Published On: dom, Nov 22nd, 2020

L’aconito, bello e letale

Una pianta di aconito giallo fotografata nel Parco Nazionale del Pollino, bella e velenosissima

Continua il nostro viaggio nel mondo delle piante velenose, oggi parleremo di un’altra specie molto pericolosa, l’Aconito giallo Aconitum lycoctonum L. e più in generale della notevole velenosità delle piante ascritte al genere Aconitum. Gli aconiti appartengono alla famiglia delle Ranucolaceae e sono le piante più velenose e letali della nostra flora.

L’aconito giallo, parente stretto del più famoso aconito napello Aconitum napellus L., è una pianta tipica di boschi, luoghi sassosi e prati, nonché di radure boschive ed ha una distribuzione altitudinale che va dai 100 ai 2100 m s.l.m. Può raggiungere il metro e venti di altezza (anche i 180 cm) ed è riconoscibile dai fiori a forma di elmo, 3 volte più alti che larghi. L’infiorescenza è racemosa e i fiori sono di color giallo-chiaro; le foglie basali possiedono lunghi piccioli e sono palmate fino alla base, con 5-7 segmenti; le foglie cauline sono più piccole e possono essere picciolate o sessili, con 3-5 lobi. La fioritura avviene da giugno ad agosto.

Il nome del genere deriva dal greco akòniton (= pianta velenosa), mentre l’appellativo specifico deriva dal greco lycos (lupo) + cthon (uccidere). Da ciò deriva anche il nome comune strozzalupo e luparia, in quanto veniva tristissimamente utilizzata per uccidere i lupi. L’aconito fu descritto come essenza velenosa già nel III secolo a.C. dal filosofo-naturalista greco Teofrasto nella sua opera Historia Plantarum. Anche Plinio la cita come “arsenico vegetale”. Ogni parte della pianta è velenosa, tuttavia le maggiori concentrazioni di sostanze tossiche si hanno a livello delle radici.

I principi attivi tossici contenuti negli aconiti sono di due diverse tipologie, gli alcaloidi (es. aconitina, nepellina, anemonina) e i glucosidi flavonici (es. luteolina e apigenina). Secondo alcune fonti l’aconito giallo non conterrebbe aconitina, ma bensì licanonitina e mioctonina, principi attivi comunque molti simili all’aconitina e altrettanto tossici e pericolosi.

L’aconitina esplica la sua azione impedendo la chiusura dei canali del Na (Sodio) a livello delle membrane delle cellule dei tessuti eccitabili. Ciò implica una riduzione della capacità di risposta dei tessuti eccitabili nei confronti di stimoli fisiologici e ciò si traduce in effetti deleteri per il sistema neuro-muscolare e per il miocardio (il cuore).

Le piante di aconito possono essere pericolose anche solo al contatto con la pelle, in quanto alcuni principi attivi (es. aconitina) possono penetrare mediante contatto dermico, esplicando già così un’azione tossica. L’ingestione poi provoca chiaramente effetti ancor più gravi. Alcuni dei sintomi da avvelenamento sono formicolio, bruciore immediato alla bocca, torpore, midriasi, depressione cardiocircolatoria e del Sistema Nervoso Centrale., ecc.

Si conoscono anche usi farmacologici per l’aconito, soprattutto nella medicina tradizionale cinese, si utilizzano tinture, unguenti, ecc., come cura per i dolori articolari. L’utilizzo avviene dopo che le piante hanno subito un trattamento che prende il nome di pao zhi (trattamento detossicante), ma nonostante questo trattamento ogni anno si registrano diversi casi di avvelenamento. La notevolissima pericolosità porta a considerare gli effetti terapeutici secondari rispetto a quelli tossici, è perciò sconsigliato l’uso clinico-farmacologico.

Le specie del genere Aconitum contengono i due principi attivi più tossici del mondo vegetale, ovvero l’aconitina e la ancor più tossica nepalina, presente nell’aconito indiano (o del Nepal) Aconitum ferox Wall. ex Ser. 

Insomma, queste piante sono davvero molto belle, ma sono anche molto pericolose, occorre quindi prestare molta attenzione…

Attenzione: gli impieghi farmaceutici, fitoterapici ecc. sono riportati a scopo meramente informativo; si declina pertanto ogni responsabilità sugli utilizzi a scopo curativo, cosmetico, alimentare ed altri.

 

Bibliografia

  • Aniszewski, T. (2007). Alkaloids – Secrets of Life:: Aklaloid Chemistry, Biological Significance, Applications and Ecological Role, Elsevier Science.
  • Bulgarelli, G., & Flamigni, S. (2010). Le piante tossiche e velenose. Hoepli editore.
  • Capasso, F., R. de Pasquale and G. Grandolini (2011). Farmacognosia: Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali, Springer Milan.
  • Dauncey, E. A., S. Larsson and M. Traini (2018). Piante che uccidono. Gli effetti tossici delle piante più velenose del mondo. Ediz. illustrata, Ricca.
  • Huxley, A. (1989). Fiori di montagna, Edizioni Paoline.
  • Pignatti, S. (1982). Flora d’Italia, Edagricole.
  • Spohn, M. and Golte-Bechtle M. (2011). Che fiore è questo?, Ricca editore.

Sitografia

Immagini

  • Aconito giallo, foto di Manuél Marra & Geomagazine.it ©

About the Author

- Laureato in Scienze Naturali con indirizzo in conservazione delle natura e delle sue risorse presso l'Università degli Studi di Bari Aldo Moro, attualmente lavora per LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) come operatore didattico Oasi LIPU Gravina di Laterza. Ha ottenuto sempre presso l'Ateneo barese il titolo di dottore di ricerca in Scienze Ambientali ed è Guida Ambientale Escursionistica associata AIGAE. Contatti: manuel.marra@geomagazine.it