Cuba oggi: l’isola sospesa tra rivoluzione, crisi economica e sogno di libertà
Dalla Rivoluzione del 1959 alla recessione degli ultimi anni: dati economici, tensioni sociali e la testimonianza di una giovane cubana che oggi vive in Italia ma continua a sostenere la sua famiglia sull’isola.
Cuba è un Paese la cui identità contemporanea è indissolubilmente legata alla Rivoluzione del 1959. La presa del potere di Fidel Castro, insieme a Ernesto “Che” Guevara e al Movimento 26 Luglio, segnò la fine del regime di Fulgencio Batista e l’inizio di una nuova fase politica fondata su nazionalizzazioni, pianificazione statale e alleanza con l’Unione Sovietica.
L’embargo economico imposto dagli Stati Uniti nei primi anni Sessanta – ancora oggi in vigore – ha inciso profondamente sulla struttura economica dell’isola [6].
Dopo il crollo dell’URSS nel 1991, Cuba entrò nel cosiddetto Periodo Especial, una fase di gravissima crisi economica caratterizzata da carenze alimentari, blackout e drastica riduzione del PIL [6]. Da allora il turismo internazionale e le rimesse degli emigrati sono diventati elementi centrali per la sopravvivenza economica del Paese.

Negli ultimi anni la situazione si è ulteriormente aggravata.
Secondo i dati diffusi nel 2025, il Prodotto Interno Lordo cubano si è contratto dell’1,1% nel 2024, dopo un calo dell’1,9% nel 2023, segnando due anni consecutivi di recessione [1][3]. Il ministro dell’Economia cubano ha inoltre dichiarato che negli ultimi cinque anni l’attività economica si è ridotta complessivamente di circa l’11% [1].
Il turismo, tradizionalmente uno dei principali settori trainanti, registra un forte arretramento: nei primi cinque mesi del 2025 gli arrivi sono diminuiti del 27% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente [2]. Nel 2024 i visitatori si sono fermati a circa 2,2 milioni, ben lontani dai 4,6 milioni registrati nel 2018, prima della pandemia [2].
A questo si aggiunge una crisi energetica persistente, con blackout diffusi dovuti alla carenza di carburante e al deterioramento delle infrastrutture [4].
L’inflazione resta elevata e continua a erodere il potere d’acquisto dei cittadini, con stime che indicano un tasso annuale ancora a doppia cifra nel 2024–2025 [5].

Per comprendere cosa significhi vivere dentro questi numeri, ho raccolto la testimonianza di Ana (nome di fantasia), una giovane cubana trasferitasi in Italia sei anni fa.
Ha sposato un italiano e costruito qui la sua nuova vita, ma il suo legame con l’isola resta fortissimo.
«Quando sono partita la situazione era già insostenibile. Non solo economicamente. Psicologicamente. Non puoi dire quello che pensi. Non puoi fare accenni contro il governo. Se sbagli persona con cui parlare rischi seri problemi.»
Ana descrive un contesto in cui la libertà di espressione è fortemente limitata e in cui le opportunità lavorative sono rigidamente incanalate.
«Non puoi scegliere davvero il lavoro che desideri. Lo Stato controlla praticamente tutto. E anche quando lavori, gran parte del tuo stipendio perde valore a causa dell’inflazione.»
Il padre di Ana vive ancora a Cuba. Ha un impiego che, per ora, gli consente di acquistare beni di prima necessità, ma la stabilità è fragile.
«Ogni settimana gli mando un bonifico. Senza le rimesse dall’estero molte famiglie non ce la farebbero. Mio papà è medico e guadagna circa 6.000 pesos al mese che equivalgono a circa 15€ e riesce a sopravvivere. Chi prende la pensione media ritira 1.500 pesos cubani al mese. Una sproporzione assurda rispetto al costo della vita; se ti serve un litro d’olio devi spendere circa 2.500 pesos, uguale per un litro di latte. Scappano tutti.»
Le rimesse rappresentano una componente fondamentale dell’economia cubana contemporanea, sostenendo direttamente i consumi interni in un contesto di scarsità strutturale.
Ana mi mostra la casa di famiglia: una costruzione semplice affacciata su una spiaggia caraibica luminosa.
«Cuba è bellissima. Non è il Paese che non amo. È il sistema che soffoca.»

Il suo sogno è chiaro:
«Vorrei tornare un giorno. Aprire una piccola attività mia. Vivere in modo semplice e dignitoso. Ma adesso non è possibile. Né politicamente né socialmente.»
Mi parla di un aumento della delinquenza legato alla disperazione economica.
«Quando la gente non ha nulla da perdere, succede di tutto. Non è cattiveria. È fame.»
Il dibattito internazionale sulla crisi cubana si concentra spesso sull’impatto dell’embargo statunitense, che il governo dell’Avana considera la principale causa delle difficoltà economiche [6].
Parallelamente, osservatori economici e analisti sottolineano anche fattori interni: rigidità del sistema, scarsa attrattività per investimenti esteri, controllo statale esteso e limitazioni alla libera iniziativa privata [5].
Cuba appare così sospesa tra pressioni esterne e difficoltà strutturali interne.
Nonostante tutto, Cuba resta un Paese di forte identità culturale, con un sistema sanitario e educativo spesso rivendicato come conquista storica della rivoluzione.
Eppure cresce un sentimento di stanchezza. L’emigrazione continua ad aumentare, soprattutto tra i giovani.
Ana conserva una speranza semplice:
«Non voglio che Cuba venga distrutta. Voglio che venga liberata. Vorrei tornare senza paura. Vorrei che mio padre non dipendesse dai miei soldi.»
Il mare continua a lambire le spiagge dell’isola con la stessa dolcezza di sempre.
Ma sotto la superficie, Cuba vive una tensione profonda tra memoria rivoluzionaria e desiderio di cambiamento.
E forse la vera domanda oggi non è se l’isola cambierà.
Ma quando.

Fonti:
[1] ANSA – “Pil giù per il secondo anno consecutivo a Cuba: -1,1% nel 2024”, 15 luglio 2025.
[2] ANSA – “Crolla il turismo a Cuba: -27% nei primi cinque mesi del 2025”, 30 giugno 2025.
[3] Ministero dell’Economia e Pianificazione di Cuba – Comunicazioni ufficiali sui dati macroeconomici 2023–2024.
[4] Report internazionali sulla crisi energetica e blackout a Cuba (2024–2025).
[5] Analisi economiche indipendenti sull’inflazione cubana 2024–2025 (osservatori economici latinoamericani e stampa internazionale).
[6] Documentazione storica su Rivoluzione Cubana (1959), Periodo Especial (anni ’90) e regime sanzionatorio statunitense.












