Published On: Mer, Dic 31st, 2025

Bere l’acqua del rubinetto, perché conviene?

In un articolo di oltre due anni fa, che ha riscosso un certo successo con addirittura richieste di consulenze sulla bolletta (lo riporto qui) vi avevamo parlato del costo dell’acqua “del rubinetto”. Si parla di acqua pubblica, gestita e data in concessione ai privati per la derivazione e la distribuzione, previo trattamento. L’acqua potabile, in Italia, ha di norma ottime caratteristiche chimiche, organolettiche e sanitarie e la sua qualità è regolata da normative rigorose e controlli periodici, per garantire la salubrità e la sicurezza per il consumo umano.
In Italia la qualità delle acque destinate al consumo umano è assicurata mediamente per l’80,5% da acque sotterranee, naturalmente protette, su cui si innesta un esteso sistema di controlli da parte dei gestori dei servizi idrici e delle Autorità Sanitarie Locali (fonte: Ministero della Salute).

La qualità dell’acqua non è sempre stata scontata, soprattutto nell’area della pianura padana oggetto di sversamenti industriali che, in Veneto e Lombardia, hanno portato a preoccupanti contenuti di PFAS ed altre sostanze. Nelle aree del Sud Italia, invece, è spesso la carenza di acqua a destare preoccupazione, quando si combinano utilizzi stagionali molto variabili, infrastrutture inadeguate e negli ultimi anni anche l’effetto del cambiamento climatico.

Ma in generale sul territorio italiano ha senso bere l’acqua del rubinetto? Non siamo medici e non vogliamo entrare nel merito di consigli relativi a metabolismo o cure idropiniche particolari, ma sostituire l’acqua minerale imbottigliata con l’acqua potabile del rubinetto è un’operazione che, salvo esigenze specifiche, ci sentiamo di consigliare perché conviene all’ambiente, al portafoglio, all’economia. Certo, dipende dal fornitore di zona, ma l’acqua del rubinetto costa meno di un centesimo al litro e, anche considerando lo sfrido nel lasciarla scorrere un poco, perché fresca, e gli oneri complessivi, direi che una stima di 2 cent€ al litro è piuttosto centrata.

Per i profili un pochino più viziati, che vogliono l’acqua frizzante? Ieri, recandomi ad acquistare un ricambio di una bombola per il gasatore domestico ho notato che la bombola da 425 grammi di CO2 dal mio rivenditore di fiducia costa 14 Euro. Questa bomboletta va applicata ad un gasatore che, mediante bottiglie da litro in plastica o in vetro, rende l’acqua frizzante. Ci sono anche sistemi più complessi, mediante fornitori di bombole di gas tecnici, ritengo pensati più per alberghi o comunque consumatori maggiori (e perchè, da turista o trasfertista, non scegliere un albergo proprio per questo tipo di attenzione rispetto all’ambiente?). Questi sistemi sono potenzialmente un poco più economici, ma vorrei portare proprio il mio caso molto retail, per così dire. Mangio spesso fuori e berrò, a conti fatti, dai 350 ai 400 litri l’anno di acqua dall’utenza domestica. L’acqua “gasata” ha diverse gradazioni ed una tassonomia chiara: può essere classificata come effervescente naturale, come la famosa acqua con due elle, se contiene più di 2,5 grammi per litro d’acqua. Un livello medio di effervescenza è tra 5 e 7 g/l, per arrivare vicini a 10 con acque rese famose da Fantozzi nella sua sfortunata apparizione al casinò con il Duca Conte.

Dunque con un gasatore da 425 grammi si possono additivare circa 70 bottiglie da litro. In effetti il fornitore ne certifica 60, considerando forse una gasatura un po’ più forte o un minimo di perdite durante l’utilizzo. Per chi non lo sapesse il processo di gasatura è più efficiente con temperature più basse ma l’atto stesso di gasare l’acqua raffresca un poco il liquido, poiché si tratta di un fenomeno endotermico.

L’approvvigionamento della bombola porta ad un costo unitario della gasatura di 20 cent€ a cui va aggiunto il costo dell’acqua (non più di 2 cent€/l come detto) ed i costi fissi per l’acquisto di un gasatore ogni dieci anni e di due bottiglie ogni 3 anni. In tutto si arriva a 23 cent€ per litro. Il confronto è con le acque in bottiglie di plastica, che hanno costi molto variabili in funzione del supermercato, dei trasporti e soprattutto del marchio; direi che i costi però, attestandoci su un taglio medio-basso, sono almeno doppi. Ci farete caso la prossima volta che andrete al supermercato: perché il massaio o la massaia fanno i conti prima di tutto con il portafogli! Fermare l’ultimo miglio delle ingombranti bottiglie che vanno dal supermercato a casa significa però non solo risparmiare la fatica, ma accorciare la filiera.

Se l’acqua della tua città non ti dà le garanzie sufficienti, cerca la casa dell’acqua più vicina a te troverai acqua controllata, filtrata e, se vuoi, gasata per non più di 10 cent€ al litro. Controlla qui.

In un supermercato di Perth vidi un bancone pieno di acqua minerale di un noto brand bergamasco; beh, non mi rallegrai certo per il nostro PIL o per lo spirito imprenditoriale italiano: est modus in rebus.

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- ingegnere per l’ambiente ed il territorio, laureato a Trento, si è sempre occupato di progettazione idroelettrica, mercato dell’energia, idraulica ed ambiente. Ha numerose esperienze lavorative internazionali (Brasile, Africa centrale, Australia) ed una passione per la geografia e la cultura classica. Questa passione lo ha portato a laurearsi in geografia nel 2020 con una tesi sugli itinerari culturali. Velleità da periegeta e da geografo naïve non lo distolgono dal grande obiettivo di sensibilizzare le persone rispetto al tema dell’energia, della sua produzione, del risparmio ed in un’ultima analisi della strategica importanza che questa commodity riveste. Il progetto GeoMagazine lo ha convinto sin dall’inizio e, oltre che alla produzione di articoli tra scienza e contaminazioni umanistiche, a rivestire il ruolo di editore di questa pagina di comunicazione scientifica ed ambientale, con l’obiettivo di renderla un canale di informazione imparziale ed obiettivo, lontano da semplificazioni, sottintesi e qualunquismo. Un canale che si rivolge ad un pubblico variegato in termini di età e formazione, ma che si pone una regola ferrea: analizzare i problemi, suffragarli, e spiegarli in modo semplice. Lo story telling che si può invece scorgere negli articoli più leggeri vuole essere una posa di positivismo ed un’ispirazione verso mondi inesplorati, fuori e dentro di noi.