correlazione tra la distanza del terremoto e la sua magnitudo con l’entità dell’oscillazione della falda freatica: una evidenza che conferma l’importanza di questi fattori nel controllo del comportamento delle acque sotterranee in un determinato sito, e non solo. “La natura degli acquiferi – spiega Marco Petitta del Dipartimento di Scienze della Terra della Sapienza – gioca un ruolo sicuramente fondamentale nella risposta delle acque all’attività sismica. Contrariamente a quanto avviene per gli acquiferi porosi, gli acquiferi carbonatici intensamente fratturati, come quello da noi monitorato in Abruzzo, si rivelano molto più sensibili agli eventi deformativi. Proprio questo aspetto diventa essenziale nell’identificare un sito idrosensibile alla sismicità”.

Un lavoro affiancato da sforzi simili nel resto del mondo, come quello recentemente condotto in Cina, dove si evincono gli stessi risultati. Un ulteriore passo verso una possibile futura identificazione di precursori sismici nelle acque.

Bibliografia: INGV

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- Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it