Barbara Clara Pereira: vivere senza chiedere permesso
Ci sono persone che attraversano il mondo cercando continuamente un posto in cui sentirsi accolte.
E poi ce ne sono altre che, semplicemente, imparano a portarsi dentro casa ovunque vadano.
Barbara Clara Pereira appartiene a questa seconda categoria.
Ha l’energia delle donne che non chiedono il permesso di esistere, il sorriso di chi ha imparato a trasformare la fragilità in luce e quella rara capacità di far sentire gli altri immediatamente a proprio agio. Ma sarebbe superficiale fermarsi all’immagine.
Dietro la spontaneità tropicale che la contraddistingue, dietro l’istinto libero e la solarità quasi contagiosa, si nasconde una donna che ha conosciuto il cambiamento, lo spaesamento, il peso delle aspettative e la necessità di restare autentica in un mondo che spesso prova a trasformarti in qualcosa di più semplice da consumare.
Questa non è la classica intervista fatta di domande prefabbricate e risposte da copertina.
È piuttosto un viaggio umano. Una conversazione sincera che parla di identità, libertà, amore, paure e rinascita.
E forse, proprio per questo, riesce a raccontare Barbara Clara Pereira molto più di qualsiasi biografia.

Barbara, tu hai un’energia che sembra entrare nelle persone ancora prima delle parole. Ma quando resti completamente sola, senza pubblico, senza lavoro, senza aspettative addosso… chi è davvero Barbara?
“Quando resto sola torno alle cose essenziali: il silenzio, la musica, i pensieri veri. Sono una donna molto semplice e curiosa della vita, con tanta voglia di amare e di sentirmi libera senza dover dimostrare nulla. Amo stare con me stessa e con l’immensità del vivere il qui ed ora.”
Hai vissuto tra culture diverse, lingue diverse, mondi diversi. Ti sei mai sentita ‘troppo’ per qualcuno? Troppo intensa, troppo libera, troppo viva?
“Sì, a volte mi sono sentita ‘troppo’, ma col tempo ho capito che essere intensa non è un difetto. Significa vivere tutto con il cuore acceso e oggi non cambierei questa parte di me. Con il tempo ho imparato a conoscere la mia grande fortuna: essere nata e cresciuta in una famiglia ricca di cultura e avere le radici in terre lontane.”
Il tuo sorriso è diventato quasi un marchio emotivo. Ma c’è qualcosa che negli anni hai imparato a nascondere proprio dietro quel sorriso?
“Spesso cerco di nascondere qualche fragilità e paure. Però credo che sorridere sia anche un modo per proteggere la luce, non solo per coprire le ombre.”
Ed è forse qui che Barbara sorprende davvero: nella capacità di non negare la vulnerabilità, ma di conviverci senza permetterle di spegnere la propria energia.
Hai lavorato in ambienti dove spesso l’immagine femminile viene consumata velocemente. C’è stato un momento in cui hai sentito il bisogno di ribellarti all’idea che gli altri avevano costruito di te?
“C’è stato un momento in cui ho sentito il bisogno di ricordare a tutti, e anche a me stessa, che dietro l’immagine esiste una persona vera, con profondità, emozioni e valori che vanno oltre l’apparenza.”
Una frase semplice, ma tremendamente attuale in un’epoca che confonde spesso la visibilità con l’identità.
Tu sembri una donna che ama profondamente la libertà. Ma la libertà vera, secondo te, ha più a che fare con il coraggio di partire… o con quello di restare?
“Secondo me la libertà è entrambe le cose. A volte è avere il coraggio di partire, altre volte quello molto più difficile di restare dove il cuore ti chiede di essere.”
L’amore, nella tua vita, ti ha resa più forte o più vulnerabile?
“L’amore mi ha resa più vulnerabile, ma proprio per questo anche più forte. Quando ami davvero impari tanto su te stessa.”
C’è una maturità rara nelle sue parole. Nessun cinismo. Nessuna corazza costruita per sembrare invincibile. Solo la consapevolezza che amare significa inevitabilmente esporsi.
Oggi viviamo in un mondo dove tutti sembrano recitare una versione perfetta di sé stessi. Tu invece hai sempre dato l’impressione di essere molto istintiva, quasi impossibile da ingabbiare. È stato difficile restare autentica senza diventare un personaggio?
“Sì, non è sempre semplice restare autentici in un mondo che tende a trasformarti in un personaggio. Però ho sempre cercato di non perdere il contatto con la mia verità e con la mia spontaneità.”
Se potessi prendere per mano la Barbara di vent’anni fa per cinque minuti soltanto, qual è la cosa più importante che le diresti prima di lasciarla andare?
“Le direi di avere meno paura e di fidarsi di più della vita. Anche gli errori, col tempo, diventano parte della bellezza del percorso e che la vera rivoluzione è conoscersi ed essere sempre curiosi verso sé stessi innanzi alla vita.”
Negli ultimi mesi abbiamo visto Barbara Clara Pereira anche all’interno del mondo del Giro d’Italia, respirandone il caos poetico fatto di fatica, piazze, musica e umanità vera.
Quest’anno ti abbiamo vista dentro l’atmosfera del Giro d’Italia. Qual è stata la cosa che ti ha sorpresa di più vivendo il Giro da dentro e non soltanto da spettatrice?
“In realtà il Giro fa già parte della mia vita da tanti anni, ma in un’altra veste. Per otto edizioni consecutive sono stata la voce della Carovana del Giro, un’esperienza che ho amato tantissimo perché racchiude tutto ciò che mi accende: la musica, l’energia, il contatto con la gente e quei ragazzi straordinari che portano allegria nelle piazze italiane.
Questa volta, però, per la prima volta sono salita sul palco delle partenze insieme a Paolo Mei, la voce storica del Giro, e ne sono rimasta affascinata. All’inizio avevo anche un po’ di timore, perché non sono ferratissima sul ciclismo, ma Paolo mi ha accolta con una grande umanità e professionalità, facendomi sentire subito a casa e accompagnandomi in questa nuova esperienza con naturalezza.

La cosa più bella che porto con me è il valore umano di questo lavoro: il gruppo, la passione e l’energia delle persone che ogni giorno rendono il Giro qualcosa di magico. Per questo ringrazio di cuore Marco Cavallo, Valeria Carullo, Amina Zidani, tutte le donne meravigliose del Giro e soprattutto Riccardo, ‘il Ferra’, che ha creduto fortemente in me.
Il Giro d’Italia non è solo sport: è sacrificio, emozione, persone vere che ogni giorno mettono il cuore in quello che fanno, come la straordinaria famiglia di RCS Sport.”
C’è stato un incontro o uno sguardo lungo le strade del Giro che ti è rimasto addosso più della televisione e delle telecamere?
“Mi sono rimasti dentro soprattutto gli sguardi delle persone lungo le strade: bambini, anziani, famiglie intere ad aspettare il passaggio del Giro con emozione sincera. È lì che senti davvero l’anima dell’Italia.”
In un tempo in cui tutto sembra costruito per apparire, Barbara Clara Pereira lascia invece la sensazione opposta: quella di una donna che continua ostinatamente a sentirsi viva.
Non perfetta. Non costruita. Non addomesticata.
Viva.

Ed è probabilmente questo il motivo per cui il suo sorriso arriva prima delle parole: perché non nasce da un personaggio, ma da una persona che ha imparato a convivere con le proprie fragilità senza permettere loro di spegnere la luce.
Alla fine dell’intervista resta addosso una sensazione difficile da spiegare.
La stessa che si prova incontrando certe persone rare: quelle che, anche dopo essersene andate, continuano in qualche modo a illuminare la stanza.












