Published On: lun, Nov 16th, 2020

Il cervello umano e l’universo messi a confronto da scienziati italiani

In uno studio pubblicato su Frontiers in Physics, l’astrofisico Franco Vazza, dell’Università di Bologna e il neochirurgo Alberto Feletti, dell’Università di Verona, hanno confrontato la rete di cellule neuronali con la rete cosmica delle galassie, notando sorprendenti somiglianze.

Il nostro cervello funziona grazie ad un’ampia rete che comprende 69 miliardi di neuroni, mentre l’Universo osservabile è composto da almeno 100 miliardi di galassie. Nonostante l’enorme differenza di 27 ordini di grandezza, entrambi hanno una massa totale composta rispettivamente dal 30% di neuroni e galassie, disposti in lunghi filamenti o nodi tra i filamenti. Infine, all’interno di entrambi i sistemi, il 70% della distribuzione di massa o energia è composta da componenti che giocano un ruolo apparentemente passivo: l’acqua nel cervello e l’energia oscura nell’universo osservabile.

Il nostro cervello, pertanto, rappresenta una sorta di scala ridotta dell’universo?
I ricercatori hanno confrontato una simulazione della rete di galassie con le sezioni della corteccia cerebrale e del cervelletto, con l’obiettivo di osservare come le fluttuazioni della materia si diffondano su scale così differenti.

I risultati hanno stabilito che la distribuzione della fluttuazione all’interno della rete neuronale del cervelletto su una scala da 1 micrometro a 0,1 millimetri segue la stessa progressione della distribuzione della materia nella rete cosmica ma, ovviamente, su una scala più ampia che va da 5 da milioni a 500 milioni di anni luce.

I due ricercatori hanno anche calcolato alcuni parametri che caratterizzano sia la rete neuronale che la rete cosmica: il numero medio di connessioni in ciascun nodo e la tendenza a raggruppare più connessioni in nodi centrali rilevanti all’interno della rete.

Insomma, cosmologia e neurochirurgia hanno mostrato livelli di accordo inaspettati che potrebbero consentire una migliore comprensione delle dinamiche alla base dell’evoluzione temporale di questi due sistemi.

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- Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it