Dalle vette ai rifiuti: se il ritiro dei ghiacciai svela l’inciviltà dell’uomo
Negli ultimi anni, l’accelerazione dello scioglimento dei ghiacciai ha alimentato la cosiddetta archeologia glaciale, restituendo alla luce reperti straordinari e testimonianze del passato. È accaduto con i resti dei soldati e delle trincee della Prima Guerra Mondiale sulle Alpi orientali e occidentali, con il celeberrimo Ötzi (l’Uomo venuto dal ghiaccio/di Similaun, risalente a oltre 5.000 anni fa scoperto sulle Alpi Venoste), o con casi eccezionali di paleofauna come la mummia della “marmotta del Lyskamm” in Valle d’Aosta, rimasta sepolta nel ghiaccio per oltre 6.600 anni.
A pochi chilometri dal confine piemontese con la Francia si estende il Parco Nazionale degli Écrins (Parc National des Écrins). Istituito nel 1973, è una delle aree protette più vaste e grandiose d’Europa: un territorio selvaggio che custodisce oltre 150 vette che superano i 3.000 metri (fino ai 4.102 metri della maestosa Barre des Écrins) e circa un centinaio di ghiacciai (tra cui il celebre Glacier Blanc) in oltre 90.000 ettari di territorio protetto.
Proprio su uno di questi ghiacciai, durante un’escursione effettuata in questi giorni in direzione del rifugio des Écrins, l’escursionista valsusino Davide Marcucci (che ci ha gentilmente concesso le immagini) si è imbattuto in uno spettacolo ben poco naturalistico. Il ritiro del ghiaccio non ha restituito solo la memoria della storia o della natura, ma centinaia di rifiuti accumulati nel tempo: lattine di alluminio, imballaggi in ferro e altri scarti. Gli scatti postati dall’alpinista hanno giustamente destato grande sdegno sui social.





Questo “spettacolo” mostra, ancora una volta, quanto a lungo l’uomo abbia mancato di rispetto alla montagna. Certo, alcune di quelle lattine risalgono probabilmente a diversi decenni fa, quando la sensibilità ambientale era decisamente minore; tuttavia, questo evidenzia in modo inequivocabile come i rifiuti impieghino anni, talvolta secoli, per decomporsi, specialmente alle basse temperature e alle alte quote, dove i processi biologici di degradazione sono fortemente rallentati.
Oggi assistiamo quotidianamente a post sui social network che celebrano record e “imprese” in montagna, spesso pubblicati più per ostentazione che per autentica passione. Purtroppo, per alcune di queste persone la montagna non è un luogo da amare e proteggere, ma soltanto un palcoscenico su cui alimentare il proprio ego in una sfida con se stessi. Ma la montagna non è un avversario da battere: è un ecosistema fragile che merita prima di tutto rispetto, cura e umiltà. Dunque, seppur scontato, quando andiamo in montagna, ricordiamoci sempre di portare a valle le belle sensazioni, ma anche i rifiuti che produciamo.
Vi riproponiamo questo video di Luca Mercalli che propone una visione per tutti per la montagna dai piedi del Gran Paradiso (Cogne – AO).











