28 anni fa: la strage del Cermis
Una funivia è un mezzo di trasporto che più di altri richiama il divertimento all’aria aperta, i bei paesaggi e quel minimo di adrenalina prodotta da una cabina nel vuoto, mentre supera dislivelli impegnativi. Gli incidenti che riguardano le funivie sono in effetti non pochi, e l’ultimo che si ricorda è certamente quello del Mottarone, ma ci sono anche diversi “near miss”. La funivia del Cermis, in Trentino, ebbe un incidente nel 1976, quando una cabina precipitò al suolo per una manomissione dei dispositivi di sicurezza. Le vittime furono 42. Si trattò di un errore umano, forse simile a quello del Mottarone, ovvero finalizzato a far fare più corse alle cabine, e quindi guadagnare di più.
Nulla a che vedere, però, con l’odioso incidente di cui oggi ricorre l’anniversario, ovvero il cavo della stessa funivia tranciato da un aereo statunitense che volava basso per una scommessa, una bravata tra commilitoni. Il velivolo militare era in missione, o forse solo in libera uscita, dalla base NATO di Aviano, non lontana considerando i riferimenti aerei.

Ricordo benissimo quel giorno, quell’incidente tra le “mie” montagne. Ricordo la rabbia per la tracotanza dimostrata dai top gun americani, quel senso di onnipotenza sulla pelle di gente che era uscita a fare una gita, e non è più tornata a casa. Sono tornati a casa loro, invece, per subire un processo farsa i colpevoli di questa tragedia. Tutto regolare, nel vassallaggio normato del patto Atlantico. Lo stesso patto che, fino ad un paio di settimane fa, Trump sembrava mettere in discussione per le sue mire espansionistiche forse ri-dimensionate al solo Nuovo Mondo.
La rabbia che personalmente mi pervase, quel giorno, si protrasse fino all’11 settembre 2001 quando, apprese le prime notizie poco chiare su quanto accaduto a New York, faticai ad empatizzare d’acchito, salvo poi riuscire a compiere un’analisi più lucida della mostruosità accaduta. Per me, quella del Cermis, fu una cesura indelebile con quel sogno americano che mi avevano raccontato le letture di Soldati, ma soprattutto l’oceanica produzione televisiva e cinematografica. Il dramma mio fu anche quello della mia Regione, quantomeno, forse meno quello della mia Nazione che ha faticato a farsi valere a riguardo e che anche oggi prende le distanze timidamente da un’America ancora più spavalda di allora nel far vedere chi comanda.












