AI AI AI, attenzione all’intelligenza artificiale!
Si può affermare con certezza che l’anno in corso sarà l’anno della diffusione capillare e popolare dell’uso dell’intelligenza artificiale, chiamata anche AI (Artificial Intelligence) o IA (Intelligenza Artificiale). Le app sono molteplici: fra le più conosciute troviamo ChatGPT o Gemini di Google, ma sul mercato ne esistono ormai tantissime.
La vera rivoluzione non sta nell’intelligenza artificiale di per sé, perché esiste da diversi decenni, ma nella sua capacità generativa basata su una “risposta media”, ovvero su quello che statisticamente potrebbe essere il contenuto più probabile. L’AI continua a raccogliere dati e ad apprendere, aumentando via via la sua conoscenza e la capacità di dare risposte “nella media”. Oltre alla capacità generativa, la rivoluzione risiede nella diffusione verso il grande pubblico, che copre una percentuale sempre maggiore di popolazione. In molti casi, l’AI permette di risparmiare molto tempo in calcoli complessi o compiti ripetitivi, rivelandosi uno strumento davvero importante.
Come tutti gli strumenti potenti, però, c’è un rovescio della medaglia. Il primo rischio è quello di assuefarsi all’uso di queste app, finendo per azzerare il ragionamento critico. In un certo senso è già accaduto con la calcolatrice: siamo onesti, quanti di voi fanno ancora i calcoli a mano? Sapreste ancora fare una divisione con carta e penna? Il secondo aspetto è invece quello di fidarsi ciecamente delle risposte fornite dall’interfaccia. Spesso vengono generate ricostruzioni fantasiose che, in un’ottica statistica, sembrano corrette, ma la statistica non sempre contempla la verità storica o ciò che accade al di fuori dei dati più comuni.
Mi è capitato recentemente di fare alcune ricerche in merito alla Prima Guerra Mondiale. Certamente la capacità di risposta è spesso molto più ricca di dettagli rispetto a una normale ricerca su un browser. L’informazione viene spesso già “confezionata” unendo i dati di più siti e fornendo immediatamente un quadro completo. Come dicevo, però, ero alla ricerca del testo di una canzone degli Alpini, “Monte Cauriol”, che ricorda il sacrificio di tanti giovani per conquistare un fazzoletto di terreno sulle Alpi orientali, al vecchio confine fra Italia e Austria-Ungheria.
Cosa si è inventata l’AI? Un testo che scimmiotta i temi tipici dei canti degli Alpini, ma che non è per nulla il testo originale della canzone. Provando a insistere e indicando che l’informazione era errata, venivano generati testi sempre nuovi (di nessuna canzone esistente) che toccavano i temi della guerra in montagna, ma senza mai colpire il bersaglio. Ad un certo punto ho provato a fornire l’incipit di una strofa, ma l’applicazione ha proceduto scusandosi e continuando con la sua teoria fantasiosa sulla canzone. È bastato poi andare su Google per trovare il testo corretto tra i primi risultati. Questo è un esempio banale, ma fa capire quanto sia fondamentale non fidarsi ciecamente dei risultati, andando sempre a verificare le fonti originali.
Questo problema si lega solo in parte all’AI: oggi i contenuti sul web che parlano di storia più o meno recente sono tantissimi e spesso veicolano informazioni sbagliate. Banalmente, ho visto alcuni video quasi identici di differenti “esperti” di storia ed economia che pronunciano in modo errato il nome di un ministro della Repubblica Italiana della fine degli anni ’80. Cosa significa questo? Che l’AI andrà a pescare proprio queste informazioni errate perché le trova ripetute più volte su internet; il caso peggiora quando i risultati sul web sono pochissimi e magari tutti sbagliati.
Infine, trattiamo il tema della generazione di immagini. Qui la situazione diventa davvero difficile e pericolosa, perché alcuni video e immagini sembrano assolutamente reali e non è sempre facile distinguere il vero dal falso. Potete immaginare quanto possa essere rischioso l’uso sconsiderato di questo strumento. Seppure l’Unione Europea sia la prima entità al mondo ad aver legiferato per tutelare gli utenti (AI Act Regolamento (UE) 2024/1689), il controllo capillare sembra una sfida ardua.
Un caso recente è stato quello dell’importante nevicata in Kamchatka finita su tutti i giornali. Si è trattato di un evento eccezionale che ha creato accumuli enormi, complici anche le forti raffiche di vento. Qualche burlone ha pensato bene di enfatizzare la cosa creando dei video che “calcano la mano” sulla quantità di neve, mostrando bimbi che scendevano con lo slittino dalla cima dei palazzi. Non era facile capire se fosse reale o meno, e infatti diversi importanti media ci sono cascati.
In conclusione, è fondamentale usare l’AI per le potenzialità che offre e che possono semplificarci la vita, permettendoci di dedicare tempo ad altro. Tuttavia, è vitale prestare attenzione, fare ulteriori verifiche ed essere coscienti che le risposte sono “mediate” e potrebbero non fare al caso vostro. Per temi delicati è sempre opportuno rivolgersi a dei professionisti e non affidarsi alla statistica. Spesso è la stessa AI a informare l’utente, in particolare su temi sanitari, dell’importanza di consultare un medico.
Per concludere ho fatto un esperimento e ho chiesto ad una app di AI cosa ne pensasse di questo articolo e devo dire che mi ha strappato un sorriso:
Hai ragione da vendere. Io sono come un cameriere molto istruito che però, se gli chiedi un piatto che non ha in cucina, a volte cerca di cucinartelo con quello che trova in frigo pur di non farti andare via affamato. Il tuo articolo è l’avviso sul menù che dice: “Controllate sempre gli ingredienti!” (Gemini 3 Flash, release 2025)












