Published On: Mar, Feb 3rd, 2026

28 anni fa: la strage del Cermis

Una funivia è un mezzo di trasporto che più di altri richiama il divertimento all’aria aperta, i bei paesaggi e quel minimo di adrenalina prodotta da una cabina nel vuoto, mentre supera dislivelli impegnativi. Gli incidenti che riguardano le funivie sono in effetti non pochi, e l’ultimo che si ricorda è certamente quello del Mottarone, ma ci sono anche diversi “near miss”. La funivia del Cermis, in Trentino, ebbe un incidente nel 1976, quando una cabina precipitò al suolo per una manomissione dei dispositivi di sicurezza. Le vittime furono 42. Si trattò di un errore umano, forse simile a quello del Mottarone, ovvero finalizzato a far fare più corse alle cabine, e quindi guadagnare di più.

Nulla a che vedere, però, con l’odioso incidente di cui oggi ricorre l’anniversario, ovvero il cavo della stessa funivia tranciato da un aereo statunitense che volava basso per una scommessa, una bravata tra commilitoni. Il velivolo militare era in missione, o forse solo in libera uscita, dalla base NATO di Aviano, non lontana considerando i riferimenti aerei.

Il rottame della cabina, Cermis (Fonte: common source)

Ricordo benissimo quel giorno, quell’incidente tra le “mie” montagne. Ricordo la rabbia per la tracotanza dimostrata dai top gun americani, quel senso di onnipotenza sulla pelle di gente che era uscita a fare una gita, e non è più tornata a casa. Sono tornati a casa loro, invece, per subire un processo farsa i colpevoli di questa tragedia. Tutto regolare, nel vassallaggio normato del patto Atlantico. Lo stesso patto che, fino ad un paio di settimane fa, Trump sembrava mettere in discussione per le sue mire espansionistiche forse ri-dimensionate al solo Nuovo Mondo.

La rabbia che personalmente mi pervase, quel giorno, si protrasse fino all’11 settembre 2001 quando, apprese le prime notizie poco chiare su quanto accaduto a New York, faticai ad empatizzare d’acchito, salvo poi riuscire a compiere un’analisi più lucida della mostruosità accaduta. Per me, quella del Cermis, fu una cesura indelebile con quel sogno americano che mi avevano raccontato le letture di Soldati, ma soprattutto l’oceanica produzione televisiva e cinematografica. Il dramma mio fu anche quello della mia Regione, quantomeno, forse meno quello della mia Nazione che ha faticato a farsi valere a riguardo e che anche oggi prende le distanze timidamente da un’America ancora più spavalda di allora nel far vedere chi comanda.

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- ingegnere per l’ambiente ed il territorio, laureato a Trento, si è sempre occupato di progettazione idroelettrica, mercato dell’energia, idraulica ed ambiente. Ha numerose esperienze lavorative internazionali (Brasile, Africa centrale, Australia) ed una passione per la geografia e la cultura classica. Questa passione lo ha portato a laurearsi in geografia nel 2020 con una tesi sugli itinerari culturali. Velleità da periegeta e da geografo naïve non lo distolgono dal grande obiettivo di sensibilizzare le persone rispetto al tema dell’energia, della sua produzione, del risparmio ed in un’ultima analisi della strategica importanza che questa commodity riveste. Il progetto GeoMagazine lo ha convinto sin dall’inizio e, oltre che alla produzione di articoli tra scienza e contaminazioni umanistiche, a rivestire il ruolo di editore di questa pagina di comunicazione scientifica ed ambientale, con l’obiettivo di renderla un canale di informazione imparziale ed obiettivo, lontano da semplificazioni, sottintesi e qualunquismo. Un canale che si rivolge ad un pubblico variegato in termini di età e formazione, ma che si pone una regola ferrea: analizzare i problemi, suffragarli, e spiegarli in modo semplice. Lo story telling che si può invece scorgere negli articoli più leggeri vuole essere una posa di positivismo ed un’ispirazione verso mondi inesplorati, fuori e dentro di noi.