Nucleare? Prima pensiamo al deposito unico rifiuti radioattivi
In questo periodo il dibattito pubblico italiano è tornato a dividersi su un tema storico: il ritorno all’energia nucleare. A spingere in questa direzione è l’ala governativa, che presenta l’atomo come ricetta contro i costi dell’energia e la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili. Sul fronte politico, il percorso si sta traducendo in atti concreti con l’iter di una legge delega alla Camera dei Deputati, che punta ad aprire la strada ai reattori di nuova generazione (SMR – Small Modular Reactors). Tuttavia, per molti critici, economisti ed esperti del settore, si tratta di una narrazione distaccata dalla realtà: i costi di costruzione restano elevatissimi, i tempi di realizzazione stimati superano i 10-15 anni e la tecnologia dei piccoli reattori non è ancora commercialmente matura.
La storia del nucleare in Italia, d’altronde, è caratterizzata da continui e ciclici tentativi di rilancio, sistematicamente bocciati dal voto popolare. Il primo stop categorico arrivò con i referendum del 1987, indetti sulla scia emotiva del disastro di Chernobyl (avvenuto nel 1986 nell’allora URSS, oggi Ucraina), la cui nube radioattiva aveva lambito l’intera Europa e con conseguenze ancora visibili oggi.
A distanza di vent’anni, il governo ci riprovò tra il 2008 e il 2011 con un piano per realizzare quattro grandi centrali. Anche quel tentativo, tuttavia, si infranse contro la storia: l’11 marzo 2011 l’incidente nella centrale giapponese di Fukushima Dai-ichi riaccese i timori collettivi. Pochi mesi dopo, nel giugno 2011, un secondo referendum abrogativo confermò la netta contrarietà degli italiani con una maggioranza schiacciante (oltre il 94% di voti contrari).
Prima ancora di perdersi in discussioni su futuri reattori, l’Italia deve però fare i conti con un paradosso normativo e ambientale irrisolto. Secondo le direttive europee (Direttiva 2011/70/Euratom), ogni Paese membro deve dotarsi di un Deposito Nazionale unico per la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi. Non tutti sanno, infatti, che l’Italia – pur non avendo centrali attive dal 1987 – continua a produrre scorie ogni giorno. Si tratta di rifiuti derivanti dalla medicina nucleare (diagnostica e terapie ospedaliere), dalle attività industriali e, soprattutto, dalle complessi e costosissime operazioni di decommissioning (smantellamento) delle vecchie centrali di Caorso, Garigliano, Trino e Latina.
Trovare una collocazione a questi rifiuti è una ferita aperta da oltre vent’anni. Nel novembre 2003, il governo provò a imporre il sito minerario di Scanzano Jonico, in Basilicata, come deposito unico. La reazione del territorio fu immediata: una protesta popolare totale che paralizzò la regione e costrinse l’esecutivo a una clamorosa marcia indietro.
Da allora, i rifiuti radioattivi italiani restano stoccati in decine di depositi provvisori sparsi in tutta la penisola, spesso non idonei sul lungo periodo. Questa totale paralisi decisionale ha spinto la Commissione Europea ad avviare una procedura di infrazione contro l’Italia, che rischia di tradursi in sanzioni economiche pesantissime. Nonostante la pubblicazione a fine 2023 della CNAI (Carta Nazionale delle Aree Idonee), che ha individuato 51 zone potenzialmente idonee in diverse regioni italiane, nessun Comune ha finora accettato di ospitare il sito, e la strada delle autocandidature è fallita.
Il quesito originario rimane quindi un enorme scoglio politico e sociale. Se lo Stato non riesce a trovare un accordo con i territori nemmeno per un deposito di scorie a bassa e media intensità (necessario a mettere in sicurezza i rifiuti che già abbiamo), come pensa di poter gestire il dissenso locale di fronte alla prospettiva di una nuova centrale nucleare? Senza una reale condivisione e trasparenza, il rischio concreto è quello di assistere, ancora una volta, a decisioni calate dall’alto, destinate a scontrarsi con le comunità locali. Non sarebbe invece il caso di focalizzarsi sulle rinnovabili che sono qui e ora e hanno indubbi vantaggi rispetto al nucleare? A voi i commenti.











