Published On: mar, Mar 15th, 2022

Che cosa ci dicono i fossili?

I fossili sono stati a lungo oggetto di curiosità, anzi, considerati talvolta come “scherzi della natura”. Solo agli inizi del 1800  fu accettata la corretta interpretazione come resti di organismi vissute in epoche geologiche passate e conservati nelle rocce della crosta terrestre. 

Ci si accorse che essi potevano essere uno strumento valido per la conoscenza della flora e della fauna e che fornivano la possibilità di ordinare e classificare gli organismi del passato nello spazio e nel tempo. Sembrò evidente che le forme fossili avevano subìto un processo evolutivo, da forme più semplici a forme estremamente complesse. 

UN EVENTO RARO

Normalmente sono le parti dure degli organismi viventi a subire il processo di fossilizzazione: i denti, le ossa, i gusci, gli esoscheletri chitinosi, il legno e le impalcature calcaree. In altri casi, tuttavia, rimane il modello, l’impronta che l’organismo ha lasciato nel sedimento in cui è stato inglobato. 

Perché il processo di fossilizzazione avvenga, devono realizzarsi una serie di circostanze favorevoli: 

  • l’organismo deve venire sottratto con sollecitudine all’azione distruttrice dell’ambiente atmosferico (soprattutto dell’ossigeno presente nell’aria o sciolto nell’acqua)
  • deve essere inglobato in sedimenti costituiti da materiale molto fine, come argilla, sabbia, ecc. 

La fossilizzazione, comunque, sembra un evento eccezionale, perché soltanto un numero estremamente piccolo di organismi vengono a trovarsi nelle condizioni adatte. Essi ci forniscono importanti informazioni sulla vita passata, ma non ci danno un panorama completo delle forme animali e vegetali che hanno popolato la terra. 

I FOSSILI E L’EVOLUZIONE DEL MONDO DEI VIVENTI

Lo studio dei fossili a partire da quelli più antichi ha messo in evidenza che gli organismi vegetali e animali differiscono tra loro nel tempo. La comparsa dei diversi gruppi avviene seguendo un ordine progressivo, almeno dal punto di vista morfologico.

Così gli invertebrati compaiono prima dei vertebrati e, tra questi ultimi, i pesci compaiono prima degli anfibi e questi prima dei rettili, i quali preannunciano la comparsa degli uccelli e dei mammiferi. Nel mondo dei vegeali, le alghe precedono i muschi, e questi le piante con vasi conduttori (tracheofite), mentre le piante con fiori (gimnosperme ed angiosperme) sono le ultime a comparire. 

PALEOECOLOGIA, CLIMATOLOGIA, LA SISTEMATICA BIOLOGICA E LA STRATIGRAFIA

Lo studio dei fossili ha dimostrato che alcuni di essi caratterizzano un determinato ambiente, ad esempio litorale o pelagico. Ma non solo; spesso danno un’idea del clima presente nella regione in cui essi sono vissuti. Grazie ad essi, quindi, possiamo avere un’idea dell’evoluzione del clima durante la storia della Terra. Inoltre, è talvolta possibile ricostruire la storia dell’evoluzione di certi gruppi di organismi.      

I fossili, dunque, differiscono gli uni dagli altri nel tempo o, più precisamente, “evolvono”. In particolare, certe forme sono rappresentate solo in certe epoche o lo sono con forme particolari e diverse dalle altre. Possono quindi essere usati per la datazione di serie stratigrafiche. 

I FOSSILI GUIDA 

Alcune specie animali e vegetali vissute per milioni di anni, non hanno subìto mutamenti apprezzabili della loro evoluzione, mentre altre vissute per un periodo limitato di tempo si sono poi estinte. A differenza delle prime, le seconde hanno lasciato fossili detti guida.

Aree impervie e fossili

Per essere tali, devono avere una distribuzione verticale molto ristretta, e devono appartenere ad organismi che sono vissuti su vaste aree geografiche, per cui i loro resti hanno potuto essere inclusi in sedimenti, quasi su tutto il globo.

La presenza di fossili guida consente non solo di fissare i limiti inferiori e superiori delle formazioni sedimentarie depositatesi nelle varie ere, ma anche di poter considerare sincrone rocce di regioni assai lontane tra loro.     

About the Author

- Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it