Italia-USA, quando i rapporti sono stati incrinati: dal Patto di Londra al Cermis
Il rapporto fra Stati Uniti e Italia non è sempre stato idilliaco, anzi. L’ascesa della superpotenza atlantica è avvenuta con le due guerre mondiali. Gli Stati Uniti sono di fatto un paese “recente” come l’Italia se confrontato con nazioni “storiche” come Regno Unito e Francia. Le prime tracce importanti dei rapporti diplomatici risalgono alla Prima Guerra Mondiale: è forse proprio qui che risiede il “peccato originale” che divenne una delle micce del secondo conflitto. Facciamo un piccolo salto indietro alle origini dei rapporti fra italiani e americani.
Il primo sangue e il pregiudizio: New Orleans e Sacco e Vanzetti
Il rapporto toccò il fondo già nel 1891, quando a New Orleans si consumò uno dei più grandi linciaggi della storia americana: 11 immigrati italiani furono trucidati da una folla inferocita nell’indifferenza delle autorità. L’Italia, per protesta, richiamò l’ambasciatore e interruppe i rapporti diplomatici, arrivando a un passo dallo scontro navale.
Questa ostilità verso la componente italiana (che oggi conta circa 17-18 milioni di italo-americani) trovò il suo culmine tragico nel Massachusetts degli anni ’20. Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, due anarchici italiani, furono condannati alla sedia elettrica nel 1927 per una rapina finita nel sangue. Nonostante prove inconsistenti e un’ondata di proteste senza precedenti che unì l’opinione pubblica italiana, i due furono giustiziati. Fu un “omicidio di Stato” dettato dal pregiudizio etnico e politico, una macchia che gli USA ammisero solo cinquant’anni dopo che era stato un errore giudiziario.
La “Vittoria Mutilata” e l’ombra di Wilson
Nel 1915 l’Italia firma il Patto di Londra, un accordo segreto con Francia e Gran Bretagna per ottenere territori in cambio dell’intervento bellico. Il patto prevedeva che, in caso di vittoria, l’Italia avrebbe ottenuto Trento, Trieste, il Sud Tirolo, l’Istria e la Dalmazia. Conclusa la guerra, al trattato di pace di Versailles del 1919, gli Stati Uniti (entrati in guerra tardi e non firmatari del patto) si opposero fermamente alla cessione della Dalmazia. Il presidente Wilson invocò il principio di autodeterminazione per un territorio a maggioranza slava, che doveva finire nella neonata Jugoslavia (sappiamo come nel 1991 è andata finire la Jugoslavia).
Gli USA e la Gran Bretagna erano interessati a frenare l’espansione italiana nell’Adriatico creando uno stato cuscinetto nei Balcani dopo il crollo dell’Impero Austro-Ungarico. Questa mancata concessione fu l’origine del mito della “Vittoria Mutilata”, una ferita diplomatica che il regime fascista cavalcò abilmente per esacerbare gli animi di chi aveva sofferto nelle trincee del Carso. I rapporti si incrinarono ulteriormente con l’espandersi del fascismo, fino al 1937, quando l’Italia uscì dalla Società delle Nazioni in polemica con le sanzioni per l’uso di gas in Etiopia.
Lo sbarco in Sicilia e il peso dell’emigrazione
Durante la Seconda Guerra Mondiale l’Italia fu nemica degli USA fino all’Armistizio di Cassibile del 1943. Un elemento cruciale di questo periodo è il legame di sangue tra i due paesi: la componente italiana negli Stati Uniti è sempre stata una delle più importanti. Si stima che oggi siano circa 17-18 milioni gli americani di origine italiana (la quarta etnia di origine europea negli USA), frutto delle massicce migrazioni di fine ‘800.
Proprio questo legame ha dei lati oscuri: è storicamente documentato che l’intelligence statunitense cercò contatti con esponenti della malavita italo-americana per facilitare lo sbarco in Sicilia. Personaggi come Lucky Luciano avrebbero fornito informazioni logistiche e contatti diretti sull’isola in cambio di sconti di pena, segnando un momento di ambiguità morale nei rapporti tra le due nazioni.
