Published On: sab, Nov 21st, 2020

A Pompei rinvenuti due corpi che cercavano di fuggire dall’eruzione

In uno strato di cenere di almeno 2 metri in quella che una volta era una elegante villa panoramica alla periferia dell’antica città di Pompei, sono stati rinvenuti i corpi di due uomini che cercavano di fuggire dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

Sdraiati uno accanto all’altro, i resti scheletrici apparterrebbero ad un uomo ricco e al suo schiavo che riuscirono a fuggire dalle fasi iniziali dell’evento. Tuttavia, secondo i funzionari del parco archeologico, a nulla valse la fuga contro la potente esplosione del mattino successivo.

Il più giovane aveva un’età compresa tra 18 e 25 anni, la cui colonna vertebrale compressa ha fatto ipotizzare che svolgesse pesanti lavori manuali. Il giorno della sua morte indossava una tunica corta e pieghettata, probabilmente di lana.

L’altro uomo era di corporatura ossea robusta, con età compresa tra i 30 e i 40 anni, e indossava una tunica e un mantello sulla spalla sinistra. E’ stato ritrovato con le mani sul petto e la gambe piegate e divaricate. Vicino al viso dell’uomo sono stati trovati frammenti di vernice bianca, probabilmente dovuti ad un muro crollato.

Entrambi gli scheletri sono stati rinvenuti in una stanza laterale lungo un corridoio sotterraneo, noto in epoca romana antica come criptoportico, che conduceva al livello superiore della villa. Probabilmente era il luogo che cercavano di raggiungere per ripararsi dal cataclisma.

Credit: Parco Archeologico di Pompei via AP

Ma non fecero i conti con le nubi ardenti che scesero lungo i fianchi del vulcano, le quali uccisero chiunque si trovasse lungo la loro strada.

Dopo il ritrovamento, gli archeologi hanno versato del gesso liquido sui due corpi, com’è prassi nei ritrovamenti di questo genere. Una tecnica ormai consolidata dal 1800 che non solo fornisce un’immagine dettagliata della forma e della posizione delle vittime, ma che trasforma i corpi in “statue”.

Una scoperta assolutamente eccezionale“, secondo il direttore del parco archeologico Massimo Osanna, anche perché “per la prima volta dopo più di 150 anni è stato possibile realizzare i calchi perfettamente riusciti delle vittime e delle cose che avevano con sé nell’attimo in cui sono stati investiti e uccisi dai vapori bollenti dell’eruzione“.

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- Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it