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Come sono cambiati i ghiacci ai poli negli ultimi 16 anni

Alide Dassel Pixabay

Un nuovo studio dell’Università di Washington e pubblicato su Science, ha permesso di valutare come le calotte glaciali della Groenlandia e dell’Antartico siano cambiate nel corso degli ultimi 16 anni.

Dai dati ottenuti con il satellite ICESat sovrapposti a quelli di ICESat-2, è emerso che la perdita dei ghiacci è stata considerevole in entrambe le aree, raggiungendo i 200 gigatoni annui in Gronlandia e 118 gigatoni all’anno in Antartide. L’unità di misura presa in considerazione dai ricercatori è infatti il gigatone, un’unità metrica di massa equivalente a 1 miliardo di tonnellate. Considerando che un solo gigatone di ghiaccio sarebbe sufficiente a riempire 400.000 piscine olimpioniche, è possibile intuire la notevole variazione in un lasso di tempo sostanzialmente breve.

Tanto che due terzi di questo ghiaccio groenlandese e un terzo di quello del continente antartico sono responsabili dell’innalzamento del livello degli oceani di 14 millimetri dal 2003.
Per onor di cronaca è giusto sottolineare che le aree interne dell’Antartide occidentale e della penisola antartica hanno guadagnato qualcosa, ma secondo questi dati il ghiaccio perso lungo le coste supera abbondantemente la quantità guadagnata nell’interno.
I ghiacciai groenlandesi Kangerdulgssuaq e Jakobshavn, per esempio, hanno perso da 4 a 6 metri di altitudine all’anno. Le temperature estive più calde hanno inoltre sciolto il ghiaccio dalla superficie dei ghiacciai e delle calotte glaciali, e in alcuni punti l’acqua dell’oceano più calda erode la parte più bassa della lingua glaciale.

In Antartide come detto, ICESat-2 ha mostrato un aumento dello spessore della calotta glaciale, probabilmente a causa dell’aumento delle nevicate, ma la perdita di ghiaccio dai margini del continente, specialmente nell’Antartide occidentale e nella penisola antartica, supera di gran lunga qualsiasi guadagno all’interno. In quei luoghi, anche l’oceano è probabilmente responsabile. Le piattaforme di ghiaccio galleggiante che si alzano e si abbassano con le maree possono essere difficili da misurare. Alcune di esse hanno superfici ruvide, con crepacci e creste, ma la precisione e l’alta risoluzione di ICESat-2 consente ai ricercatori di misurare i cambiamenti globali senza doversi preoccupare di queste caratteristiche che distorcono i risultati.

Questa è una delle prime volte in cui i ricercatori hanno misurato la perdita delle piattaforme galleggianti di ghiaccio intorno all’Antartide contemporaneamente alla perdita della calotta glaciale del continente. E’ importante sottolineare, infine, che il ghiaccio delle piattaforme galleggianti non aumenta il livello del mare, poiché sta già fluttuando, ma fornisce stabilità ai ghiacciai e alle calotte glaciali dietro di essi.

Fonti bibliografiche: Pervasive ice sheet mass loss reflects competing ocean and atmosphere processes

Renato Sansone: Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it
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