La Guerra Fredda e l’ombra dei Servizi
Nel dopoguerra, grazie al Piano Marshall, l’Italia divenne un pilastro del blocco occidentale. Ma la fedeltà atlantica ebbe un prezzo: la sovranità limitata. Durante la Guerra Fredda, l’Italia fu terra di spie e di operazioni sotto copertura (come Gladio), dove i servizi segreti americani e sovietici influenzarono pesantemente la politica interna per evitare un’ascesa al potere del Partito Comunista più forte d’Occidente.
1985: lo schiaffo di Sigonella
Il momento di massima tensione della storia repubblicana arrivò nell’ottobre del 1985. Dopo il dirottamento della nave Achille Lauro da parte di terroristi palestinesi, l’aereo che trasportava i dirottatori fu intercettato dai caccia USA e costretto a atterrare alla base di Sigonella, in Sicilia. Qui si consumò un duello senza precedenti: i VAM dell’Aeronautica Militare Italiana circondarono l’aereo, venendo a loro volta circondati dai Navy SEALs americani (Delta Force) pronti a prelevare i terroristi con la forza. Il Primo Ministro Bettino Craxi rivendicò la sovranità nazionale, rifiutandosi di consegnare i prigionieri agli USA senza un processo italiano. Fu l’unica volta in cui l’Italia disse “no” militarmente agli Stati Uniti, portando il rapporto tra Craxi e Reagan ai minimi storici.

Il dramma del Cermis: giustizia mancata
Un altro momento gravissimo fu l’incidente del Cermis (3 febbraio 1998). Un aereo militare americano, decollato dalla base di Aviano per una missione di addestramento, tranciò il cavo della funivia di Cavalese volando a una quota non autorizzata (meno di 100 metri dal suolo) per “divertimento” dell’equipaggio. Il tragico bilancio fu di 20 vittime. L’indignazione popolare fu enorme, non solo per il fatto in sé, ma perché i piloti americani, furono processati negli Stati Uniti e assolti dalle accuse di omicidio preterintenzionale, nonostante avessero distrutto il nastro video che provava la loro condotta imprudente. La mancata condanna in Italia, impedita dai trattati NATO, resta una delle macchie più profonde nei rapporti tra i due popoli.
Tensioni recenti: dai Servizi Segreti alle aule di tribunale e i dazi
Negli anni 2000, i rapporti hanno vissuto scossoni di natura diversa, tra spionaggio e cronaca nera. Nel 2003 esplose il caso Abu Omar: agenti della CIA rapirono a Milano l’imam egiziano per trasferirlo in Egitto e interrogarlo sotto tortura. L’operazione, avvenuta senza il consenso della magistratura italiana, portò alla condanna di numerosi agenti americani (poi graziati dai Presidenti della Repubblica) e aprì un dibattito feroce sull’ingerenza dei servizi USA sul suolo italiano.
Infine, il cosiddetto “caso di Perugia” legato all’omicidio di Meredith Kercher e alla figura di Amanda Knox. Seppur si tratti di un caso giudiziario, la vicenda assunse una valenza diplomatica enorme. L’opinione pubblica americana si scagliò contro il sistema giudiziario italiano, percepito come “medievale”, mentre l’Italia rivendicava l’indipendenza delle proprie corti. Le tensioni furono tali che persino il Dipartimento di Stato americano seguì con attenzione il caso, influenzando la percezione reciproca tra i due paesi per quasi un decennio.
Oggi, la tensione si è spostata sul piano economico. La politica dei dazi doganali imposti dagli USA (spesso come ritorsione per le tasse europee sui giganti del web) ha colpito duramente le eccellenze del Made in Italy agroalimentare. Formaggi, vini e olio sono diventati ostaggi di una guerra commerciale che dimostra come, nonostante i sorrisi diplomatici, l’America sia pronta a sacrificare gli interessi dell’alleato italiano per il proprio protezionismo. Molto timida la reazione italiana in questo caso per non “indispettire” l’alleato.
Questo elenco di crisi dimostra che il rapporto Italia-USA non è un monolite di amicizia, ma un terreno di scontro dove la sovranità nazionale italiana è stata spesso calpestata o messa alla prova. Dalle sedie elettriche del Massachusetts alle funivie del Trentino, la storia racconta di un alleato ingombrante che non sempre ha saputo rispettare i confini del diritto italiano. In questi scenari geopolitici nuovi staremo a vedere quale sarà il rapporto fra USA e Italia: all’apparenza buono, ma forse solo di facciata.












