Published On: dom, Gen 24th, 2021

Perché i virus mutano?

Le varianti del coronavirus non erano inaspettate, specie dopo che l’immunità globale continua ad aumentare.

Sars-CoV-2, come tutti gli altri virus, propone delle mutazioni per aumentare le probabilità di sopravvivenza. La replica avviene attraverso l’introduzione di piccoli errori nella codifica genetica; alcuni irrilevanti, altri decisamente proficui.

Le varianti emerse recentemente nel Regno Unito, in Sud Africa e in Brasile, sono il frutto di un’immunità abbastanza elevata generata dall’alto numero di contagi.
Di conseguenza più casi equivalgono a più trasmissioni, il che massimizza le possibilità che si verifichi una mutazione significativa.

Ma non tutti gli esperti concordano: alcuni, ad esempio, denotano dubbi in merito.
Secondo Bjorn Meyer, un virologo presso l’Institut Pasteur di Parigi, è più probabile che ogni mutazione si sia verificata in un singolo individuo, che poi l’ha trasmessa ad altri.

E mentre COVID-19 infetta gli individui per circa 10 giorni prima di essere neutralizzato dall’organismo, alcuni studi hanno dimostrato che alcuni pazienti possono portarlo per diverse settimane o più, massimizzando la finestra per le mutazioni.

Le origini precise delle varianti rimangono in discussione, ma gli scienziati sono unanimi sul fatto che il loro effetto necessita di un’attenta gestione.

Sebbene più contagiose, attualmente non ci sono prove che suggeriscano che le nuove varianti siano più virulente di altre forme di SARS-CoV-2.

Ma con le attuali misure sanitarie e di allontanamento in atto in tutto il mondo, insieme alle campagne di vaccinazione, è probabile che la “pressione selettiva” del virus influenzi la trasmissibilità piuttosto che la potenza.

Una cosa è certa: il virus continuerà a mutare, il che potrebbe portare varianti più pericolose. Ciò preoccupa i virologi, dal momento che se questa ipotesi risultasse veritiera, sarebbe a rischio l’efficacia futura dei vaccini.

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- Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it