Published On: Mer, Ago 24th, 2022

6 anni dal sisma del centro Italia, la situazione ad Arquata del Tronto

Il 24 agosto 2016, alle 3:36, una forte scossa sismica pari ad una magnitudo (M) di 6.0 scosse il centro Italia. L’epicentro fu localizzato nel comune di Accumoli in provincia di Rieti (Lazio) ad una profondità di 8,1 km. Quell’evento diede il via ad uno sciame sismico che causò ulteriori forti scosse di replica culminate nel terremoto di 6,5 M del 30 ottobre 2016. Quest’ultimo evento, localizzato a Norcia (PG-Umbria), è stato uno dei più forti registrati in Italia negli ultimi 40 anni. L’evento sismico fu percepito in gran parte d’Italia e anche nei Balcani. 

Estratto eventi sismici di oggi, 22 agosto 2022, nel cratere. (Fonte INGV)

Ancora oggi, giornalmente, prosegue la sequenza sismica con leggere scosse di replica, come accade dopo ogni sisma importante. Dalla mezzanotte di oggi l’INGV ha registrato almeno una decina di scosse nel distretto sismico menzionato, tutte comunque al di sotto della magnitudo 2.0. 

L’evento sismico principale  del 2016 ha coinvolto maggiormente i comuni di Accumoli (RI), Amatrice (RI) nel Lazio e Arquata del Tronto (AP) nelle Marche, ma il cosiddetto “cratere sismico” coinvolge ben 4 regioni: Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo e 140 Comuni fra le province di Rieti, L’Aquila, Teramo, Perugia, Terni, Ascoli Piceno, Macerata, Fermo e Ancona. Le Marche sono la Regione più colpita in termini di danni, mentre il Lazio in termini di vittime. 

Fra i Comuni più colpiti menzionavamo Arquata del Tronto in provincia di Ascoli Piceno che è il comune marchigiano più vicino all’epicentro del 24 agosto. I tre comuni più colpiti, fra cui Arquata, si trovano a cavallo fra Marche e Lazio lungo l’asse della Salaria (SS.4), l’antica strada consolare romana che porta da Roma a Porto d’Ascoli. Il piccolo centro marchigiano, noto per essere all’interno di due Parchi Nazionali: Sibillini e Monti della Laga e Gran Sasso, ha subito ingentissimi danni e alcune frazioni sono state di fatto danneggiate irreversibilmente. 

Estratto Mappa Geologica 1:100.000 di Arquata, versante destro Laga e versante sinistro Sibillini.

Arquata, che si trova a cavallo del Fiume Tronto, è divisa in due versanti dallo stesso corso d’acqua. Qui troviamo due geologie diverse fra la parte ovest dei Monti Sibillini e la parte est dei Monti della Laga. La complessità geologica degli Appennini, fatta prevalentemente di rocce sedimentarie, è ben evidente da queste parti e proprio questa complessità da atto a risposte sismiche diverse che possono essere calmierate o enfatizzate. Le frazioni maggiormente colpite sono quelle del versante ovest (Sibillini) e in particolare Capodacqua, Tufo, Pescara del Tronto, Borgo di Arquata, Pretare e Piè di lama. Anche le altre frazioni sull’altro versante hanno comunque subito pesantissimi danni come Spelonga, ma non a livelli delle frazioni del versante opposto. In particolare nella frazione di Pescara, con il sisma, si è riattivata una frana che ha contribuito ad aumentare l’effetto del terremoto e proprio in questa frazione si è registrato il maggior numero di vittime del comune marchigiano. 

La seconda scossa del 30 ottobre 2016 ha dato “il colpo di grazia” alla gran parte delle strutture danneggiandole irreversibilmente e estendendo i danni ingenti nella vicina Umbria. In particolare a Norcia è anche crollata la secolare Basilica di San Benedetto. 

22 agosto 2022, ore, 3:36, in ricordo delle vittime di Arquata (Credit Photo B. Di Cesare)

Sono così trascorsi 6 anni da quel 24 agosto che ha scosso e mobilitato tutta Italia. Ma qual è la situazione attuale? Ovviamente, oggi che siamo bersagliati da notizie, le informazioni riguardo il cratere sismico restano a livello locale, se non per tornare sui media nazionali in occasione della triste ricorrenza. Dunque solo recandosi sul posto e confrontandosi con le comunità locali è più facile percepire la reale situazione, scevra da speculazioni. Una notizia positiva almeno c’è ed è che i fondi economici non mancano e sono stanziati. 

In questi 6 anni gli eventi avversi che si sono sommati al difficile lavoro di ricostruzione sono tanti: le ingenti nevicate del 2017 (circa 3 metri), ben 5 governi nazionali, 3 commissari straordinari alla ricostruzione, la pandemia, l’aumento del costo della materie prime e ora la situazione geopolitica difficile. Tutte queste cose, insieme ad una buona dose di burocrazia, non hanno di certo favorito la ricostruzione che è una attività molto molto complessa. Immaginate di dover ripensare da zero ad un paese e dover riprogettare, con le norme di oggi, tutto da capo quello che era stato fatto nei secoli scorsi.

