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In Brasile i resti fossili della più antica lucertola sudamericana

Credit: Jonathas Bittencourt

I resti fossili di una nuova specie di lucertola, risalente a 130 milioni di anni fa, sono stati rinvenuti nel nord dello stato brasiliano di Minas Gerais. Denominato Neokotus sanfranciscanus, si tratta del più antico rappresentante dell’ordine Squamata (gli squamati rappresentano il più grande ordine di rettili) mai trovato in Sud America.

Una scoperta, tra l’altro avvenuta per caso, di estrema importanza, che dimostra la loro presenza nel continente americano almeno 20 milioni di anni prima di quanto precedentemente registrato.
Lo studio, inoltre, suggerisce che i primi squamati sudamericani facevano parte di una distribuzione globale molto più ampia, in contrasto con gli alti livelli di endemismo (la presenza esclusiva e caratteristica in una regione circoscritta) caratteristica delle specie moderne.

Era una piccola lucertola di 10 cm e dimostra che gli squamati erano distribuiti in tutto il mondo“, spiega Jonathas Bittencourt, professore presso l’università federale del Minas Gerais. In effetti, nonostante il supercontinente Pangea a quei tempi non esistesse più, le terre continentali erano ancora relativamente vicine tra loro, permettendo agli esemplari di disperdersi.

La morfologia di questo animale differisce in molti modi da quella di tutte le altre specie dello stesso ordine “Squamata, Oppel 1811”. L’epiteto specifico sanfranciscanus si riferisce al fatto che i resti fossilizzati della lucertola sono stati trovati nella formazione geologica Quiricó, che si trova nel bacino del fiume São Francisco.

Una delle peculiarità morfologiche di Neokotus è la forma delle sue falangi ungueali. Queste ossa terminano con le unghie negli umani e con gli artigli in altri animali. In questo caso la forma era piatta, una caratteristica che non si trova in nessun’altra lucertola conosciuta. È necessario uno studio più dettagliato, ma probabilmente aveva a che fare con la locomozione“, ha detto Bittencourt.

Un’altra peculiarità è la forma dei suoi denti – spiega il professore – che aveva una base robusta, affusolata e curva verso l’interno sulla punta. Abbiamo anche una teoria al riguardo: essa aiutava a catturare gli insetti di cui si nutriva.”

La scoperta, che come anticipato è avvenuta casualmente, è stata possibile grazie ad un blocco di sedimenti contenenti falangi, vertebre, denti e altre ossa che non sembravano appartenere agli squali oggetto di studio. L’area, probabilmente, era un tempo composta da un grande lago o da diversi laghi interconnessi, poiché è molto ricca di fossili di origine lacustre.

Il fossile è stato descritto in un articolo pubblicato su Communications Biology.

Bibliografia: Communications Biology (2020) – Jonathas Souza Bittencourt et al, Discovery of the oldest South American fossil lizard illustrates the cosmopolitanism of early South American squamates

Renato Sansone: Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it
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