Published On: Lun, Mar 2nd, 2026

Arianna Tricomi

La neve fresca è silenzio.
È un manto intatto che sembra innocuo, ma sotto può nascondere vuoti, lastre, crepe invisibili.
È promessa e pericolo insieme.

Forse è per questo che raccontare Arianna Tricomi significa raccontare proprio questo: la linea sottile tra leggerezza e responsabilità, tra istinto e controllo, tra libertà e conseguenza.

Tre volte vincitrice del Freeride World Tour (2018 – Verbier, Svizzera2019 – Verbier, Svizzera, 2020 – Fieberbrunn, Austria), Arianna non è solo un nome inciso su una classifica. È una donna che ha imparato a muoversi nell’ignoto con la grazia di chi sa che ogni scelta lascia un segno, proprio come una traccia sulla neve appena caduta.

E ogni traccia, quando è fresca, racconta la verità.

La sua infanzia profuma di pelli di foca, di vento sulle creste, di paracadute e racconti di voli.
Una madre olimpionica, avventurosa, “out of the box”. Un padre pilota. Il cielo e la montagna come orizzonte naturale.

“Uno dei miei primi ricordi veri è a Livigno. Sci da telemark, scarponi di cuoio, neve fresca altissima… e io pensavo: wow, ma che bello.”

La neve fresca, da bambina, è solo morbidezza. È cadere e rialzarsi ridendo. È infilarsi nei boschi senza sapere cosa ci sia dietro l’albero successivo.

Non è ancora pericolo.
È scoperta.

A 14 anni arriva la prima deviazione di linea.

“Ho detto a mia mamma: basta gare di sci alpino, voglio surfare.”

Parte. Scompare per un Natale intero. Ritorna. Chiede di rientrare nel team. Perde tre gare. Ne vince tre. Si qualifica.

E lì sente qualcosa cambiare.

“Ho percepito cattiveria. Ho capito che se ti senti libera di fare certe scelte, qualcuno non lo accetterà.”

È la prima crepa sotto la superficie.

La neve fresca non è solo soffice. Può staccarsi.

“Se vai controcorrente, qualcuno ti verrà contro. Ma la libertà per me è sempre stata più importante di tutto.”

E la libertà, come la neve, ha un peso.

ph credit NODUM Sports GmbH

Lo sci alpino diventa stretto. Il freestyle è un passaggio.
Poi arriva il freeride.

“Non è stata una scelta. È stato un richiamo.”

Il fuori pista, per lei, non è trasgressione. È casa.
È salire prima dell’alba, studiare il pendio, ascoltare il vento. È chiedersi: cosa c’è sotto?

“Il rischio c’è. Ma si può minimizzare.”

La differenza tra incoscienza e consapevolezza è tutta lì. Nella preparazione. Nell’esperienza. Nel saper tornare indietro.

“Le poche volte che non ho ascoltato la vocina dentro… mi sono fatta male.”

Nel freeride, l’ego pesa più della neve. E la neve non perdona l’ego.

Tre titoli mondiali consecutivi al Freeride World Tour.

La prima vittoria è stupore.
La seconda è conferma.
La terza è silenzio.

“Tutti si aspettano che tu vinca. E tu senti quel peso.”

Nel 2020, con una caviglia rotta, decide di gareggiare comunque.

“Tutti mi dicevano di operarmi. Io ho detto: no, faccio la gara.”

Vince.

Ma la vetta è strana. È vento forte. È solitudine.

“Passi da tutti che parlano di te… al vuoto totale. E ti chiedi: chi sono, senza tutto questo?”

La neve fresca, quando la attraversi, si richiude.
La traccia sparisce.
Resta solo quello che hai dentro.

Oggi Arianna guarda l’inverno con uno sguardo diverso.

“Speriamo che continui a nevicare.”

Non è una frase poetica. È una preoccupazione concreta.

La montagna cambia. Le stagioni si accorciano. I pendii si affollano.

