Published On: Gio, Gen 15th, 2026

Le capitali che cambiano – Il caso africano

Abbiamo già parlato delle capitali che cambiano in un articolo precedente, portando i casi del continente asiatico (si veda questo articolo).

Dal primo gennaio scorso una nazione africana ha cambiato la propria capitale, ovvero la Guinea Equatoriale (fonte).

Guinea Equatoriale, Creative Commons

La Guinea Equatoriale è un piccolo stato africano, con una geografia politica un po’ particolare: suddivide il proprio territorio in una parte continentale preponderante, che ha una superficie di circa 26.000 km² e che confina con Camerun e Gabon. Fa parte della nazione anche l’isola di Bioko, sensibilmente più a nord delle coste della Guinea Equatoriale e con una superficie di soli 2.000 km². Ebbene è quest’isola che ospitava fino all’anno scorso la città più importante del Paese, ovvero la capitale Malabo che, con i suoi 300’000 abitanti costituisce il 25% circa della popolazione nazionale.

L’anomalia di una capitale insulare in uno stato non insulare è unica al mondo, con questioni pratiche ed etniche non indifferenti da risolvere. La capitale della Guinea Equatoriale è stata dal 1969 al 2025 Malabo, ma il cambiamento fu deciso già una quindicina di anni fa non a favore di Bata, la città continentale più grande e posizionata sulla costa, ma appannaggio di un centro abitato costruito praticamente dal nulla, Ciudad de la Paz. E’ questo agglomerato che dal 1° gennaio 2026 diventa la capitale equatoguineana. Come si può vedere su Google Maps, questa nuova città è tutta da costruire.

In Africa questi cambiamenti non sono infrequenti e si sono succeduti in Nigeria, Burundi, Costa d’Avorio. In Nigeria si è fatto fronte all’affollamento di Lagos spostando la capitale nell’entroterra, in una città pianificata come Abuja. Dopo oltre 30 anni da questo spostamento, è interessante notare come Lagos mantenga una popolazione di oltre 20 milioni di abitanti, mentre Abuja abbia senz’altro dimensioni meno consistenti, se 2,9 milioni di abitanti è una cifra attendibile (fonte: Treccani).

Lo spostamento delle capitali avvenuto in Burundi ed il Costa d’Avorio, invece, è stato fatto a favore di città già costituite, ma con una posizione più baricentrica rispetto al Paese, così da essere, nell’intenzione del legislatore, più rappresentative e logisticamente favorite. Rimane il fatto che, in questi due Paesi, l’unico aeroporto internazionale si trova nelle vicinanze delle ex capitali Bujumbura e Abidjan lasciando a queste città prerogative di connessione e concernenti la politica che le nuove capitali, Gitega e Yamoussoukro, non hanno. Io stesso, in un recente viaggio in Burundi, ho avuto il piacere di incontrare e conoscere il Ministro dell’Energia di quel Paese alla sede del ministero di Bujumbura, in riva al lago Tanganika. Che stranezze geografiche! Seguiteci sempre.

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- ingegnere per l’ambiente ed il territorio, laureato a Trento, si è sempre occupato di progettazione idroelettrica, mercato dell’energia, idraulica ed ambiente. Ha numerose esperienze lavorative internazionali (Brasile, Africa centrale, Australia) ed una passione per la geografia e la cultura classica. Questa passione lo ha portato a laurearsi in geografia nel 2020 con una tesi sugli itinerari culturali. Velleità da periegeta e da geografo naïve non lo distolgono dal grande obiettivo di sensibilizzare le persone rispetto al tema dell’energia, della sua produzione, del risparmio ed in un’ultima analisi della strategica importanza che questa commodity riveste. Il progetto GeoMagazine lo ha convinto sin dall’inizio e, oltre che alla produzione di articoli tra scienza e contaminazioni umanistiche, a rivestire il ruolo di editore di questa pagina di comunicazione scientifica ed ambientale, con l’obiettivo di renderla un canale di informazione imparziale ed obiettivo, lontano da semplificazioni, sottintesi e qualunquismo. Un canale che si rivolge ad un pubblico variegato in termini di età e formazione, ma che si pone una regola ferrea: analizzare i problemi, suffragarli, e spiegarli in modo semplice. Lo story telling che si può invece scorgere negli articoli più leggeri vuole essere una posa di positivismo ed un’ispirazione verso mondi inesplorati, fuori e dentro di noi.