Published On: sab, Set 11th, 2021

Se l’11 settembre 2001 l’uragano Erin avesse cambiato rotta?

Sono trascorsi esattamente 20 anni dal quel terribile attacco alle torri gemelle di New York. Il mondo da quel giorno è cambiato completamente e noi siamo cambiati con quell’evento. Gli articoli e gli approfondimenti si moltiplicano in questi giorni su TV e giornali. La pandemia possiamo dire che a distanza di 20 anni è stato un nuovo evento corale e globale, seppur completamente diverso, ma anche lei lascerà cambiamenti indelebili nella nostra società.

Sull’11 settembre in questi vent’anni si sono fatte  tante congetture, si è parlato di complotti, di coincidenze strane e da lì sono successe un sacco di cose: la guerra in Afganistan, la guerra in Iraq, Obama presidente, USA in crisi economica, la presidenza Trump e oggi sicuramente gli USA sono molto diversi da allora. Cambiamento che trova basi proprio in quell’11 settembre. 

Facciamo però un salto indietro di soli 10 anni. E che cosa ha riportato New York al centro dell’attenzione? Bussa alla porta Irene. L’uragano che il 29 agosto 2011 è passato proprio su New York. Le previsioni emesse dagli enti meteorologi governativi americani prepararono la Grande Mela all’apocalisse, proprio come tanti film ci avevano abituati nella finzione. Parte la psicosi, ma questa volta gli USA sono preparati anche perché l’uragano Katrina, del 2005,  era anch’esso ancora un fresco brutto ricordo.

In quella occasione la città di NY venne in parte evacuata e tutti i newyorkesi vennero preparati al peggio dal sindaco Bloomberg. Porti, aeroporti, metropolitane e ponti cittadini vennero chiusi. Tutti chiusi in casa, invitati a tenersi un kit di emergenza, in attesa del passaggio dell’uragano. Irene passa, lascia sul terreno purtroppo 50 vittime, ma nessuna a New York, anche perchè quando giunta sulla città della East Coast, la sua forza si era attenuata.

Il mar dei Caraibi è solitamente ancora molto caldo a fine estate  e spesso sforna mostri d’acqua e vento. Ricordiamo anche l’Uragano Katia nel 2012, ancora più forte di Irene, ma fortunatamente si diresse al largo della East Coast americana, lontano dalla martoriate Virginia e New Jersey.

Anche Erin, nel settembre 2001, fece la stessa cosa. Diretto verso New York cambiò rotta. Un dettaglio passato inosservato, ma alla luce di quanto accaduto con Irene, forse la storia sarebbe potuta veramente cambiare, o forse no? 
Erin, un bolide con venti a 195 km/h che vede la sua vita dal 1 settembre 2001 al 15 settembre dello stesso anno proprio a cavallo degli attentati. Erin proprio l’11 settembre cambia direzione e perde la sua forza; scatenarà la sua potenzialità a largo della East-Coas. Come andó lo sappiamo tutti bene e  a New York città quella mattina di settembre il cielo era sereno e la visibilità era ottima.

Non potremo mai sapere che cosa sarebbe realmente successo se Erin si fosse scatenato su New York e quindi se gli attentatori costretti a restare a terra avessero magari desistito all’idea, o magari tutto ciò avrebbe solamente rimandato i piani di distruzione.

L’aforisma classico “con i se e con i ma la storia non si fa“, trova in questa situazione un’applicazione perfetta. Erin, che la sua etimologia deriva da Irlanda ha voluto deviare il suo destino proprio in quella lontana destinazione oltreoceano e non proseguire sulla Grande Mela, dove avrebbe potuto portare forse una pioggia manzoniana che avrebbe “pulito il male” che si stava per scatenare.

Erin a differenza di Irene è stato più “buono” non ha provocato vittime, ma forse ne avrebbe potute salvare 3.000!

About the Author

- Ingegnere Ambientale, laureato presso il Politecnico di Torino, si è specializzato in difesa del suolo. Oggi si occupa di progettazione di impianti ad energia rinnovabile e di sviluppo sostenibile della montagna, con focus sulla mobilità elettrica. Volontario di Protezione Civile, ama la natura, ma anche i social media e la fotografia. Per compensare la formazione scientifica coltiva lo studio della storia e delle scienze politiche. * Contatti: giuseppe.cutano@geomagazine.it * * IG e Clubhouse: @latitude_45