“Ho appena ripreso un signore che ha buttato una sigaretta dalla seggiovia.”

Piccoli gesti. Piccoli strappi. Piccole valanghe invisibili.

“Non sono perfetta. Anche io viaggio molto. Ma possiamo fare qualcosa nel nostro piccolo.”

La neve fresca è un dono. Ma è anche equilibrio delicato.

“Piuttosto un passo indietro che uno troppo in avanti.”

Nel freeride la differenza tra linea perfetta e errore irreversibile è sottile quanto uno strato di neve ventata.

“Non ho bisogno di un pendio mega ripido per divertirmi.”

Parla di creatività. Di piccoli cliff vicino alla pista. Di costruire un salto quando le condizioni non sono buone.

ph credit NODUM Sports GmbH

“Se la neve è instabile, faccio altro.”

La maturità è questa: sapere che la linea più bella è quella che ti riporta a casa.

“Non avevo Instagram. Giocavo nel bosco.”

Oggi i ragazzi crescono sotto sguardi continui.

“Finché lo fai per divertirti, va bene. Se lo fai per sponsor o pressione… fermati.”

Racconta di un momento in cui la passione si era affievolita. Poi un infortunio.

“Forse l’universo mi ha detto: stai a casa. Con questo mindset ti fai male davvero.”

La neve fresca è bellissima. Ma se non la rispetti, ti inghiotte.

Surf. Arrampicata. Parapendio.

“Mi piace essere principiante.”

Essere di nuovo goffa. Sbagliare. Imparare.

“Mi sento un’adulta che continua a giocare con giocattoli un po’ più pericolosi.”

Ma sempre con una consapevolezza diversa: la libertà non è fare tutto. È scegliere.

Tra 20 anni si vede ancora in montagna.

“Neve al 100%.”

Forse guida alpina. Forse musica.

“La musica ti dà sensazioni simili allo sci, ma senza rischiare la vita.”

Casa in montagna. Giardino. Silenzio.

“Cerco una forma di libertà più lenta.”

Alla montagna deve gratitudine.

“Mi ha dato tanto. Mi ha tolto tanto.”

E forse la definizione più onesta arriva alla fine:

“La libertà è la cosa più importante. Ognuno deve trovare il suo piccolo spazio per sentirsi libero.”

ph credit NODUM Sports GmbH

La neve fresca è così.
Non puoi possederla.
Puoi solo attraversarla, con rispetto.

E quando scendi, lasci una traccia.
Breve.
Fragile.
Ma vera.
La neve fresca, quando la attraversi, si richiude lentamente.
Il vento cancella le tracce. Il pendio torna vergine. Come se nessuno fosse passato.

Ma non è vero.

Ogni linea incisa resta dentro chi l’ha percorsa.

Arianna Tricomi non è soltanto una campionessa. È la dimostrazione che si può vivere in equilibrio tra istinto e disciplina, tra sogno e responsabilità, tra coraggio e rispetto. Che si può essere forti senza diventare duri. Che si può vincere senza perdere se stessi.

La montagna le ha dato gloria, le ha chiesto sacrificio, le ha imposto silenzi. E lei ha risposto con ascolto. Con maturità. Con quella rara capacità di fare un passo indietro quando il mondo ti spinge in avanti.

Forse la vera impresa non è saltare più in alto o scendere più veloce.
Forse è restare fedeli a quella voce interiore che sussurra quando fermarsi e quando andare.

E finché continuerà a nevicare, fuori o dentro di noi ci sarà sempre qualcuno disposto a cercare la propria linea.

E a percorrerla con rispetto.

About the Author

- Diplomato a Milano in osteopatia, è appassionato di arte contemporanea e jazz. Ama la montagna, la sua sostenibilità e la cultura delle terre alte. Scrittore di fantasy e pittore per passione, intreccia linguaggi e immaginari diversi per raccontare il presente con uno sguardo sensibile e trasversale. Su GeoMagazine.it esplora i legami tra creatività, territorio e culture visive contemporanee.