Published On: lun, Apr 18th, 2022

C/2014 UN271 Bernardinelli-Bernstein è la cometa più grande. La conferma

Le comete sono tra gli oggetti più antichi del nostro sistema solare. Si tratta di corpi ghiacciati espulsi in un flipper gravitazionale tra i massicci pianeti esterni. Esse si trasferirono quindi nella nota nube di Oort, un “serbatoio” di comete che circonda il sistema solare per molti miliardi di chilometri nello spazio profondo.

Come già descritto in questo articolo su Geomagazine.it, il telescopio Hubble ha scoperto quella più grande. E’ stata osservata per la prima volta dagli astronomi Pedro Bernardinelli e Gary Bernstein, che l’hanno chiamata C/2014 UN271.

NESSUN PERICOLO PER LA TERRA

Ha un diametro di circa 130 chilometri, una massa di 500 mila miliardi di tonnellate e si sta dirigendo verso di noi a 35.406 Km/h. Tra dieci anni raggiungerà la distanza che ci separa da Saturno e fortunatamente non si avvicinerà mai a meno di 1,6 miliardi di chilometri dal Sole.

Il suo nucleo è circa 50 volte quello della seconda cometa più vasta e la sua massa è circa centomila volte maggiore di quella di una tipica cometa. Dati straordinari che le hanno permesso di essere osservata agevolmente da miliardi di chilometri.

Credit: NASA / ESA

La sua scoperta è arrivata casualmente. Era il 2010 (ma sarà vista nelle immagini d’archivio solo nel 2014) e C/2014 si trovava a poco più di 3 miliardi di chilometri dalla Terra. Da allora è stata studiata dai telescopi terrestri e spaziali, determinandone un nucleo solido e un’enorme chioma di polvere.
La sua distanza, tuttavia, è così grande che nemmeno Hubble riesce a risolvere visibilmente la sua parte centrale. Per tale motivo gli astronomi, sfruttando il picco di luminosità pesente nel nucleo, hanno realizzato un modello computerizzato adattandolo alle immagini.

Il team ha quindi confrontato la luminosità del nucleo con le precedenti osservazioni radio di ALMA, in Cile, suggerendo una superficie più scura di quanto si pensasse. Il suo nucleo è probabilmente più nero del carbone.

I risultati sono stati pubblicati martedì sulla rivista The Astrophysical Journal Letters.

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- Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it