Arte contemporanea e sostenibilità: nuove vie per la Transavanguardia e l’Arte Povera
La questione della sostenibilità, oggi, non è più un capitolo a parte della cultura, ma la sua struttura portante. Le arti visive, proprio nella loro capacità di intuire ciò che sta arrivando prima che diventi percezione comune, hanno da tempo intercettato questa trasformazione. E a ben guardare, i linguaggi dell’arte italiana del secondo Novecento, dalla Transavanguardia all’Arte Povera, hanno gettato semi oggi maturi, capaci di dialogare profondamente con territori come quelli alpini, dove la natura non è un semplice scenario ma una responsabilità condivisa.
Quando la Transavanguardia anticipa l’ecologia culturale
La Transavanguardia, teorizzata da Achille Bonito Oliva alla fine degli anni ’70, è stata spesso letta come un ritorno alla pittura, al gesto libero e sensuale, al colore come materia emotiva. Ma dentro quella libertà si nascondeva un messaggio più radicale: il desiderio di riconnettersi alle radici dell’immaginazione, alle simbologie arcaiche, alla manualità come gesto primario.
Artisti come Sandro Chia, Enzo Cucchi e Mimmo Paladino hanno scelto di far convivere mito, natura e memoria in immagini che sembrano emergere da un territorio che conserva, al pari di Cogne, tracce di antichi racconti, di presenze vegetali e animali, di un rapporto quasi rituale con il paesaggio.
In questo senso, la Transavanguardia ha anticipato un principio oggi centrale nella sostenibilità: ritessere la continuità fra uomo e habitat, evitando la frattura fra cultura e ambiente. La pittura, lì, non è evasione, ma un atto di responsabilità immaginativa.
Il ponte naturale con l’Arte Povera: materiali che parlano di luogo
Eppure il rapporto tra contemporaneo e ambiente trova un altro terreno fertile in un movimento nato a Torino e arrivato a contaminare l’intera Europa: l’Arte Povera.
La poetica di Giovanni Anselmo, Jannis Kounellis, Michelangelo Pistoletto, Mario Merz e Giuseppe Penone è stata, di fatto, il primo “pensiero ecologico” della storia dell’arte italiana. Non perché parlasse esplicitamente di sostenibilità, ma perché ne incarnava la logica profonda: materia naturale, energia, trasformazione, cicli vitali, equilibrio e fragilità.
Da Penone che affonda le mani nel tronco di un albero per far riemergere il tempo vegetale, ai Merz che disegnano spirali e igloo come organismi viventi, fino alle combustioni di Kounellis o alle installazioni di Pistoletto con materiali di recupero, tutto converge in una prospettiva che oggi definiremmo ambientale.
Ed è qui che entra in gioco la montagna con la valle di Cogne.
Cogne non è semplicemente un luogo di montagna: è un ecosistema culturale e naturale che ha già conosciuto la profondità simbolica dei materiali, dalle miniere alle pietre dei villaggi, dal legname alle acque che modellano le valli.
Una comunità che ha sempre convissuto con il concetto di limite, di misura, di gestione responsabile delle risorse.
In questo senso, Cogne è un laboratorio ideale per una nuova stagione artistica che intrecci:
- l’immaginazione selvaggia della Transavanguardia,
- la concretezza materica dell’Arte Povera,
- la visione sostenibile che oggi i territori alpini sono chiamati a costruire.
Dal passato al futuro: le montagne come alleate dell’arte
Le montagne della Valnontey e del Gran Paradiso hanno già ispirato artisti e pensatori. Il lavoro di Penone nei boschi del Piemonte, o di Anselmo nelle alture liguri, dimostra che l’arte trova forza nei territori che chiedono ascolto.
Cogne, dopo eventi drammatici come la distruzione della Valnontey, può diventare un nodo culturale della rigenerazione ambientale.
In un futuro prossimo, è possibile immaginare:
- residenze artistiche sostenibili, dove gli artisti lavorano con materiali del luogo o con elementi di recupero;
- installazioni temporanee che dialogano con gli equilibri ecologici senza alterarli;
- percorsi d’arte diffusa che interpretano il paesaggio anziché sovrastarlo;
- progetti con scuole e comunità per educare alla cura del territorio attraverso la creatività;
- collaborazioni internazionali che riportano le Alpi al centro della riflessione culturale europea.
Un’idea che sembra naturale se si pensa che Cogne è, da sempre, un territorio di passaggi, trasformazioni, stratificazioni. Un luogo che chiede di essere interpretato, e che può diventare, nei prossimi anni, una piattaforma alpina dell’arte contemporanea sostenibile.
Arte come responsabilità del futuro
Se Transavanguardia e Arte Povera hanno tracciato due strade diverse ma complementari, una più immaginifica, l’altra più materica, oggi queste vie tornano a congiungersi in un unico punto: la necessità di reinventare il rapporto fra uomo e terra.
Cogne può essere una delle nuove mappe su cui questa relazione prende forma: non come nostalgia, ma come visione.
Perché l’arte, quando incontra un territorio che respira, non illustra soltanto: genera futuro.
di Mattia Abram (Esperto di arte contemporanea e cultura delle terre alte)












