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Hiroshima e Nagasaki, 75 anni fa il duplice attacco nucleare

Immagine esemplificativa di un test nucleare

Era il 6 Agosto 1945, quando il presidente americano, Harry Truman, ordinò lo sgancio del primo ordigno nucleare sulla città giapponese di Hiroshima, a cui seguì, tre giorni dopo, quello su Nagasaki. Ora, il Giappone – che resta l’unica nazione ad aver subito un attacco nucleare – commemora il 75° anniversario delle vittime di quella immane tragedia.

Venne denominata Little Boy la prima bomba atomica sganciata dall’aereo Enola Gay pilotato dal colonnello Paul Tibbets e con a bordo altri 11 membri dell’equipaggio. Il velivolo sorvolò la nazione del Sol Levante in compagnia di altri 4 aerei, due da ricognizione e altri due che volarono al suo fianco con strumenti fotografici e di misurazione.

Il secondo ordigno nucleare, il 9 Agosto 1945, sganciò la bomba atomica Fat Man su Nagasaki. Era un Bockscar, su cui viaggiavano 13 membri dell’equipaggio comandati e pilotati da Charles W.Sweeney, che già aveva partecipato all’attacco a Hiroshima al comando dell’aereo che gli veniva assegnato abitualmente, The Great Artiste. Quando il Bockscar arrivò a Kokura la città era coperta da nubi e fumo per gli incendi dopo il bombardamento del giorno prima nella vicina Yahata. L’aereo allora puntò verso il suo obiettivo secondario, Nagasaki, accompagnato da The Great Artiste e The Big Stink.

L’Enola Gay e il Bockscar erano bombardieri modello Boeing B-29 Superfortress e facevano parte dei Silverplates, il nome in codice dato agli aerei con la stiva modificata per lanciare bombe atomiche. Entrambi gli aerei decollarono dalla North Field Air Base a Tinian nelle isole delle Marianne del Nord, che erano sotto la sovranità degli Stati Uniti perché conquistate nella Seconda Guerra Mondiale e da dove erano partiti la maggior parte degli aerei che avevano bombardato il Giappone durante il conflitto.

IL PRIMO ATTACCO – Erano le 7 del mattino, quando nello spazio aereo giapponese entrarono i velivoli americani. Gli operatori inviarono via radio un messaggio di allerta alle basi militari, ma visto il numero esiguo dei velivoli non se ne tenne conto. L’ordigno esplose alle 8:15 di mattina a circa 600 metri di altezza: la detonazione provocò un’esplosione equivalente a 16 kilotoni di Tnt e si calcola che distrusse il 70% della città. Si stima che la temperatura dell’epicentro dell’esplosione abbia raggiunto i 7.000 ºC, causando ustioni nel raggio di circa tre chilometri. Ma non solo; vennero segnalati casi di cecità permanente o temporanea causati dalla luce intensa della detonazione. Il turbine di calore generato dall’esplosione diede fuoco a diversi chilometri quadrati della città, che era costruita in gran parte in legno. La tempesta di fuoco consumò rapidamente tutto l’ossigeno disponibile e molti morirono per soffocamento. L’esplosione innescò inoltre un’enorme ondata esplosiva, che in alcuni casi persino trascinò via le persone. Migliaia morirono nel crollo degli edifici o colpiti dai detriti volanti.

IL SECONDO ATTACCO – La bomba Fat Man fatta cadere su Nagasaki fu realizzata principalmente con plutonio-239, un elemento sintetico. Il suo sistema di detonazione era più complesso ed era stato testato qualche settimana prima nel cosiddetto Trinity Test, il 16 luglio, in un’area desertica del Nuovo Messico. L’ordigno venne sganciato sulla zona industriale della città, 4 km a Nord-Ovest da dove previsto, alle 11:02 a circa 470 metri sul livello del mare con una detonazione equivalente a 21 chilotoni di Tnt. Più del 40% della città fu distrutta ma proprio l’errore salvò gran parte della città, protetta dalle colline circostanti.

Hiroshima perse inizialmente 80 mila abitanti, ma il bilancio si aggravò a 140 mila alla fine del 1945. Negli anni successivi le morti causate dalle radiazioni raddoppiarono.

Nagasaki era stato per secoli uno dei porti più importanti del Sud del Giappone e aveva ulteriormente acquisito importanza durante la Seconda Guerra Mondiale per la sua attività commerciale. Qui morirono invece circa 40 mila persone nel momento del bombardamento e il numero salì a oltre 70 mila nei mesi successivi. Si stima che entrambi i bombardamenti siano responsabili della morte di quasi 400 mila persone, migliaia subito o nelle settimane e mesi successivi; innumerevoli negli anni successivi, per carcinoma tiroideo o leucemia.

Fu la fine del Giappone imperiale e l’inizio della fine della guerra. Secondo alcuni storici quegli eventi, così drammatici, salvarono la vita a migliaia di persone che l’avrebbero persa negli anni a seguire. Ma quei calcoli significano ben poco per i sopravvissuti, molti dei quali hanno dovuto affrontare conseguenze fisiche e psicologiche pesantissime.

Proprio loro però sono diventati una delle voci più potenti contro l’uso di armi nucleari e molti hanno incontrato leader di tutto il mondo per perorare la causa. Nel 2016 Barack Obama è stato il primo presidente americano in carica a visitare Hiroshima: non si è scusato per l’attacco, ma ha abbracciato i sopravvissuti e lanciato un appello per un mondo senza armi nucleari.

Renato Sansone: Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it
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