Published On: Gio, Mar 5th, 2026

Il blackout spagnolo, ed il sistema elettrico italiano

Nel settembre 2003 l’Italia fu oggetto di un’interruzione di corrente generalizzata su gran parte del territorio continentale. Il sistema elettrico di oltre 20 anni fa era molto diverso da quello di oggi, con dorsali di trasmissione meno ridondanti ed una penetrazione delle “rinnovabili” ancora poco sviluppata. Le virgolette apposte al termine rinnovabili vuole sottolineare un utilizzo forse improprio del termine, in quanto sono le fonti intermittenti quelle che, a torto o a ragione, sono spesso additate come responsabili dei malfunzionamenti un sistema elettrico. Esse costituiscono una parte delle energie rinnovabili, con importanti eccezioni.

Un sistema elettrico nazionale ha tipicamente un’architettura estremamente complessa e può essere delicato in funzione del grado di ridondanza delle linee di trasmissione e delle centrali di produzione. Sono proprio la “flotta” di produzione con il suo mix energetico e le sue caratteristiche di base, e dall’altra la magliatura delle dorsali di rete, a determinare la robustezza di un sistema elettrico.

Nel 2003 fu una linea di interconnessione con tra Italia e Svizzera ad avere un guasto importante, portando, in una sorta di effetto domino, ad un black out di gran parte del territorio nazionale per diverse ore. Si sente dire spesso che le cause furono da ricercare nella scarsa “resilienza” del sistema, un termine francamente abusato che spiega poco di ciò che accadde. Nel 2003 fu la mancata ridondanza del sistema, con riferimento alle principali linee di trasmissione, che causò l’interruzione diffusa.

Nel aprile 2025, in Spagna, si può parlare ancora di resilienza, una parola buona per tutte le stagioni, ma le dinamiche sono state molto diverse. Non si possono confrontare, in effetti, momenti storici e sistemi così differenti, in Paesi in ogni caso diversi, ma vorrei sottolineare come il parco di produzione dei due Stati configuri una maggiore delicatezza del sistema elettrico iberico, rispetto a quello del nostro Paese.

L’Italia è uno Stato leggermente più popoloso della Spagna, e con una produzione industriale ed un PIL superiore del 30% circa. L’Italia ha un’economia più importante della Spagna, anche se quest’ultima dimostra proprio in questi giorni di avere un governo più indipendente, carismatico e decisionista, ed ha un frangente più sano che la sta portando a chiudere la forbice di un PIL pro capite ormai comparabile. Il consumo elettrico spagnolo è di 247 GWh annui circa, contro i 312 GWh circa dell’Italia (dati 2024); sono numeri in linea con il rapporto tra i due PIL e descrivono due Nazioni europee di peso, con economie importanti ed un sistema elettrico comparabile nel grado di complessità. La Spagna, pur meno popolosa, ha una superficie decisamente superiore, ma l’estensione delle linee di Alta Tensione è inferiore, in relazione alla disomogenea densità di popolazione sul territorio.

La grande differenza tra i due sistemi elettrici è certamente rappresentata dal parco di produzione, ovvero dalle centrali elettriche che alimentano il sistema. La potenza installata è molto simile (138 GW per l’Italia e 148 GW per la Spagna). Ma se la Spagna ha una rete di trasmissione più ridotta, consumi inferiori ed un installato un poco maggiore rispetto all’Italia, cosa rende il suo sistema elettrico potenzialmente più fragile? La risposta risiede nel concetto di inerzia del sistema. L’inerzia del sistema è data dalle masse rotanti di grandi alternatori sincroni, che consentono di regolare la frequenza di rete, bilanciando possibili disturbi, dati da cadute repentine di potenza. Il riscontro della suddivisione per fonte e tecnologia dei due parchi di produzione mostra delle differenze interessanti.

Potenza efficiente suddivisa per fonte del sistema elettrico italiano (Fonte: TERNA)

Potenza efficiente suddivisa per fonte del sistema elettrico spagnolo (Fonte: Red Eléctrica de España)

La potenza installata in Spagna ha percentuali molto rilevanti di rinnovabile, ovvero oltre il 70%, ed una percentuale rilevante di queste appartiene alle tecnologie intermittenti (ovvero solare ed eolico). Al contrario in Italia le energie intermittenti sono una percentuale molto più contenuta, a discapito solo in parte dello share rinnovabile.

Fonte: dati dei TSO nazionali, con elaborazioni M.Vicentini

La penetrazione delle rinnovabili intermittenti, che bilanciano la frequenza con l’elettronica e non hanno grandi masse rotanti in movimento, rende il sistema delicato ed in Spagna è il nucleare a fornire una discreta quota parte di inerzia al sistema, corroborando un parco termoelettrico poco sviluppato.

Ad un occhio poco attento la transizione energetica in atto sembrerebbe dunque poco sensata in termini di affidabilità complessiva. Vorrei sottolineare però che non c’è esatta corrispondenza tra energie rinnovabili ed energie intermittenti, e ci sono energie rinnovabili che forniscono inerzia di sistema: si tratta delle tecnologie dell’idroelettrico, geotermico e delle biomasse. E’ però innegabile che siano le energie rinnovabili intermittenti ad avere le prospettive di crescita maggiori, con programmi di installazione molto ambiziosi nei prossimi anni. Come fare, dunque, a mantenere un sistema elettrico affidabile e sicuro? Avendo una programmazione di crescita che consideri impianti atti al bilanciamento: il ruolo che potranno giocare in questo senso gli impianti di pompaggio e generazione è strategico, e ve lo racconterò un’altra volta. Potrei aggiungere, forzando un poco il “pro domo mea”, che è la tecnologia idroelettrica più sviluppata in Italia (anche per ragioni geografiche) a rendere più solido il nostro sistema elettrico, e grazie a questa antica e nobile tecnologia possiamo disporre di un sistema più solido.

About the Author

- ingegnere per l’ambiente ed il territorio, laureato a Trento, si è sempre occupato di progettazione idroelettrica, mercato dell’energia, idraulica ed ambiente. Ha numerose esperienze lavorative internazionali (Brasile, Africa centrale, Australia) ed una passione per la geografia e la cultura classica. Questa passione lo ha portato a laurearsi in geografia nel 2020 con una tesi sugli itinerari culturali. Velleità da periegeta e da geografo naïve non lo distolgono dal grande obiettivo di sensibilizzare le persone rispetto al tema dell’energia, della sua produzione, del risparmio ed in un’ultima analisi della strategica importanza che questa commodity riveste. Il progetto GeoMagazine lo ha convinto sin dall’inizio e, oltre che alla produzione di articoli tra scienza e contaminazioni umanistiche, a rivestire il ruolo di editore di questa pagina di comunicazione scientifica ed ambientale, con l’obiettivo di renderla un canale di informazione imparziale ed obiettivo, lontano da semplificazioni, sottintesi e qualunquismo. Un canale che si rivolge ad un pubblico variegato in termini di età e formazione, ma che si pone una regola ferrea: analizzare i problemi, suffragarli, e spiegarli in modo semplice. Lo story telling che si può invece scorgere negli articoli più leggeri vuole essere una posa di positivismo ed un’ispirazione verso mondi inesplorati, fuori e dentro di noi.