Published On: Dom, Giu 14th, 2026

Le capitali degli Stati senza sbocco sul mare

Gli Stati “landlocked”, ovvero quelli che non hanno sbocco sul mare, nel Mondo sono 44, una percentuale rispetto ai 197 Stati del Mondo (sì, ho ricompreso anche Taiwan, Kosovo e Palestina) del 22% circa. Lo Stato “landlocked” più popoloso è l’Etiopia. Uno Stato senza sbocco sul mare si porta dietro una serie di potenziali penalità in termini di commercio e comunicazioni con l’estero. Possiamo, dalla lista dei 44 Stati, escludere in qualche modo alcuni micro-stati, soprattutto in Europa. Il “problema” rimane in ogni caso per circa 40 Paesi del mondo, cioè uno su 5.

La posizione della capitale per gli Stati senza sbocco sul mare è condizionata da questa peculiarità? Sicuramente ogni continente dovrà essere oggetto di un’analisi differente. Ad esempio l’Europa, anche escludendo i microstati, ha una concentrazione di Stati senza sbocco sul mare molto elevata: Austria, Ungheria, Cechia, Slovacchia, Serbia, Svizzera, Bielorussia, Moldova, Nord Macedonia. Ritengo sia molto interessante notare come ben 4 delle 9 capitali di questi Stati si trovino sulle rive del Danubio. Si tratta pertanto di città molto interconnesse e per le quali la via d’acqua ha rappresentato, e per certi versi ancora rappresenta, un modo efficace per intessere le comunicazioni con le entità politiche confinanti. Tra gli Stati citati la capitale più dislocata e meno baricentrica è certamente Bratislava (anche se Vienna stessa ha una posizione molto “spostata” rispetto all’ipotetico baricentro della nazione austriaca). Ritengo che sia proprio il Danubio ad aver creato, per la Slovacchia, un elemento di vantaggio per l’importante città divenuta, dopo la caduta della cortina di ferro, capitale dello Stato creatosi per scissione con la Repubblica Ceca.

Estratto di Google Earth: Bratislava e altre capitali in Stati “landlocked”

In America sono solamente due gli Stati senza sbocco sul mare, la Bolivia ed il Paraguay. Se la Bolivia rivendica fortemente la propria presenza sul mare, avendo per l’accesso alla costa nella guerra del Pacifico, durante il XIX secolo, ed oggi utilizza porti cileni e peruviani tramite accordi speciali, il Paraguay ha trovato una soluzione “geografica” probabilmente più pragmatica, avendo la possibilità di accedere all’Atlantico attraverso il sistema fluviale Paraguay-Paranà. In questo caso Asuncion, pur non molto baricentrica rispetto al Paese, gode di posizione vantaggiosa.

Per “definizione”, quasi, l’Oceania non ha Stati senza sbocco sul mare, mentre sia per l’Asia sia per l’Africa la trattazione si rivela molto interessante. Per l’Asia ci sono alcuni casi isolati, come la Mongolia ed il Laos. Ulan Bator è una città molto baricentrica rispetto ad un Paese per lo più desertico e con una densità di popolazione bassissima, mentre Vientiane sorge sul Mekong, uno dei fiumi più importanti del Mondo, a testimoniare, in assenza di bracci di mare, come altre vie d’acqua siano importanti. La pura continentalità dell’Asia si nota soprattutto in Asia centrale, da una parte e dall’altra del Mar Caspio. In questo caso l’Azerbaijan ha una capitale dal peso specifico internazionale molto importante, ed affacciata sul Caspio. Si tratta di un bacino interno, dunque un lago, ma le dimensioni “fuori scala” ne fanno un elemento d’acqua fortemente connettivo. Ricordiamo che il Mar Caspio ha una superficie maggiore di quella dell’Italia, quasi come quella di Germania e Danimarca assieme. Sulla sponda Orientale del lago salato più grande del Mondo troviamo il Turkmenistan l’unico Stato, oltre al Liechtenstein, ad essere doppiamente “landlocked” cioè a confinare a propria volta solo con Stati senza sbocco sul mare. La capitale dello Stato turcomanno è situata su un’oasi, in posizione baricentrica solamente rispetto ad uno sviluppo Est-Ovest, ma molto spostata verso Sud, non lontana dal confine con L’Iran. Ci sono poi gli Stati himalayani, ovvero Nepal e Bhutan, dove addirittura il secondo deve subire una “migrazione” della capitale come abbiamo raccontato in un articolo dell’anno scorso.

Nazione Africane senza sbocco sul mare; immagine generata da AI

Con riferimento all’Africa le Nazioni senza sbocco sul mare sono diverse, sparse tra Sahel, Africa centrale ed Orientale. Ritengo che non sia un caso che il Burundi abbia voluto recentemente spostare la capitale da Bujumbura, molto vicina al confine con il Congo, ad una città più piccola ma baricentrica, ovvero Gitega (si veda anche questo articolo). Del resto Stati vicini come Uganda, Ruanda ed Etiopia hanno capitali davvero molto centrali, rispetto alla superficie dello stato, ed organizzano la logistica facendo riferimenti a porti sull’Oceano indiano.

In conclusione ci sentiamo di dire che la posizione della capitale, negli Stati non bagnati dal mare, è influenza in gran parte dalla topografia, ma è spesso frutto di dinamiche che premiano un centro di potere che possa essere un hub per il territorio e che non sia troppo periferico, per ovvi motivi. Da questo punto di vista è l’economia di tutta la Nazione a dover essere performante ed organizzata, soprattutto in termini di logistica, e la Svizzera in questo caso è un esempio patente, con interconnessioni di diverso tipo verso Nord e verso Sud.

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- ingegnere per l’ambiente ed il territorio, laureato a Trento, si è sempre occupato di progettazione idroelettrica, mercato dell’energia, idraulica ed ambiente. Ha numerose esperienze lavorative internazionali (Brasile, Africa centrale, Australia) ed una passione per la geografia e la cultura classica. Questa passione lo ha portato a laurearsi in geografia nel 2020 con una tesi sugli itinerari culturali. Velleità da periegeta e da geografo naïve non lo distolgono dal grande obiettivo di sensibilizzare le persone rispetto al tema dell’energia, della sua produzione, del risparmio ed in un’ultima analisi della strategica importanza che questa commodity riveste. Il progetto GeoMagazine lo ha convinto sin dall’inizio e, oltre che alla produzione di articoli tra scienza e contaminazioni umanistiche, a rivestire il ruolo di editore di questa pagina di comunicazione scientifica ed ambientale, con l’obiettivo di renderla un canale di informazione imparziale ed obiettivo, lontano da semplificazioni, sottintesi e qualunquismo. Un canale che si rivolge ad un pubblico variegato in termini di età e formazione, ma che si pone una regola ferrea: analizzare i problemi, suffragarli, e spiegarli in modo semplice. Lo story telling che si può invece scorgere negli articoli più leggeri vuole essere una posa di positivismo ed un’ispirazione verso mondi inesplorati, fuori e dentro di noi.