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Potrebbe esistere la vita nel sottosuolo di Marte?

Credit: NASA Langley Advanced Concepts Lab / Analytical Mechanics Associates

La scoperta del gas Fosfina su Venere ha riacceso l’entusiasmo in merito alla possibilità di trovare vita extraterrestre nel nostro sistema solare. Marte in passato era un mondo che ospitava fiumi e oceani in superficie; lo si evince dalla levigazione delle rocce. Tuttavia, le recenti missioni hanno mostrato un pianeta brullo, disabitato e ben lontano da quel mondo fantascientifico che si erano immaginati Lowell e Schiaparelli. Ma la speranza è l’ultima a morire…!!!

L’assenza di acqua superficiale non preclude il potenziale per la vita, ed è per tale motivo che gli scienziati ora si chiedono se sul pianeta rosso possano esistere forme di vita microbiche nel sottosuolo. Ricerche impegnative che richiederebbero criteri e macchinari non ancora in uso, ma non impossibili.

Ci sono molti criteri nel determinare le posizioni più ottimali per cercare segni di vita“, ha detto il dottor Manasvi Lingam, assistente professore di astrobiologia alla FIT. “Alcuni che abbiamo preso in considerazione per le ricerche nel sottosuolo includono la perforazione vicino all’equatore, dove la biosfera del sottosuolo è situata più vicino alla superficie, e la ricerca di punti caldi geologici con temperature più elevate“.

Una sfida per i ricercatori è stata quella di determinare il potenziale per l’esistenza dell’acqua dove sembra non essercene. “L’acqua di superficie richiede un’atmosfera per mantenere una pressione finita, senza la quale l’acqua liquida non potrebbe esistere. Tuttavia, quando ci si sposta in regioni più profonde, gli strati superiori esercitano pressione e quindi consentono in linea di principio l’esistenza di acqua liquida“, ha detto Lingam. “Ad esempio, Marte attualmente non ha corpi d’acqua di lunga data sulla sua superficie, ma è noto che ha laghi sotterranei“.

La ricerca analizza lo “spessore” della regione del sottosuolo – dove in linea di principio potrebbero esistere acqua e vita – e se le alte pressioni in essa contenute potrebbero escludere del tutto la vita. Secondo Avi Loeb dell’Università di Harvard, la risposta probabilmente è no. “Sia la Luna che Marte mancano di un’atmosfera che permetterebbe all’acqua liquida di esistere sulle loro superfici, ma le regioni più calde e pressurizzate sotto la superficie potrebbero consentire la chimica della vita nell’acqua liquida“.

La ricerca ha anche raggiunto un limite alla quantità di materiale biologico che potrebbe esistere in ambienti sotterranei profondi e la risposta, sebbene piccola, è sorprendente. “Abbiamo scoperto che il limite del materiale biologico potrebbe essere una piccola percentuale di quello della biosfera sotterranea della Terra, e mille volte più piccolo della biomassa globale del nostro pianeta“, ha detto Loeb, aggiungendo che i criofili, organismi che prosperano in ambienti estremamente freddi, potrebbero non solo potenzialmente sopravvivere, ma anche moltiplicarsi su corpi rocciosi apparentemente senza vita. “Gli organismi estremofili sono in grado di crescere e riprodursi a basse temperature sotto lo zero. Si trovano in luoghi permanentemente freddi sulla Terra, come le regioni polari e il mare profondo, e potrebbero esistere anche sulla Luna o su Marte“.

Loeb ha aggiunto che in termini di macchinari “dobbiamo essere in grado di perforare decine di chilometri sotto la superficie di Marte, e senza attività geologica che esponga questi strati profondi, non saremo in grado di esplorarli“.

Le sfide, tuttavia, non significano che trovare la vita nella biosfera sotterranea di un corpo roccioso sia impossibile, anche nel prossimo futuro. “La perforazione potrebbe essere possibile nel contesto del programma Artemis per stabilire una base sostenibile sulla Luna entro il 2024. Si possono immaginare robot e macchinari pesanti che perforeranno in profondità sotto la superficie lunare in cerca di vita, proprio come facciamo noi nella ricerca di petrolio sulla Terra“, ha detto Loeb, aggiungendo che se le future missioni su Marte e sulla Luna portassero alla luce la vita nel sottosuolo, gli stessi principi potrebbero essere applicati alle missioni dirette molto più lontano. “Il nostro studio si estende a tutti gli oggetti là fuori e in effetti implica che la zona abitabile è molto più grande di quanto si pensi tradizionalmente, dal momento che la scienza attualmente considera solo la vita sulla superficie dell’oggetto“.

La ricerca è stata pubblicata su The Astrophysical Journal Letters.

Renato Sansone: Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it
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