Ad esempio la frazione di Pescara del Tronto non verrà più ricostruita dove era, ma verrà spostata più in alto per toglierla dall’area di frana. Le altre frazioni resteranno dov’erano, ma ad esempio di Capodacqua non rimane più nulla di 3 chiese e della frazione stessa. Resta in piedi solo il tempietto ottagonale del 1500 che era stato puntellato dopo la scossa del 24 agosto; per il resto di fatto un foglio bianco da riscrivere. Nel borgo antico di Arquata, vicino alla storica rocca simbolo della cittadina, si trovavano diversi manufatti storici e il lungo lavoro di censimento e di rilievi si sono da poco conclusi così nelle prossime settimane riprenderanno i lavori di demolizione. 

Confronto in Fraz. Capodacqua 2022 con Google Street View del 2011 (Credit G.Cutano e Google)

In questi anni però, non si è dormito, e si è proceduto ad un complesso lavoro di rimozione delle macerie e di demolizione degli edifici pericolanti avviando nel frattempo i lavori di progettazione delle infrastrutture (ovviamente tutto legato a complesse gare di appalto). In primis quelli dei sottoservizi fra cui luce, acque e fognatura che sono completamente da rifare. Aggiungeteci quanto abbiamo menzionato sopra in termini di eventi avversi e i tempi divengono irrimediabilmente lunghi.

Nel frattempo gli abitanti che hanno deciso di rimanere vivono nelle cosiddette S.A.E. (strutture abitative di emergenza) o sono delocalizzati in altri comuni aspettando di poter ricostruire la propria casa dopo che le strutture di base verranno realizzate. Purtroppo, con il generale problema di spopolamento della montagna, molti non torneranno probabilmente più ad abitare questi luoghi perché hanno scelto di andare ad abitare ad Ascoli a San Benedetto del Tronto o in altre parti d’Italia. I tempi lunghi non giovano di certo a evitare questa emigrazione e dopo 6 anni non è facile mantenere viva la speranza.

Un altro problema da citare è sicuramente la localizzazione del sisma su 4 regioni diverse, con 4 gestioni e normative locali diverse. Questo ulteriore tassello, figlio del problema delle regioni italiane di cui avevamo parlato in un recente articolo, non giova sicuramente alla rapidità di esecuzione della ricostruzione. Probabilmente, da osservatore esterno, sarebbe stato necessario che a livello centrale si installasse una struttura unica nazionale nei comuni più colpiti e che si istituisse una sorta di zona franca per 10 anni indipendentemente da confini comunali, provinciali e regionali. Un centro di coordinamento unico, senza enti intermedi, avrebbe aiutato i comuni che, seppur con amministratori molto motivati e caparbi, non hanno certo vita facile e la forza in questa complessa opera di riedificazione. 

Nell’opera di ricostruzione non bisogna neppure trascurare la ricostituzione del tessuto sociale che si è inesorabilmente spezzato. Gli abitanti delle varie frazioni arquatane cercano come possono di mantenere eventi e tradizioni, come la Festa Bella di Spelonga (rievocazione della battaglia di Lepanto) e altri eventi. Anche su questo tema si giocherà il futuro di queste località appenniniche e solo grazie al loro spirito di sopravvivenza che si potrà mantenere viva la comunità nel lungo percorso di ricostruzione. Anzi forse c’è una opportunità. Dovendo ripensare a tutto da zero, in questa tragico evento, questa può essere l’occasione di costruire nuove comunità di montagna moderne, sostenibili e che possono diventare dei modelli per gli altri borghi montani. 

I volontari di Arquata Potest (Credit Ohga)

Cosa possiamo fare? Per aiutare queste comunità dobbiamo cercare di non far spegnere i riflettori, perché i paesaggi che ci appaiono oggi in questi comuni non sono dissimili dalla devastazioni delle guerre. Inoltre queste situazioni si possono vedere ad un paio di ore da Roma, seppure sembra che qualcuno non le voglia vedere. Abbiamo anche la possibilità di visitare questi posti percorrendo gli splendidi sentieri dei due parchi nazionali e di immergerci nella natura del Monte Vettore o del Pizzo di Sevo, grazie ai sentieri ribattuti dai ragazzi della associazione onlus Arquata Potest.

Dunque non ci resta che mandare un pensiero a tutte le comunità coinvolte dal sisma e ricordare le 300 vittime di quegli eventi. Vogliamo anche lanciare un messaggio di speranza facendo un grande in bocca al lupo affinché si continui a lavorare giornalmente e alacremente come stanno facendo donne e uomini affinché questi borghi tornino a nuova vita.

Video con drone del borgo storico di Arquata prima delle imminenti demolizioni:

Per maggiori info consultate il sito ufficiale governativo.

About the Author

- Ingegnere Ambientale, laureato presso il Politecnico di Torino, si è specializzato in difesa del suolo. Oggi si occupa di progettazione di impianti ad energia rinnovabile e di sviluppo sostenibile della montagna, con focus sulla mobilità elettrica. Volontario di Protezione Civile, ama la natura, ma anche i social media e la fotografia. Per compensare la formazione scientifica coltiva lo studio della storia e delle scienze politiche. * Contatti: giuseppe.cutano@geomagazine.it * * IG: @latitude_45