Published On: mar, Feb 2nd, 2021

La festa della Candelora in questa stagione di mezzo

“Candelora, candelora de l’inverno semo fora, ma se piove o tira vento dell’inverno semo dentro”, è un proverbio umbro, ma conosciuto senz’altro in tutta Italia. Nelle tradizioni contadine il secondo giorno di febbraio è uno spartiacque del periodo invernale. Il giorno della benedizione delle candele viene dopo i tre giorni della merla (dal 29 al 31 gennaio, mentre secondo altri dal 30 gennaio al primo febbraio), i giorni tradizionalmente più freddi dell’anno.

Sono tantissimi i proverbi ed i detti che scandiscono stagioni, mesi, periodi dell’anno caratterizzati da una certa regolarità in fatto di clima, in funzione ovviamente delle zone d’Italia. L’inverno ha, dal punto di vista climatico e con il caleidoscopio del mondo contadino, due pietre miliari importanti: San Martino, la fine dell’anno agricolo, data in cui terminavano i contratti dei braccianti, e la Candelora, che dava auspicio per uscire o condanna a rimanere nella stagione fredda per il periodo immediatamente successivo.

Arderà o meno la fiamma del focolare domestico dopo la candelora? Certamente in quasi tutta Italia, ma meglio ci si potrebbe chiedere: spegnerà il freddo persistente la flebile fiammella che ci illumina durante quest’inverno che ormai sfibra la nostra tempra? Lo farà dopo la candelora?

Il 2 febbraio ricorda la Presentazione di Gesù al tempio. Simeone, uomo anziano e pio, una volta conosciuto Gesù ancora bambino, disse: “Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele” (Lc, 2, 29).

Accogliamo dunque la primavera, con un secondo giorno di febbraio bello e soleggiato, oppure rassegniamoci al freddo che continua. Forse con questo atteggiamento potremmo indugiare rispetto ad una superstizione che, nell’anno in cui la scienza ha rialzato la testa, non ci rende onore. Ma chi ha il dono della fede può ispirarsi a Gesù che, al tempio, diviene luce del Mondo. Ed ancora, le candele, proprio nella cultura popolare, ci hanno abituato a danzare un valzer che ci fa oscillare tra la disperazione e la speranza, tra l’amore e l’oblio:

La fiamma del tuo amor
che sol per me sognai invan
è luce di candela che
gi
à si spegne piano pian

Questa canzone interpretata da Claudio Villa e da Michele è un canto popolare scozzese (Auld Lang Syne), scritto nel diciottesimo secolo dal poeta Robert Burns e nota anche come il “valzer delle candele” o “la canzone dell’addio”. Essa venne cantata proprio in questi giorni, l’anno scorso ,all’interno del parlamento europeo, una volta che la votazione decisiva decretò definitivamente l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

Should auld acquaintance be forgot

And never brought to mind?

Ed allora in questo valzer della vita cerchiamo di buttarci alle spalle, proprio nel giorno della candelora, il freddo dell’infausto inverno che stiamo vivendo e alimentiamo le esili fiammelle di speranza di ricordi ed auspici. Viviamo, ora più che mai oggi, in una stagione di mezzo “spaccata e offesa da giorni agonizzanti e disperati”, ma verrà presto il momento in cui sentiremo il desiderio, la chiamata, la pulsione di ricominciare.

About the Author

- Ingegnere, si è sempre occupato di idraulica ed energia. La passione per la geografia l’ha portato a laurearsi in geografia umana nel novembre 2020 con una tesi sulla via Francigena e gli itinerari culturali. Lavora in Africa e si occupa di sviluppo di nuovi impianti idroelettrici, progettazione, costruzione e manutenzione di impianti ad energia rinnovabile. Conosce le lingue e ritiene sempre formativo e di grande crescita il confronto con le altre culture.