Italia: da paese più violento d’Europa, al più sicuro
La percezione della sicurezza è sempre relativa, sia al periodo storico sia al contesto territoriale. Negli ultimi anni i temi della sicurezza sono tornati fortemente in auge. Spesso questo accade anche in chiave propagandistica, cavalcando la paura delle persone per episodi di cronaca che purtroppo avvengono nelle nostre città e che, seppur in forme diverse, sono sempre accaduti. Sicuramente la tipologia dei delitti è cambiata, ma pecchiamo di memoria corta: chi ha vissuto gli “anni di piombo” o la stagione delle faide e delle stragi di mafia, ricorderà che ogni giorno, proprio in Italia, i telegiornali leggevano un bollettino di guerra. E a perpetrare questi orrendi crimini erano principalmente nostri connazionali.
Possiamo citare diversi casi emblematici: la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, con ben 85 vittime e oltre 200 feriti; l’attentato terroristico di Piazza della Loggia a Brescia (28 maggio 1974, 8 vittime); e quello di Piazza Fontana a Milano (12 dicembre 1969, 17 vittime). Passando alle stragi di mafia, forse tra le più impresse nella memoria collettiva per aver colpito lo Stato nel profondo, ricordiamo la strage di Capaci (23 maggio 1992) e quella di via D’Amelio (19 luglio 1992), dove persero la vita i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino insieme alle loro scorte. A queste va aggiunta la drammatica strage del Rapido 904 del 23 dicembre 1984 (16 vittime), nota come la “Strage di Natale”, avvenuta all’interno della grande galleria dell’Appennino, nei pressi di San Benedetto Val di Sambro (Bologna), un terribile punto di contatto tra criminalità organizzata e terrorismo. Potremmo stilare un lunghissimo elenco di innocenti uccisi solo per essersi trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato. Le uccisioni si contavano a decine nelle faide tra le famiglie di ‘Ndrangheta o di Camorra, senza dimenticare la stagione degli attentati legati all’indipendentismo in Alto Adige. Da nord a sud, il Paese era unito da una lunga striscia di sangue dal dopoguerra fino agli anni ’90.
Se analizziamo le statistiche ufficiali ISTAT ed Eurostat, il cambiamento è radicale. L’Italia degli anni ’90 registrava numeri drammatici: nel 1991 si è toccato il picco storico con ben 1.938 omicidi in un solo anno, con un tasso nazionale che superava i 3,4 omicidi ogni 100.000 abitanti. Oggi lo scenario è completamente capovolto: il numero di omicidi totali si è ridotto a circa un quinto rispetto ad allora, assestandosi intorno ai 300 casi all’anno, con un tasso record di appena 0,55 omicidi ogni 100.000 persone.
I dati aggiornati di Eurostat mostrano un’inversione totale a livello continentale. L’Italia è oggi stabilmente ai primi posti in Europa per sicurezza, registrando un rischio di criminalità letale decisamente inferiore rispetto alla media UE (pari a 0,91):
- I 3 Paesi più sicuri d’Europa (minor tasso di omicidi): Malta, Slovenia e Italia.
- I 3 Paesi meno sicuri d’Europa (maggior tasso di omicidi): I tre Paesi Baltici (Lituania, Lettonia ed Estonia), seguiti da contesti ad alta densità come la Francia (che viaggia su tassi di 1,2–1,3, più del doppio dell’Italia).
Sembra incredibile, e individuarne le cause profonde non è semplice. Sicuramente ha pesato la dura risposta dello Stato alle due principali piaghe nazionali: il terrorismo di matrice politica e la criminalità organizzata. L’inasprimento delle pene e l’introduzione di strumenti normativi rigorosi, come il regime di totale isolamento del 41-bis, hanno disarticolato i vecchi sistemi criminali. Ma è probabile che ci sia stata anche un’evoluzione culturale. Certo, oggi dobbiamo fare in modo che questo trend positivo prosegua, perché nessun cittadino deve mai sentirsi in pericolo; tuttavia, guardandoci indietro, possiamo dire con certezza di aver percorso molta strada.
Fonti consultate Istat, SkyTg24, Eurostat












